ALFRED JARRY #pereubu #patafisica #avanguardia

#surrealismo #teatro #PereUbu

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ubuIl 10 dicembre del 1896, al Theatre de l’Oeuvre di Parigi, Alfred Jarry, ventitreenne letterato originario della cittadina di Luval, nel Nord-ovest della Francia, fece rappresentare una singolare opera teatrale, l’Ubu Roi, una farsa dalle venature cupe che, rifacendosi all’opera di Rabelais, proponeva una rilettura parodistica e parossistica della macbethiana avidità del potere. Il giovane autore era arrivato a Parigi cinque anni prima per studiare alla prestigiosa Ecole Normale Superieur, ma ben presto si era fatto notare per la sua abilità letteraria, tanto da diventare collaboratore stabile del Mercure de France e di altre riviste letterarie, inserendosi perfettamente negli ambienti del simbolismo parigino. Pere Ubu, il protagonista della farsa, era stato concepito da Jarry negli anni del liceo, come parodia di un professore di fisica ed era stato sviluppato negli anni parigini in poemetti pubblicati sulle riviste che gli erano valsi riconoscimenti e premi. Jarry, attraverso la sua creatura, si…

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IL MIO ORDINE E’ IL CAOS #poesia #mondo #caso

Il mio ordine è il caos
e nessun colpo di dadi,
per quanto programmato,
potrà mai abolire
la geometria anarchica
della sua costellazione.
Oh, potete annichilirmi
con statistiche estenuanti
e minuziose: sarò sempre
la variante impazzita
che mina la base d’argilla
dei pilastri delle vostre certezze.

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FALSA STAGIONE #poesia #clima #migrazioni

#VentagliDiParole

Albertomassazza's Blog

storniLo stormo di storni
ritorna e reinventa i ventagli.
Quest’anno l’inverno è un inganno,
un tempo sospeso che non offre spiragli.
Non cede all’affronto
l’autunno del nostro scontento.
Nel tepore, la terra
è inzuppata di pianto.

Lo stormo di storni
si affida all’infida mitezza.
In proteiformi volute
procede la sincronica danza.
Del gelo non teme il ritorno,
ma gode l’effimero incanto.
La terra è una spugna
macerata dall’avido pianto.

Lo stormo di storni
ritorna, reggimento fluttuante.
Non teme l’assalto del ghiaccio,
ma la grigia cornacchia gracchiante.

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PROUST E L’ARCIPELAGO DELLA MEMORIA #ricerca #letteratura #psiche

#Proust #recherche #letteratura #romanzo

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proustChe l’opera mondo di Marcel Proust, scritta tra il 1909 e il 1922, sia incentrata sulla memoria è cosa chiara fin dal titolo: come si può ricercare (e ritrovare) il tempo perduto se non affidandosi alla memoria? Ma l’idea di memoria che ha in mente Proust non può essere ridotta a un generico e nostalgico ricordo rievocato per ragioni pratiche o di intrattenimento nei momenti di noia. Anzi, ciò che viene coscientemente e volontariamente rievocato non interessa a Proust. Quel tipo di memoria, definita volontaria dallo scrittore, non è in grado di far rivivere le emozioni a cui il ricordo è legato, ma si limita a riproporle in una documentazione fredda, una radiografia funzionale a un’esigenza del presente. Ciò che interessa a Proust è la memoria involontaria, vale a dire quella che affiora improvvisa, quasi fosse un dono divino, stimolata da occasionali percezioni sensoriali. Celeberrimo è il brano della Madeleine…

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CANZONETTA #poesia #amore #vita

Sei la mia spina dorsale,
la vertebra che regge
la mia stazione eretta.
Sei la tenera frusta
che sprona all’azione
la mia irriducibile indolenza.
Sei la severa comprensione
che piega le ginocchia
della mia supponenza.
Sei il soffio caldo e umido
che fertilizza il solco arido
scavato nel mio petto
dall’aratro del tempo.
Nulla, giuro, nulla, in tutta
la mia vita, mi è parso mai
più simile a un focolare
domestico della scintilla
adamantina dei tuoi occhi.
Disvela alla mia visione contemplata
il mosaico miracoloso del tuo essere,
lascia che si componga
il più raro intarsio
tra gli opposti sessi.

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TEATRO E SALOTTO #arte #mondo #società

Una delle più geniali intuizioni di Samuel Beckett è stata d’aver compreso che il teatro, nel mondo contemporaneo, non poteva avere altra ragione d’essere se non come riduzione cameristica, di visione interiorizzata, intima, privata. Forse, però, al geniale drammaturgo irlandese sfuggì un particolare, un effetto collaterale che ha finito per condizionare il teatro e il suo rapporto col mondo contemporaneo: se il teatro è da camera, il rischio che ogni suo sviluppo sociale non possa andare oltre il salotto è ben tangibile. Il salotto è la condanna del teatro contemporaneo, data l’impossibilità di oltrepassare la mondanità, l’esserci, anche quando (anzi, a maggior ragione) ci s’incammina sui sentieri dell’impegno civile, anche quando ci si ostina ad avere velleità da grande evento. Paradossalmente, l’unico grande evento che in qualche modo riesce ad andare oltre il salotto è l’Opera, il più tradizionale e il più mondano degli eventi teatrali. L’Opera, retaggio di un mondo in cui il teatro aveva ancora il potere di coinvolgere la collettività, grazie alla sua capacità di far evolvere il particolare nell’universale e di ridurre l’universale nel particolare, di far danzare i miti e gli archetipi; grazie a tutto questo, dicevo, e nonostante sia stato costretto alla nicchia dal mondo contemporaneo, l’Opera è ancora in grado di incidere nella società, oltrepassando la mondanità e la convenzionalità del salotto.

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LO SQUALO E IL BOCCALONE #governo #elezioni #premier

Nonostante l’avversione viscerale che nutro per Matteo Salvini, devo riconoscere che, nelle trattative per eleggere i presidenti dei due rami del Parlamento, il segretario leghista ha dimostrato di avere un autentico talento politico. Finora aveva fatto intravedere doti da capo popolo e capo branco, indubbie capacità mediatiche, ma mai di essere in grado di portare al successo una strategia efficace, rapida e autorevole come quella messa in campo nell’importante passaggio parlamentare. E questo soprattutto per il suo modo di porsi nei confronti dell’alleato Berlusconi, ridotto a fare da sparring partner e costretto ad incassare colpi sotto la cintola. Ora appare ancor più chiaro che le ambizioni da premier di Salvini non possano che poggiare sull’asse con Di Maio, ma questo può avvenire solo con un programma che non urti la sensibilità civica dei cinquestelle. Un eventuale accordo di governo sarà il preludio di un’avventura politica comunque piena di insidie, sia per le incognite sull’effettiva concretezza dei programmi, sia per i riscontri in termini di consenso che un’azione di governo non in linea con i programmi dei due partiti usciti vincenti dalle elezioni può comportare, specie nel caso di un ritorno alle urne in tempi brevi.

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