LA COSCIENZA DEL MESEMBRIANTEMO #poesia #natura #fiori

#VentagliDiParole #PoesiaeVita

Albertomassazza's Blog

mesembriantemoSe fossi stato saggio come te,
mesembriantemo, avrei dischiuso
al sole le mie stanze, lasciando
penetrare il disseccante raggio
fino al recondito angoletto, dove
s’annida, gravido d’ambiguo estro,
l’umore che sconquassa e non tollera
la monotonia della quieta vita.
All’insinuante roseo vespertino
avrei serrato l’intimità di quelle
stanze, mesembriantemo, come i tuoi
fiori, mirabili nello splendore
del giorno e ripiegati timorosi
all’avvolgente ombra della sera.
Tu dalla norma del vaso ti diffondi
e non ti intimorisce la pietraia,
che troppo urge la linfa alla vita
selvaggia; di poche gocce d’acqua
ti sostenti e dall’aridità produci
a frotte le meraviglie del tuo fiore
coscienzioso, mesembriantemo,
carnoso sempreverde. Io, barbaro
ingenuo, m’illusi di poter stare
al mondo tenendo istinto ed estro
a fior di pelle, senza filtro.
E non ho trovato ancora i tempi
giusti e ormai dispero di trovarli,
i giusti tempi della fioritura
e del ben simulato appassimento.

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ASSOLATO ASSOLUTO RISOLTO #poesia #luce #calore

Baciami, sole, ma poi
lasciami andare;
ho ancora tante ombre
da attraversare e non è mai
stabile il tuo calore.
Io seguo la mia indole
e depistarmi è inutile;
risparmiami, dunque, le tue vane
promesse di luce: io aggiro
la barriera dei tuoi raggi.

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L’IDEA DI DIO #sacro #religione #immagine

Che dio abbia creato l’uomo a sua immagine e somiglianza è un’ipotesi remota e indimostrabile. Che gli uomini abbiano concepito ogni ipotesi di dio a propria immagine e somiglianza è realtà storica che non ammette alternative.

Ritengo ogni ipotesi di dio elaborata dagli uomini, in quanto creata a propria immagine e somiglianza, ridicola.

Ma l’esistenza di dio, o meglio la possibilità della sua esistenza, nonostante la ridicolaggine delle presunte sue manifestazioni storicamente verificatesi, la ritengo plausibile e maggiormente plausibile dell’ipotesi della sua inesistenza; entrambe comunque indimostrabili.

Dunque, l’uomo deve fermarsi lì, alla constatazione della plausibilità della sua esistenza (o inesistenza!). Ogni intenzione di delimitare la sua zona di influenza, di definirne connotati e prerogative, oltreché puerile tentativo di giustificare abitudini e regole su cui si regge una comunità, è stata, è e sarà sempre per forza di cose ridicola.

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SALSA CATALANA. #referendum #indipendenza #Spagna

La crisi catalana, più che un processo secessionista, mi pare l’esordio di una forma rivoluzionaria del tutto inedita, destinata a coinvolgere dopo l’intera Spagna, il resto dell’Europa, quantomeno quella storicamente più legata al progetto comunitario del vecchio continente. È un’idea rivoluzionaria che sorpassa di slancio il progetto così come si è storicamente sviluppato: laddove fallisce definitivamente l’idea degli Stati uniti d’Europa, si potrebbe rivelare vincente e finalmente operativo il vecchio e intramontabile sogno dell’Europa delle regioni, liberato dalla ciarlataneria populista e dai pruriti xenofobi di chi finora è stato colpevolmente lasciato a recitare il ruolo di unico depositario di quel sogno.

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THRHSH, IL POPOLO SOMMERSO #Sardegna #civiltànuragica #popolidelmare

I cosiddetti Popoli del mare hanno stimolato la formazione di un’imponente bibliografia negli ultimi decenni, da parte di eminenti studiosi di tutto il mondo. Eppure, poco o niente si è scritto a proposito di una delle etnie che parteciparono alle coalizioni che tra il XIII e XII secolo a.C. sconvolsero le coste meridionali e orientali del Mediterraneo. Mi riferisco a quelli che nelle raffigurazioni egizie dell’età Ramesside vengono rappresentati con tratti somatici indo-etiopici, chiamati Thrsh e che hanno trovato come unica correlazione plausibile i Tirsenoi (costruttori di torri), il nome dato dai greci classici agli Etruschi (lo stesso nome Etruschi, eliso il prefisso in e-, richiama chiaramente i termini egizio e greco). Ma perché dare a un popolo, noto piuttosto per gli archi e le volte, il nome di costruttori di torri? E come si può mettere in relazione un popolo protagonista del periodo dell’epica omerica(XIII-XII secolo .C.) con un popolo pressoché contemporaneo dei greci dell’età classica? E’ chiaro che siamo davanti a un anello mancante che non può che essere cercato e trovato nella terra dei costruttori di torri: la Sardegna. E già, non c’è altra terra che possa essere stata la patria dei Tirsenoi/Thrhsh/Tirreni se non l’isola delle 7000 torri censite. Nonostante ciò, studiosi ed appassionati sardi si sono fatti monopolizzare l’interesse da coloro che diedero il nome all’isola, i S(h)ardana, gli indomiti guerrieri nordici che approdarono nell’isola intorno al 2000 a.C., secoli dopo i loro rivali e poi coalizzati neri Thrhsh. La civiltà nuragica è la risultante delle complesse relazioni tra questi due popoli estremamente differenti.
Per capire da dove si mossero inizialmente i Tirreni, basterebbe seguire a ritroso il percorso di irraggiamento della loro caratteristica tipologia costruttiva: la tholos, la falsa cupola. Gli archeologi sembrano sempre più convergere nella convinzione che le più antiche Tholoi siano state costruite nell’Arabia meridionale, precisamente in Oman. Qui, coincidenza, sono disseminate nel territorio moltissime costruzioni a tronco di cono che hanno tutte le caratteristiche per essere considerate antenate dei nuraghi. L’archeologia racconta di un popolo, chiamato dai Sumeri Magan, artefice di una civiltà molto progredita nella prima età dei metalli, grazie alla ricchezza di miniere di rame, all’abilità nella navigazione in mare aperto e alla strategica posizione di cerniera tra le più progredite civiltà del tempo: l’Egitto, la Mesopotamia e la Valle dell’Indo. Infine, costretta all’esodo a causa di mutamenti climatici e/o delle pressioni espansionistiche egizie.
La toponomastica suggerisce un loro passaggio nelle coste sudorientali del Mediterraneo (Turchia, Tiro, Tarabulus, Troia ecc.), dove si diffuse rapidamente la Tholos. Dulcis in fundo, dopo decenni e forse secoli di ricerca, l’approdo nella terra promessa che si offriva come base privilegiata verso un immenso territorio (l’occidente mediterraneo) pressoché vergine, ideale per esercitare il talento nella navigazione e colonizzare. Almeno fino a quando non arrivarono i biondi S(h)ardana costringerli alla subordinazione. Dal complesso rapporto conflittuale e collaborativo tra questi due popoli fiorì l’alchimia nuragica.

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VARIAZIONI SU LUOGHI COMUNI #poesia #parola #mondo

I
Il diletto perfetto non paga
altro dazio che lo strazio
e tersa linfa versa in quotidiana
penitenza, nel solco sterile scavato
dall’inutile sudore della pena.

II
E si rivela il mondo
oltre le porte blindate
dei comportamenti stagni
della mentalità opportuna
di chi si adegua all’ovvio
e cancella con furore iconoclasta
ogni traccia di dubbio.

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IL BIANCO E IL NERO #migranti #accoglienza #politica

La libertà non sta nello scegliere tra il bianco e il nero, ma nel sottrarsi a questa scelta. T. W. Adorno

Terreno minato come pochi altri, quello dei migranti: ad aprir bocca si rischia di essere schiacciati o sulle posizioni del più becero razzismo o su quelle buoniste che, consapevoli o meno, ben lungi dall’essere in grado di garantire la prospettiva di una migliore qualità della vita ai migranti, ottengono come unico risultato quello di favorire la speculazione ideologica ed economica sulla loro pelle, se possibile ancor più becera del razzismo strisciante nel paese. Se l’equazione migranti=stupratori è talmente falsa che non c’è neanche da perderci il tempo per confutarla, sarebbe bene comunque ricordare che, statisticamente, in un flusso migratorio come quello che ha interessato l’Italia, quasi del tutto composto di maschi in larghissima parte della fascia tra i 16 e i 25 anni, i fattori di rischio sono decisamente più alti rispetto a una fetta eterogenea di popolazione, che si arrivi a comportamenti deviati e violenti e che la frustrazione e il senso di spaesamento porti i giovani migranti a cercare il riscatto nella logica del branco. Continuare con la retorica del buon profugo, della fratellanza universale, piuttosto che risolvere almeno parzialmente i problemi, li dilata nel tempo e nello spazio, emanando in forma di eoni una molteplicità di problematiche che riguardano non solo l’ordine pubblico, ma anche la sanità, il decoro civico, la giustizia sociale. Perché dietro la retorica dell’accoglienza oltre al business del vitto e dell’alloggio, ci sta la manifesta incapacità di progettare un futuro per gli accolti. Questo in Italia è aggravato dall’anomalia della gestione dell’intervento pubblico da parte della chiesa. Non bastano le storielle edificanti, reali quanto singolari, dei sogni realizzati da qualche giovane migrante nel lavoro o nella vita sociale per sostenere credibilmente questa retorica. Nella stragrande maggioranza dei casi, il destino dei migranti è quello di finire nei gironi della clandestinità e di andare ad occupare i luoghi già sovraffollati del degrado e del disagio e ciò perché la rete dell’accoglienza ha tutti gli interessi a prolungare ad libitum lo stato provvisorio dell’emergenza. Né d’altronde si può pensare che il provvidenziale tappo di Minniti possa essere la soluzione. Quel tappo potrà reggere fino alle ormai prossime elezioni politiche; poi, in assenza di una decisa politica europea per fronteggiare in modo umanitario e rigoroso il problema, il tappo fatalmente salterà.

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