INDAGINE SU UN CITTADINO AL DI SOPRA DI OGNI SOSPETTO #cinema #repressione #potere

indagine cittadinoNel gennaio del 1970, in un’Italia scossa dalla Strage di Piazza Fontana e dalla morte in Questura di Giuseppe Pinelli, usciva nelle sale Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, film diretto da Elio Petri, interpretato da Gian Maria Volontè e musicato da Ennio Morricone. La pellicola aveva tutte le carte in regola per essere bloccata dalla censura, ma il nuovo asse politico tra Dc e Psi, nato in reazione alle tensioni che andavano montando, e lo staordinario e immediato successo di pubblico resero inopportuno il sequestro, limitando le misure censorie a un divieto ai minori di 16 anni. Il film ottenne numerosi riconoscimenti, tra cui il Grand Prix Speciale a Cannes nel 1970 e l’Oscar come miglior film straniero nel 1971.

Nel giorno stesso della sua promozione al comando della sezione politica della Questura, l’ex capo della omicidi, da tutti chiamato Dottore, uccide la sua amante Augusta Terzi (Florinda Bolkan) dopo averla scoperta in compagnia di un giovane studente anarchico. Da qui si sviluppa una narrazione, con frequenti inserti di flashback che chiariscono la natura morbosa del rapporto tra i due: gli interrogatori, condotti con zelo da Santa Inquisizione dal poliziotto nella realtà, vengono riprodotti in funzione di gioco erotico nel menage dei due amanti. Parallelamente, si sviluppa il percorso verso il delirio bipolare del Dottore, eccitato dal dover interpretare sia la parte dell’inquirente che quella del colpevole. In particolare, la sua azione è spinta dalla molla di poter dimostrare insindacabilmente che la sua posizione di potere istituzionale lo pone al di sopra di ogni sospetto. Così, inizia a disseminare indizi sulla sua colpevolezza, convinto che nessuno gliene possa chiedere conto.

Quando viene fermato l’ex marito di Augusta e parrebbe un gioco da ragazzi per il Dottore far convergere tutti i sospetti su di lui, il poliziotto scorge in questa eventualità un limite all’affermazione inoppugnabile della teoria sulla sua insospettabilità e fa in modo che l’uomo venga rilasciato. Intanto, per alcuni attentati dinamitardi vengono fermati numerosi anarchici, tra i quali Antonio Pace, il giovane rivoluzionario che aveva scoperto in compagnia di Augusta. Il Dottore estorce con la tortura una confessione a un compagno sulle responsabilità di Pace negli attentati, ma, durante l’interrogatorio di quest’ultimo, l’anarchico lo accusa di essere l’assassino e, sebbene sia in condizione di provarlo, non denuncia nulla in modo da poterlo ricattare. A questo punto, la già complessa e precaria psicologia del Dottore si complica ulteriormente col desiderio di autopunizione.

Il Dottore consegna una confessione dettagliata ai suoi colleghi, portando come unica attenuante l’atteggiamento sleale e irridente di Augusta nei suoi confronti. Poi, si reca a casa sua, autoimponendosi gli arresti domiciliari, con tanto di citazione dal Codice ossessivamente declamata. Distesosi sul letto, si addormenta e sogna un singolare processo in cui una giuria composta dai vertici delle istituzioni gli addebita, come unica colpa, il voler destabilizzare il potere costituito con la sua confessione. Il Dottore, dissuaso con argomenti anche violenti, recede dalla sua volontà di autopunizione e fa atto di sottomissione. Risvegliatosi, vede giungere i poliziotti a casa sua, ma il finale non svela se prevalgano le ragioni della giustizia o quelle del potere costituito.

Illuminante e profetica anamnesi del rapporto contorto tra ordine e libertà, autorità del potere e democrazia, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto si interroga ampiamente sulle dinamiche che possono ridurre la Giustizia a mera gestione del potere e su come il peso dell’autorità possa schiacciare gli stessi detentori del potere, giocandoli fino a un parossismo delirante. Il film, che si avvale della scrittura  di Ugo Pirro e della fotografia di Luigi Kuveiller, riesce a trovare una sintesi tra neorealismo, iperrealismo e surrealismo, tra thriller, dramma psicologico e grottesco, rifacendosi ad importanti riferimenti letterari, quali il Kafka de Il processo, citato letteralmente nei titoli di coda, e il Raskolnikov di Delitto e Castigo di Dostoevskij, primaria fonte d’ispirazione per il personaggio del Dottore. Su tutto spicca la mostruosa interpretazione di Volonté, nei panni di un personaggio lontano anni luce dalla sua sensibilità civile e umana. Nonostante il maniacale ricorso a micromovimenti per connotare il personaggio e nonostante il naturale istrionismo dello stesso, Volontè riesce a non cedere per nulla al caricaturale, riuscendo nella missione impossibile di mantenere l’odioso Dottore in una dimensione di sofferta umanità.

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