IL PENSIERO DOMINANTE #leopardi #poesia #letteratura

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leopardi 2Dopo i “sedici mesi di notte orribile” del ritorno a Recanati, dalla fine del 1828 alla primavera del 1830, illuminati dalla composizione di alcuni capolavori assoluti (Il sabato del villaggio, La quiete dopo la tempesta, Il passero solitario, Canto notturno di un pastore errante per l’Asia), nell’aprile del 1830 Leopardi si recò a Firenze, dove il Generale Colletta gli aveva assicurato un assegno mensile per un anno, grazie ad una sottoscrizione tra gli estimatori fiorentini del poeta. A Firenze, città in cui aveva già soggiornato antecedentemente al suo ritorno a Recanati, il poeta ebbe due incontri destinati a segnare, in differente maniera, gli ultimi anni della sua breve vita: la giovane nobildonna Fanny Targioni Tozzetti e l’esule napoletano Antonio Ranieri. Furono per Leopardi due esperienze sentimentali del tutto nuove: una violenta e viscerale infatuazione per la nobildonna, probabilmente mai dichiarata, e un’affinità elettiva con Ranieri, tanto stretta da aver dato…

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L’ATTORE TRA CINEMA E TEATRO #interpretazione #recitazione #scena

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cinema teatroNei confronti del teatro, suo padre nobile, il cinema ha mostrato una certa ambiguità affettiva, manifestando una gamma di atteggiamenti che vanno dall’adulazione al rispecchiamento, dalla contrapposizione dialettica all’insopprimibile volontà di parricidio. Le due forme espressive hanno un vasto territorio comune, rappresentato dall’essere entrambi, più che forme d’arte specifiche, dei contenitori in cui possono trovare spazio le più svariate forme artistiche e spettacolari: recitazione, arti figurative, musica, letteratura, ecc.. Per il cinema delle origini, il teatro fu un punto di riferimento imprescindibile, sia per la ricerca dei soggetti e delle modalità della loro messa in scena, sia per l’utilizzo degli spazi canonici del teatro, nella produzione e nella riproduzione del film. Il cinema, già dai primi decenni del secolo, ha pescato a più non posso dal repertorio letterario drammatico e comico, dai canovacci del vaudeville e del varietà teatrale, oltreché dal materiale umano impegnato nelle realizzazioni teatrali. Il principale punto…

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MATTINA PRESTO #rock #hardrock #jazzrock #popartist #blues #musicproductions #musicproducers

Il resoconto di una serata allo stato brado di tanti anni fa. Un brano che fa della sovrapposizione degli standard la sua originalità. Gli stacchi a velocità variabile mi creano ancora problemi nell’esecuzione alla chitarra. La mia mente è sempre stata molto più veloce della mie capacità reali. A distanza di quasi trent’anni, la mia mano è ancora in affanno nel mettersi sulle tracce della mia testa.

Testo musica e voce di Alberto Massazza, arrangiamenti produzione e cura video di Paolo Floris.

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AMLETO, IL PRIMO REGISTA MODERNO #shakespeare #amleto #teatro #poesia #monologo #attore #musicisti

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Diavolo d’uno Shakespeare! E d’un Amleto! Non contenti d’aver realizzato in modo così definitivo e plateale il teatro nel teatro, nel pieno delle sue funzioni catartiche, decidono pure d’inventarsi il regista moderno.

Amleto si sovrappone al capocomico della compagnia di attori girovaghi e impartisce disposizioni che paiono uscite dalla bocca di Stanislavskij! La misura, prima di tutto, la cura del particolare. Non la boriosa e plateale plasticità dell’istrione, ma un gesto vero, netto, armonico.

Così la battuta, vissuta, modulata, senza spolmonamenti, senza eccessi. E quanto sapore di “come se”, di psicotecnica stanislavskijana in quel “sta in voi trovare e rendere una misura che le dia grazia”! Non più l’imitazione pedissequa, didascalica, ma una mimesi assoluta, da raggiungere inabissandosi nella propria anima.

Shakespeare, nostro contemporaneo, ha fondato il teatro di ricerca, spingendosi ben oltre Stanislavskij, fino alla crudeltà e all’altrove artaudiano e all’essenzialità mistica e autosacrificale di Grotowski.

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NON DI MIELE SI COLMA L’ABISSO #poesia #pensiero #essere #poesie #poeti #poeta #anima

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adamo eva rubens

Non di miele si colma l’abisso,
né del dire e del fare che han di mezzo
la profondità del mare, né del consumo
della vita che nel sopore dell’appartenenza
discioglie il demone interrogativo,
civile appannamento dello sguardo
nel positivo sortilegio del reale.
Non di miele si colma l’abisso
e l’unghia che non scava non s’affila,
ma sfrutta l’ombra per tendere
l’agguato all’occhio che scandaglia
il buco nero dell’umana convivenza.
Non di miele si colma l’abisso,
né dell’uno e del trino, né del corpo
nel pane e del sangue nel vino, né
della cura dell’orto e del giardino.
Non di miele si colma l’abisso
e dunque vai, vai dove ti porta
il cuore, ma vacci fino in fondo,
non come ti è solito fare di volgere
le spalle all’ipocrita sincero per metterti
in scia della cometa che semina
l’aureo pulviscolo della convenienza.

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TRE AFORISMI SULLA FUNZIONE DELL’ARTE #arte #estetica #società #mondo #artigianato #carpediem

L’artista deve essere in grado di rovesciare la realtà. Se non ha questo potere, nella migliore delle ipotesi è un artigiano, nella peggiore un cialtrone. In mezzo, negli spazi che si aprono tra la disciplina e la dignità dell’artigiano e il pressapochismo intellettuale del cialtrone, ci stanno le sterminate paludi della burocrazia culturale.

Fino alle avanguardie storiche, la linea di demarcazione tra arte e artigianato era facilmente rintracciabile nel differente sistema di produzione: l’unicità artistica (il rifarsi all’archetipo) e la serialità artigianale (il rifarsi al prototipo). Oggi che dopo tutte le rivoluzioni estetiche del novecento, l’arte si è appropriata del concetto di serialità, tanto che esso è da considerarsi come uno dei totem dell’arte contemporanea, occorre rintracciare la linea di demarcazione tra la serialità artistica e quella artigianale. E forse si ritorna a bomba: la serialità artistica ha comunque un marchio di unicità che manca alla serialità artigianale.

L’artista non deve solo essere in grado di cogliere l’attimo, ma anche avere la capacità di chiamarlo, evocandolo con la sua arte divinatoria, quell’attimo.

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BILANCIO SBILENCO #poesia #sensi #realtà

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Albertomassazza's Blog

qun chien andalou!

O tu che al caldo incanto
dell’estasi sospesa
abbandonasti ingenuo
le ansie del riscatto,
mira ora la chiara
luce di realtà mendace
che tutto avvolge in pietoso
velo d’artefatta quiete.

Urgeva accontentarsi
d’esser mimi di sé stessi,
l’intuito disciogliere
nell’acido sopore
della legittima incoscienza.

Al soldo e in saldo assalto,
l’appartenenza dall’ingobbita
schiena conforme inscena
performative rivoluzioni.

I lumi s’inchinano
solerti all’estetica
della contabilità asfittica.
Le ombre sorridenti
asciugano gli umori
al torrido dei tempi.

Il saggio insulto al misero
esistente erratico rimbalza
su respingente muro elastico.

Averlo avuto l’occhio
che irreggimenta i sensi
e all’ozio del dubbio
placa tormenta e strazio!

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