PELE’ O MARADONA? O CRUIJFF? #calcio #football #copparimet #coppadelmondo #pelè #maradona #cruijff

I numeri parlano chiaro: tre coppe Rimet vinte, una media di quasi un gol a partita nelle oltre mille ufficiali disputate. E si, nell’eterna diatriba su chi tra Pelé e Maradona sia stato il più grande calciatore della storia, i numeri stanno tutti dalla parte della Perla Nera. Ma a me non interessa dire la mia sulla questione, anche perché sarei tentato di chiamare in causa il terzo incomodo, Johan Cruijff, il meno vincente (almeno a livello di nazionali), ma l’unico profeta venuto fuori dal deserto capace di trasformare con le sue prediche pedatorie quel deserto in un giardino che nei 50 anni trascorsi dal suo avvento ha saltato pochissime fioriture generazionali.

Allora la metterei così: Pelé e Maradona sono imparagonabili in quanto interpreti di mondi calcistici radicalmente diversi. La mirabolante carriera di O’Rey si svolse tutta nell’età dell’innocenza del football; innocente perché a nessuno veniva in mente di chiedere al calcio qualcosa di più dell’intrattenimento fine a sé stesso, senza alcuna implicazione sociale e politica (a parte l’ordine pubblico!). El Pibe de oro, invece giocò e si fece giocare da un football ormai imbevuto di politica, fenomenologia e sociologia di massa. In mezzo, appunto, il geniale tulipano, traghettatore dello sport più popolare dall’età dell’innocenza di Pelè all’inflazione sovrastrutturale dell’epoca maradoniana:

L’applicazione scientifica del calcio totale dell’arancia meccanica, nata per ovviare alla carenza di materia prima (allora!) di un piccolo paese privo di tradizione come l’Olanda, fece fare il salto del fosso all’universo calcistico, donando ad addetti ai lavori e semplici appassionati quel retrosguardo (quasi una rivoluzione copernicana di Kant) dal quale scaturì la consapevolezza politica e scientifica tipica del calcio contemporaneo. Ed è proprio paradossale che questa rivoluzione si sia originata in un paese al tempo assolutamente fuori dal circolo del calcio internazionale e che ci siano voluti decenni di storia per affermare la scientificità del calcio. Bastava confrontare il rapporto tra spazio di gioco e giocatori per capire quanta possibilità offrisse il calcio all’applicazione scientifica.

Per questo, credo, non mi riesce di immaginare il genio di Pelé emergere in un’altra disciplina che non sia il calcio del suo tempo; viceversa, per Maradona metterei la mano sul fuoco che, se opportunamente istruito, avrebbe tranquillamente dimostrato il suo genio in discipline così apparentemente lontane dal calcio come la matematica, l’ingegneria e l’architettura, data la sua istintiva capacità di interpretare gli spazi e i loro rapporti con le cose.

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