EDUCAZIONE SENTIMENTALE #Poesia #eros #memoria

Ed è l’amore ora, cinquantenne,
che mi fa drizzare il sesso
come nient’altro, neanche fossi
ancora l’undicenne che muoveva
i primi passi dell’ossesso
a Cala Sinzias, quando,
passato ferragosto, la lunga
lingua bianca della spiaggia,
abbandonata dalle famiglie
in ferie, accoglieva le naturiste
nordiche dalle boscaglie folte;
o quando, nei vespasiani improvvisati
nella macchia di lentischio, provavo
turbamento estatico sfogliando
gli espliciti fumetti che i più grandi
alla condivisione abbandonavano.

Forse già allora ero predisposto
ad essere metodico e ostinato
nella pratica del vizio.

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MITO E POTERE #politica #religione #progresso

I miti di Osiride, Prometeo e Cristo rivelano un’identica idea che sta alla base della civiltà che si fonda su questi stessi miti: l’idea del potere esercitato in funzione pressoché esclusiva per la conservazione del potere stesso. Nel mito di Caino e Abele è quest’ultimo, il pastore, il conservativo, a soccombere, ma Caino, l’agricoltore, il progressivo, il fondatore di civiltà, subisce comunque la condanna alla maledizione errante. Osiride, anch’egli fautore della rivoluzione agricola, suscita l’invidia del fratello Seth che lo fa annegare nel Nilo, per poi smembrarne il cadavere e spargerne i brani sulla terra. Prometeo, che attraverso il dono del fuoco genera la rivoluzione tecnologica, viene punito da Zeus al supplizio ben noto proprio per questo suo atto di generosità rivoluzionaria. Cristo, dal canto suo, paga con la crocefissione la rivelazione di una dimensione interiore, psicologica, capace di rovesciare l’ordine costituito del potere, opponendo alla competizione sregolata la solidarietà tra gli uomini.
Il potere, nel momento stesso in cui ufficializza il mito, si appropria dell’eredità dei rivoluzionari da esso osteggiati, con l’avvertimento minaccioso che qualsiasi insubordinazione non può essere tollerata. Più che l’insegnamento etico del sacrificio necessario al raggiungimento dell’obiettivo, in definitiva, questi particolari miti adeguano la mentalità dominante al gattopardiano “cambiare tutto per non cambiare nulla” ed in ciò, a mio avviso, sta la causa del rapporto compulsivo e squilibrato che l’umanità ha sempre avuto con i veri motori del progresso.

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SCRITTURA CREATIVA #letteratura #narrativa #racconto

Un corso di scrittura creativa? Possibile? Ma per fare della scrittura creativa, ci vuole uno scrittore creativo, cioè un artista della lingua originale, fantasioso, penetrante: in breve, un genio della letteratura. Ebbene, voi vi reputate in grado di formare dei geni della letteratura? Non uno, dico, ma un’intera batteria! Ma perché non vi limitate a chiamarlo semplicemente Corso di scrittura, o di narrativa, o di fiction letteraria, perché l’unica cosa che siete in grado di fare è di insegnare dei modelli di composizione letteraria, degli standard di scrittura. Lo scrittore creativo, cari miei, è colui che va oltre lo standard; piuttosto che seguirlo, lo inventa.

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ARTE IN APPALTO #arte #cultura #società

Arte data in appalto
alle celebrazioni civili
nel migliore dei mondi possibili,
alle giornate mondiali
nell’horror vacui dei calendari,
alla memoria stitica
con presunzione didattica,
ai rampolli annoiati
della migliore diplomazia internazionale,
alla divulgazione della scienza,
alla prevenzione sanitaria,
all’integrazione,
alla terapia sociale,
agli arredatori delle coscienze,
alla speculazione umanitaria,
alla conservazione del sistema
dei rivoluzionari da salotto,
alle provocazioni marchettare
degli ideologi da aperitivo,
ai succhiatori professionisti
delle mammelle delle istituzioni.

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IL VIAGGIO DELL’ELEFANTE #JoséSaramago #letteratura #romanzo

Invitato a un incontro con gli studenti dell’Università di Salisburgo dalla locale lettrice di portoghese Gilda Lopes Encarnaçao, Josè Saramago venne portato da lei in un ristorante della città mozartiana chiamato (ovviamente in tedesco) L’elefante. Qui, l’ormai ultraottuagenario scrittore portoghese fu attratto da una serie di raffigurazioni alle pareti, aventi come principale protagonista un elefante. In particolare, l’attenzione di Saramago venne catalizzata dalla prima di tali raffigurazioni, nella quale era ben riconoscibile un monumento decisamente familiare agli occhi del grande scrittore: la Torre di Belem. Naturalmente, Saramago chiese delucidazioni alla sua commensale riguardo alla vicenda narrata e la lettrice gli disse che trattavasi della descrizione del viaggio di una carovana di varia umanità (e varia animalità!), partita da Lisbona nell’agosto del 1551, con lo scopo di portare a Vienna un elefante indiano, dono del Re portoghese Joao III all’Arciduca e futuro Imperatore d’Austria (nonché genero di Carlo V) Massimiliano II d’Asburgo, al tempo reggente di Spagna e di stanza a Valladolid. Il vincitore del Nobel del 1998 (ça va sans dire!) colse al volo la portata letteraria di quel bizzarro episodio di cui era venuto così casualmente a conoscenza e di lì a qualche tempo venne alla luce il romanzo breve Il viaggio dell’elefante, una delle ultime e più riuscite opere di Saramago.
Il particolare stile narrativo del portoghese, come un flusso di coscienza corale che procede quasi senza soluzione di continuità con leggerezza e ironia, trova nella curiosa vicenda del pachiderma Salomone (poi ribattezzato Solimano) e del suo conducente (cornac) Suhbro (a sua volta ribattezzato Fritz) il terreno più idoneo per rivelarsi in tutta la sua genialità. L’indolente mastodonte e il suo esotico conducente diventano l’allegoria di una natura ai cui modi e tempi la varia umanità della carovana, con tutta la sua piramidale gerarchia, dall’ultimo dei facchini fino alla coppia arciducale, deve necessariamente adeguarsi. La prorompente presenza scenica di Salomone, del tutto inedita agli occhi degli europei di quei tempi, sospesi tra rivoluzione luterana e reazione controriformista, alimenta una propensione alla speculazione miracolistica e superstiziosa, con conseguentemente inevitabile speculazione commerciale. Lo sguardo distaccato e trasversale dell’autore, dalla sua cabina di regia atemporale, accompagna il lettore con ironica leggerezza e profondità di interpretazione in una serena e onnicomprensiva riflessione sulla condizione umana, arricchendo con citazioni e paragoni storici sempre pertinenti (immancabile quello con la traversata alpina di Annibale) la già di per sé accattivante trama dell’evento storico.

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DE-METRICA (2/OTTAVE) #poesia #madre #musa

S’illuminava in lontananza
lo sguardo distaccato della madre,
ma agli occhi del fanciullo
appena traspariva un fioco punto
di luce, dietro la coltre nebulosa
della condanna all’inadeguatezza,
impietosamente emessa dal tribunale
dell’inappellabile evenienza.

Sorprese la sempre attesa musa
taumaturga a rimestar la mano
nella ferita aperta dall’ingannatrice
congiunzione di sguardi e sorrisi
circostanti, lo squarcio all’incrocio
chimico dei sensi, impelagati
in ragnatele tramate dall’arte
realistica della dissimulazione.

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TUTTE LE CARTE IN REGOLA PER ESSERE UN MALEDETTO #pierociampi #cantautore #poeta

#pierociampi #cantautore #maledetto

Albertomassazza's Blog

ciampiAveva tre buoni motivi per avercela col mondo: comunista, anarchico e livornese. Ma Piero Ciampi aveva soprattutto un abisso dentro, una forza centrifuga che lo spingeva ad essere un borderline. Il suo sguardo sul mondo scavalcava le convenzioni e andava dritto all’autenticità: per gli altri erano abbracci o pugni, senza mezze misure, senza indifferenze.

Talmente personaggio da essere autentico, talmente autentico da permettersi di sputare in faccia allo show business, ogni volta che gli veniva aperta la porta. Aveva capito tutto all’inizio degli anni sessanta, nel breve periodo in cui cercò di ritagliarsi uno spazio nella nascente scuola dei cantautori, tra Gino Paoli  e Umberto Bindi. Il nome era quello che si guadagnò nel suo apprendistato a Parigi, Piero Litaliano, mentre cercava di farsi le ossa come chansonnier, tra un brindisi con Celine e un recital di Brassens.

Nonostante le incaute profezie del Corriere della Domenica, che aveva intravisto in…

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