ASTRAZIONE E ASTRATTISMO #arte #avanguardia #figurativo

#estetica #artecontemporanea #stile

Albertomassazza's Blog

astrattismoL’astrattismo è stato il fenomeno che ha maggiormente condizionato lo sviluppo dell’arte nel novecento, sia come forma artistica compiuta nelle due direzioni della rappresentazione dell’emozione pura e della concettualizzazione geometrica, sia come influsso esercitato sulla raffigurazione della realtà. Per astrattismo compiuto intendo una forma artistica che ha reciso completamente il legame con l’imitazione della realtà, proponendosi il superamento dei tradizionali canoni figurativi, attraverso la raffigurazione diretta di stati d’animo e di concetti intellettuali, uilizzando il colore e la forma nella più completa autonomia dalla realtà. In questo senso, l’astrattismo è figlio delle stesse istanze che hanno portato l’arte contemporanea a rivoluzionare i canoni estetici tradizionali. Stilizzazione e dissoluzione della forma, nell’arte astratta vengono portate alle estreme conseguenze, fino all’evasione definitiva dal recinto della figuratività. La mancanza di riferimenti reali ingenera un’ambiguità interpretativa che favorisce la soggettivizzazione della fruizione; di conseguenza, si crea una confusione tra l’aspetto puramente decorativo e il…

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QUANTE BRAVE PERSONE #poesia #società #ipocrisia

Eccoli, i maestri del compromesso,
sempre al ribasso, s’intende,
millenni che insegnano le buone maniere,
millenni che agitano l’indice
col sottile sadismo della loro
magnanimità, di chi si trova sempre
al posto giusto nel momento giusto,
i profeti dell’uno vale uno,
che importa se l’uno è l’unico
dell’autentico artistico (la sola
bellezza concessa che sappia
oltrepassare l’istinto di conservazione
della pretesa immutabilità
dello status del presente,
per disvelare irrimediabili mondi perduti)
e l’altro porta in dote la miseria di chi
pedissequo asseconda l’arbitrio del potere.

L’odio è il più nobile dei sentimenti
se ogni suo dardo si scaglia
contro le facce di culo sorridenti
di questa umanissima merdaglia.

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ANCORA SULLA PSICOLOGIA FEMMINILE #liberopensiero #donna #femmina

Tu non capisci la psicologia femminile! Questa è una delle più reiterate accuse che l’universo femminile formula verso l’opposto sesso (che poi, perché chiamarlo opposto, se si è sempre, maschi e femmine, alla ricerca della complementarietà per assaporare anche solo per rari momenti, il gusto appagante della completezza?). Ma poi quale psicologia è comune a tutte le femmine? Voglio dire: la psicologia è una cosa ben strutturata che si forma in ben determinati ambienti, influenzata dai ben determinati eventi che ogni individuo si trova ad affrontare nel corso della sua esistenza. Ecco, si potrebbe parlare di psicologia dei cassintegrati, maschi e femmine, dei terremotati, maschi e femmine, dei miracolati dello sport o dello spettacolo, sempre s’intende di entrambi i sessi. Poi, magari, andare a vedere, in generale, quali sono le differenze comportamentali nel modo di affrontare gli eventi positivi o negativi da parte di un sesso o dell’altro considerando la “categoria” d’appartenenza.
Il dubbio che mi sorge è che quella comunemente chiamata psicologia femminile non abbia a che fare piuttosto con l’istinto; quello di conservazione, in particolare, che genera nelle femmine un paraculismo ben più legittimo di quello maschile (legittimo, d’accordo, ma ciò non giustifica la pretesa di farne un principio filosofico universalmente valido); ed ancor più in particolare la conservazione di quei pochi privilegi ( rispetto alle innumerevoli discriminazioni subite dall’universo femminile nel corso della storia dell’umanità) che comunque, nel mondo paritario fondato sulla complementarietà che loro giustamente vorrebbero che si affermasse definitivamente, non hanno più nessuna ragione d’essere.

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SU RAPPRESENTAZIONE E RAPPRESENTANZA POLITICA #politica #comunicazione #democrazia

#rappresentanza #rappresentazione #politica

Albertomassazza's Blog

minotauroLa divaricazione tra rappresentazione e rappresentanza è indice di una degenerazione della democrazia, così come l’identificazione dei due termini che avviene nel populismo. Intendo: il populismo si sente rappresentato quando viene rappresentato, ma la rappresentanza è effettiva quando le domande trovano risposta nella pratica, a prescindere dalla rappresentazione che ne sia stata fatta. Il populismo non sente la necessità di verificare che le domande abbiano trovato risposte pratiche, ma si accontenta di vedere le sue domande replicate dal leader: la rappresentanza si identifica con la rappresentazione.

La rappresentazione attira il consenso; la rappresentanza lo giustifica. La rappresentazione è la trasfigurazione ideale e metaforica della linea programmatica di una politica; la rappresentanza si compie nella tangibilità dei risultati ragionevolmente ottenuti. In una società pervasivamente caratterizzata e condizionata dalla comunicazione, non si può certo pensare di porre limiti alla rappresentazione, se non quelli generalmente riconosciuti per ogni ambito della vita civile. Ma…

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L’OCCHIO DEL POETA #poesia #poeta #sguardo

Il poeta è sempre dentro ad ogni cosa, ma guarda ogni cosa dal di fuori. Il suo sguardo è periferico, marginale; con quello sguardo traverso però lui coglie la sostanza di ogni cosa, ben al di là della retorica idealizzante che ha come unico fine la beatificazione della miseria funzionalista.
Il poeta partecipa ad ogni cosa, ma vive nel regno dell’inappartenenza. Sui sentieri che lui percorre, gli occhi indiscreti degli integrati, inconsapevoli e pulsionali, addensano nubi gravide di cariche negative. Quegli occhi sono lame che dilaniano la sua psiche, ma va avanti su quei sentieri, non corregge il tiro, avanza inflessibile, pagando senza batter ciglio il gravoso tributo all’autentico.
Sa bene che, oggi più che mai, bisogna cavalcare l’onda, adeguarsi all’agghiacciante euforia dell’esserci. Ma il poeta è al mondo per trapassare la realtà, per svelarne l’inconsistenza delle trame e consacrarsi in sacrificio all’essere.

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HANNAH E MARTIN – LETTERE 1925-1975 #Filosofia #HannahArendt #Heidegger

Ho sempre guardato con sospetto alla letteratura epistolare, vuoi quando la corrispondenza è un espediente per sviluppare una fiction narrativa, ma ancor di più quando riflette la reale biografia di corrispondenti storicamente vissuti. In questo caso, trovo decisamente morbosa la pubblicazione di scritti che riguardano la sfera privata dei protagonisti.
Un’eccezione è rappresentata dalla cinquantennale corrispondenza (sia pure con periodi di silenzio), pubblicata a cura di Ursula Ludz, tra due dei maggiori pensatori del novecento: Hannah Arendt e Martin Heidegger. Eppure, la liaison nata a Marburgo tra il 36enne giovane filosofo e docente già affermato e la giovanissima studentessa promettente appena 19enne, offrirebbe molti spunti alla morbosità gossipara: oltre alla differenza di età e di status accademico, lo stato civile di Heidegger, sposato con prole, e soprattutto il contesto storico con la Germania che si avviava velocemente verso l’affermazione nazionalsocialista, con, da una parte, il filosofo inizialmente entusiasta dell’imbianchino austriaco (anche per ragioni di opportunismo accademico), poi sempre più critico nei confronti della deriva intrapresa, fino ad essere marginalizzato dal regime; dall’altra, la giovane studentessa di origine ebraica, costretta all’esilio negli Stati Uniti dalle leggi razziali.
La limpidezza stilistica, l’essenzialità e la leggerezza del modo di argomentare, l’autenticità della reciproca fascinazione, l’onestà morale e intellettuale di entrambi sgombrano il campo da ogni possibile speculazione gossipara sul loro rapporto, spesso evocato dall’informazione pseudoculturale come paradigma del torbido che si cela nell’intimo di intellettuali così dotati, illuminati e illuminanti.
Ed è proprio l’aspetto più controverso della loro relazione, le opposte posizioni rispetto all’affermazione nazista, ad offrire ad una gigantesca Hannah Arendt l’occasione di dare una definitiva spiegazione sulle ragioni dell’adesione di Heidegger al delirio hitleriano. Prima, con la deliziosa favoletta del 1953, trovata tra le annotazioni del suo diario. Qui, partendo dal nomignolo di volpe che spesso veniva associato nell’ambiente accademico al filosofo di Sein und zeit, narra di una volpe tanto ingenua da cadere spesso in trappola, fino a compromettere la propria pelliccia. Stanca di tutto ciò, decide di fare della trappola la sua tana: lei dovrà comunque starci dentro, ma gli altri, per farle visita, dovranno caderci. E nel discorso radiofonico celebrativo per gli ottant’anni del maestro nel 1969, Hannah Arendt ci spiega anche il motivo di tale ingenuità: la meraviglia è la scintilla della filosofia e la finalità del filosofo è di abitare la meraviglia. E Heidegger ha avuto il raro privilegio di abitare la meraviglia.

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R-ESISTENZA. #poesia # parole #vita

Io non mi adeguo
all’accattonaggio morale
che i più chiamano
amore e non mi accordo
all’eco risonante
nel vuoto rivestito
dalla gommapiuma
della digrignante cordialità.
Inseguo altro e altrove,
l’impensata saggezza
che sfugge all’inventario
del do ut des, alla politica
correttezza dell’artificio
che si maschera da natura
delle cose, degli ordini
immutabili inventati
da chi intende conservare
il tepore su cui si adagia
il proprio deretano.

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