IL DOPPIO BINARIO #commissioneeuropea #esteri #governorenzi

unione europeaCome previsto due settimane fa (QUI le prove), i dati negativi sull’economia tedesca relativi al secondo trimestre 2014 hanno indotto la Cancelliera Merkel a ritirare il veto su Federica Mogherini, consentendone la nomina a capo della diplomazia europea. Due sono le ragioni sostanziali di questo cambio di strategia della premier tedesca: la constatazione della necessità di un cambio di rotta della politica europea che troverebbe in Renzi il testimonial più spendibile; la presa d’atto che, per quanto sia palesemente provocatoria la strategia di Putin nel contesto della crisi ucraina, i rapporti di forza attuali tra Russia ed Europa non permettono a quest’ultima di dettare ultimatum e minacciare sanzioni che si rivelerebbero dei boomerang per l’economia dell’Unione Europea, in primo luogo per Germania, Francia e Italia, in una congiuntura costantemente in bilico sulla recessione e sulla deflazione. Urge, di conseguenza, un approccio più dialogante con Putin, nonostante l’autocrate russo stia approfittando della debolezza di Europa e Stati Uniti per fagocitare l’Ucraina orientale, se non direttamente, quanto meno con la creazione di uno stato satellite. Federica Mogherini, a lungo bloccata proprio per l’accusa mossa, oltre che dalla Germania, dal blocco dei paesi dell’Europa orientale, di essere amica dei russi, è la figura più adatta per portare avanti una negoziazione diplomatica estremamente complicata, tra l’incudine dell’incapacità dell’Europa di esercitare pressione sulla Russia e il martello della prepotenza di Putin, sempre affascinato dalla possibiltà di rinverdire antichi fasti imperialisti.

In sostanza, una buona disposizione degli elementi per Matteo Renzi e per la sua ambizione di riportare l’Italia ad esercitare un ruolo guida in Europa, almeno come linea politica. Ma questo sentiero che si va aprendo in Europa, paradossalmente minaccia la durata del governo presieduto dall’ex sindaco fiorentino, in quanto tra le riforme da mettere sul piatto per negoziare l’allentamento dei cordoni della borsa dell’UE, un posto centrale spetta alla giustizia, spina nel fianco per la credibilità internazionale dell’Italia, sia per l’eccessiva lunghezza dei processi, sia per le ambiguità legislative in tema di criminalità organizzata, corruzione e reati della pubblica amministrazione, sia per il cronico sovraffollamento delle carceri. Ma si è già capito che questo Parlamento non è in grado di produrre una riforma della giustizia equilibrata. L’asse con Berlusconi, inevitabile per Senato e Legge elettorale, non può sostenere anche la riforma della giustizia, sempre che Renzi non voglia rianimare un Movimento5stelle in profonda crisi d’idenità; lo stesso Ncd ha messo in chiaro che non metterà la firma su leggi non gradite da Berlusconi. Nell’impossibilità di fare una riforma che soddisfi l’Europa, Renzi non ha altra scelta che sfruttare al meglio i prossimi mesi per consolidare il consenso, con interventi tangibili sulle criticità emergenziali, e poi andare alle elezioni, magari utilizzando proprio la mancata riforma come casus belli. Il processo riformistico è arrivato a un punto in cui tutte le differenze e tutta l’inopportunità di questa strana doppia alleanza stanno emergendo; ha tenuto a galla l’Italia in un passaggio delicato, ma ora è tempo di scelte chiare e tempestive che solo una maggioranza vera può affrontare.

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nessuna pretesa di verità, ma aprire qualche finestra
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