DEMOCRAZIA E VACCINO #politica #elezioni #governo

Era il 26 marzo del 2001 quando, un mese e mezzo prima del secondo trionfale ingresso a Palazzo Chigi di Berlusconi e 5 mesi e mezzo prima delle Torri Gemelle, in un’intervista a Laura Laurenzi di Repubblica, Indro Montanelli (che, tra l’altro, sarebbe morto tre mesi e mezzo dopo) considerava l’imminente nuovo avvento berlusconiano una vera iattura, una malattia per la quale era necessario un vaccino, consistente in un’iniezione di politica berlusconiana prolungata per un’intera legislatura.
Non mi pare azzardato pensare che, fosse ancora vivo il grande toscanaccio, allo stato attuale delle cose, un simile corrosivo pensiero non lo rivolgerebbe più all’ex cavaliere (il quale, d’altronde, nonostante vi sia stata una terza per quanto parziale iniezione, sta ancora lì a sperare legittimamente di poter dire la sua); piuttosto, bersaglio dell’Indro nazionale sarebbero con ogni probabilità i pentastellati, ironia della sorte paladini della cazzonaggine antivax.
Sempre che l’Italia, capace comunque di sopravvivere alle reiterate iniezioni berlusconiane (il quale Berlusconi, bene precisarlo, aveva un tessuto sociale ed economico alle spalle), riesca a sopravvivere ad un’iniezione di grillismo (il quale, per contro, non esprime alcun tessuto, ma solo velleità individuali e di massa).
O forse, vista l’inerzia che si avverte di questi tempi, bisogna rassegnarsi al fatto che ogni decadenza, tanto più una lunga 50 anni come quella italiana, necessita della calata dei barbari, per potersi trasformare, dopo la rigenerante apocalisse, in una nuova luminosa rinascenza.

Annunci
Pubblicato in politica | Contrassegnato , , , , , , , , , | 1 commento

TRE QUINTETTI PER UN’ETICA DEGLI UMORI #poesia #morale #anima

Io ideologizzo la mia luna storta,
dal malumore fiorisce il mio sistema,
ma è solo per legittima difesa,
per non offrire i nodi del mio collo
ai denti aguzzi della vostra compassione.

Nel flusso continuo, il cattivo sangue
alterna onde di piena alla calma dei sensi
ed il suo agire domina gli eventi,
mettendo in fuorigioco il bene e il male
e rovesciando la misura del valore.

E ancora mi si chiama artista
maledetto, ma il primo maledetto
artista fu il demiurgo per antonomasia,
Prometeo: l’iniqua legge della conservazione
dal giusto morto in croce fu sancita.

Pubblicato in libero pensiero | Contrassegnato , , , , , , , , , | Lascia un commento

MALEDETTI SI NASCE #lautreamont #rimbaud #maudit

#Poesia #Maudit #Lautreamont #Rimbaud

Albertomassazza's Blog

Baburen-Hephaistos_Prometheus_Hermes-400

Due ragazzini gravitanti attorno a una Parigi che si apprestava a rinverdire i fasti del 1789. Il primo, figlio di un diplomatico francese a Montevideo, giunse in Francia appena tredicenne, per completare i suoi studi, conclusi i quali, dopo un biennio sabbatico nella terra natale, si stabilì a Parigi per dedicarsi alla letteratura. Il fato gli concesse appena due anni e in questo breve lasso di tempo Isidore Ducasse, meglio noto come Conte di Lautreamont, scrisse un libro, I canti di Maldoror, pubblicato da Albert Lacroix (non uno qualsiasi, ma l’editore di Hugo e del primo Zola) nel 1869, ma mai commercializzato per volontà dello stesso editore, per timore della censura. Lautreamont tentò di ammorbidire il suo stile e le sue tematiche, anche perché necessitava di un qualche riscontro commerciale, per giustificare i sovvenzionamenti che il padre gli spediva dall’Uruguay. Si dedicò a scrivere delle poesie meno cupe e disperate…

View original post 403 altre parole

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

L’ALBERO GENEALOGICO DI ANDREA ARCA #poesia #prosa #evoluzione

Si potrebbe iniziare con un canonico “c’era una volta”, per poi virare completamente e far deflagrare lo stereotipo con una carica dinamitarda di ridicolo. Ma poi, quale volta? Un’unica volta nei secoli dei secoli o una volta per ogni generazione? O una volta fra tante e tante volte? E queste tante, ognuna una volta diversa o raggruppate per similitudine in categorie?
Mah, lasciamo stare! Accadde che una semplice coppia di scimmie battezzò a propria dimora un albero della giungla, per sfuggire alle dure leggi della savana. La coppia di piteci ebbe figli, nipoti e pronipoti e le generazioni si moltiplicarono esponenzialmente. Nacque così una spietata competizione per accaparrarsi le migliori posizioni sugli alberi: le più alte, strategiche per la sicurezza e per il controllo del territorio. In questa eternamente aspra contesa, furono favoriti gli elementi dal baricentro basso, dotati di una certa equivalenza tra gli arti superiori e inferiori, tale da farli stare più a loro agio tra i rami. Quelli dalle lunghe leve inferiori, per contro, vennero lentamente spinti verso il basso, fino ad essere costretti a scendere dagli alberi. Qui, sul terreno, dovettero rapidamente guadagnare la stazione eretta per poter scorgere con sufficiente preavviso le numerose insidie della savana. La nobile e statuaria posizione eretta consentì a queste scimmie bipedi, sempre più lontanamente somiglianti ai loro parenti arboricoli, di sviluppare una portentosa capacità di manipolazione degli elementi della natura. Tra questi, le violente esplosioni ignee che si manifestavano particolarmente nella stagione secca o lungo i crinali dei monti concavi, dopo che la terra era stata attraversata dalle scosse e la bocca aveva vomitato le sue lingue di fuoco. Il bipede implume trovò nella sua verticalità e nella conseguente abilità manuale l’ardire per azzardare la più estrema delle manipolazioni: il controllo del fuoco. A prezzo di ustioni e scottature, nell’arco di più generazioni, l’impresa riuscì e la scimmia bipede si fece uomo e si fece dio.

Pubblicato in libero pensiero, mito moderno | Contrassegnato , , , , , , , , | Lascia un commento

ZORRO, IL PESCECANE E LE DUE CERNIE #poesia #subacqueo #pesca

#VentagliDiParole #PoesiaeVita #Sardegna

Albertomassazza's Blog

squaloPare che lo chiamassero Zorro poiché, da giovine erede di Tritone, sguainava il suo spadino (giovine, certo, ma già contornato di riccia peluria) e lo sciabolava minaccioso in faccia ai coetanei comuni mortali che ambivano usurpargli il tridente. Lo chiamavano Zorro, ma la zeta alla fine gliela incisero nei polmoni le tante sigarette, gli occasionali emboli e il polo petrolchimico di Sarroch. Zorro, ma non aveva maschere, pieno il respiro del disinfettante salso del mare per ogni suppurante ipocrisia. La pancia sobbalzante ad ogni riso e mai un lamento; empatico e straziante, io lo ricordo ancora, quel 2 agosto del 1980 (e noi si stava ben lungi da Bologna, nella dilatante rilassatezza della spiaggia): “maledetti bastardi”  mi risuona ancora nell’orecchio, voce profonda, ma  innalzata dal tipico nasale casteddaio. Zorro, ma cavalcava intrepido gli abissi, illecito di bombole e sotto la minaccia dell’euforia d’azoto.

Quella mattina, sull’ammiraglia Laros del di lui…

View original post 252 altre parole

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

ARTE E INTERPRETAZIONE #estetica #operadarte

Il termine interpretazione, posto in relazione all’arte, si apre ad una pletora di significanze. Innanzitutto, occorre distinguere quella che è l’interpretazione in chiave di critica dell’arte e di teoria estetica da quella che riguarda direttamente il processo di creazione artistica. In questo secondo caso, bisogna fare un’ulteriore distinzione tra quelle che sono arti propriamente interpretative (canto, recitazione, danza, esecuzione musicale) da quelle in cui comunque ci può essere l’interpretazione di un modello classico, di uno stile o di uno schema caratteristico di un determinato luogo o periodo storico. Per chiarire questo secondo punto, si può portare ad esempio un’opera d’arte come il Concerto Campestre di attribuzione contesa tra Giorgione e Tiziano e la sua fortuna, in particolare tra gli impressionisti; oppure una forma poetica come il sonetto e la sua interpretazione nel corso dei secoli; o ancora, sia nelle arti figurative che in letteratura, l’interpretazione dei miti e degli archetipi dell’antichità e della modernità. Per quanto riguarda le arti propriamente interpretative, il problema sta nello stabilire quando l’interpretazione assume un rilievo artistico, concorrendo in tal modo all’affermazione dell’opera interpretata. Non credo che sia una questione esclusivamente di tecnica dell’interpretazione; o meglio, l’artisticità dell’interpretazione non è direttamente proporzionale al livello tecnico dell’interprete; oltre al bagaglio tecnico, l’artisticità dell’interpretazione necessita del carattere, della personalità e della sensibilità dell’esecutore, qualità che hanno tutte una componente innata, affinata dagli studi e dalle esperienze personali dell’interprete. Ed è proprio quando le caratteristiche personali si coniugano alla consapevolezza tecnica ed esperienziale che l’interpretazione, da mera riproduzione, diventa parte integrante dell’opera d’arte, elevandosi, nel perfetto equilibrio tra fedeltà alla scrittura e personalità interpretativa, dal mediocre status del semplice esecutore.

Pubblicato in libero pensiero | Contrassegnato , , , , , , , | Lascia un commento

VITA BELLA #poesia #esistenza #amore

#Poesia #DiVersi #Vita

Albertomassazza's Blog

masaccio masolinoVita bella, bella
vita, cara tanto
da giocarla alla morra.
Vita bella, silenzio
assordante, inavvertito
pensiero ronzante.

Lacrime e veleno, attesa
impaziente dietro il velo
di una calma apparente.

Bella vita, vita bella,
e per rima ci metto una stella.
Vita bella, bella vita,
una stella e la rima è servita.

Il fare giustifica i mazzi
tanti, stentati negli intenti
di ammansirsi i sensi.

Vita bella, imbellettata,
vita a lunga conservazione.
Senza scadenza, senza la data
di preferibile consumazione.

L’amaro è il gusto pieno della vita!
(Lo stereotipo pubblicitario
ha la vista più lunga del poeta).

L’amore è un gioco troppo serio.

View original post

Digressione | Pubblicato il di | Lascia un commento