ARTE E ACCADEMIA #estetica #disciplina #scuola

Ed ecco, per l’arte, un altro binomio contraddistinto dall’equivocità e dall’ambivalenza: quello formato dal suo rapporto con l’accademia. Un binomio parallelo e a tratti coincidente con quello tra arte e CLASSICO di cui ho già scritto in questo blog. Come il termine Classico, anche Accademia ha rimandi sia positivi che negativi, non solo nell’accezione in rapporto all’arte. Accademia rappresenta da una parte il riconoscimento ufficiale, il più alto livello formativo, il necessario rigore della disciplina; dall’altra, è sinonimo di eccesso di formalismo, di leziosità fine a se stessa, di sterile manierismo, di tutto ciò che porta a svuotare l’arte dei suoi contenuti e ad annacquare la sua naturale propulsione rivoluzionaria. In questa contrastante ambivalenza si può leggere la conferma della necessaria inappartenenza dell’arte ad alcun SISTEMA, in quanto l’accademia, come strumento del sistema, deve garantire la didattica ai più alti livelli a chiunque intraprenda la via artistica, ma mai soffocare le personali aspirazioni con i suoi sovrastrutturati codici, al solo scopo di garantire la conservazione del sistema. Non a caso, l’arte degenerata ci porta una ben più veridica testimonianza della temperie nazista di quanto possa fare l’arte ufficiale del regime hitleriano.

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IPOCRISIA E TEATRO #finzione #verità #etimologia

Per gli antichi greci, l’ipocrita era l’attore. Nonostante la mia passione per l’etimologia, ho brancolato nel buio per lungo e lungo tempo, nel tentativo di risalire il fiume fino alla fonte da cui sgorga la parola: non mi veniva proprio di comprendere il nesso con il senso (ops, un anagramma!) che diamo noi oggi al termine ipocrita. Certo, subito verrebbe da dire che l’anello mancante è alquanto lapalissiano: l’attore finge, ergo è ipocrita. E no, l’attore finge facendo sapere di fingere; la sua finzione è convenzionale ed è accettata da tutte le parti in campo, ad iniziare dal pubblico. Nessun i sognerebbe di credere che Amleto venga interpretato da Amleto, Gertrude da Gertrude, Polonio da Polonio. Ma allora, quale razza di ipocrisia ci sarebbe in una finzione a carte scoperte? Nessuna, assolutamente nessuna!
Ma ecco, di recente, vivendo intensivamente, dopo lungo tempo, una scena teatrale professionale, l’illuminazione: l’attore è ipocrita perché la sua abilità è di saper rendere autentico ciò che è finto e convenzionale. La meraviglia del teatro sta proprio qui, nell’autenticità della finzione, questa plateale ipocrisia (e propri da questa sua platealità, resa inoffensiva, disinnescata da tutta la sua carica negativa).

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I SARDI E IL MARE #sardegna #mediterraneo #isola

Uno dei più radicati luoghi comuni sui sardi è che, pur essendo isolani, essi abbiano sempre avuto scarso slancio verso il mare. Questo luogo comune è tanto radicato che si è arrivati a cercarne le cause nel DNA dei sardi. Eppure, se è indubbio che la cultura sarda è caratterizzata da uno sguardo decisamente più retrospettivo (verso l’entroterra) che prospettivo (verso il mare),si sta comunque parlando di cultura, non di natura, quindi di un qualcosa condizionato dagli eventi storici. Invero, l’archeologia ci dice che già i primi abitanti dell’isola avevano una dieta che, accanto al prolagus (il piccolo roditore estinto, principale fonte di proteine per i sardi preistorici) e ad altri prodotti dell’entroterra, constava di diverse specie di molluschi, crostacei e pesci. D’altronde la diffusione dell’ossidiana sarda già dal V millennio a.c. lascia intuire la propensione degli abitanti della Sardegna per le direttrici marine; così come l’influenza esercitata per tutto il secondo millennio dalla Civiltà nuragica in tutto l’occidente mediterraneo. Né d’altronde si può affermare che i sardi, perlomeno quelli che non ripiegarono resistenzialmente verso l’interno, siano rimasti estranei agli sviluppi delle marinerie dei colonizzatori storici, dai fenici ai piemontesi.

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REGINA DEL CAFE’ # poesia #parola #letteratura

Per la geometrica evidenza
dell’orgoglioso seno,
in romboidale cornice i gomiti
assestano le braccia ai fianchi,
come le venditrici uguali
a statue di Campana.
Con piglio deciso e regale
portamento, scruti ad ogni
angolo di piazza il passaggio
di ipotetici avventori.
Non di porcellana è la tua grotta;
non genovese, ma cagliaritana
la piazza; non porgi, come quelle,
frutti di mare con roche
e stanche grida, ma sussurri
elegante e poliglotta, convincendo
i più a sedersi ai tavolini.

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STILE, FORMA E SOSTANZA #arte #costume #estetica

Nell’accezione comune, stile e forma sono considerati praticamente sinonimi. Una possibile differenza sta nei campi d’uso delle due parole: stile appare più appropriato in riferimento al modo di apparire o di compiere gesti o atti; forma appare più congeniale quando si parla di comportamenti ad alta convenzionalità (diplomatici, burocratici o semplicemente sociali). Stile, in pratica è qualcosa di più individuale, personale, mentre forma è qualcosa di legato alle convenzioni di una data comunità e/o di un dato periodo storico. Così, in arte si può dire che lo stile sia la personalizzazione della forma; ovvero, quel particolare tratto che denota il carattere tipico di ogni singolo artista, in grado di risaltare su di uno sfondo formale condizionato da eventi e convenzioni di una determinata temperie storica e culturale.
Piuttosto, differenze più marcate tra l’accezione comune e il senso artistico che viene dato ai due termini stanno nel rapporto in cui vengono posti con un termine spesso associato e finanche contrapposto ad essi: sostanza. Se nell’accezione comune stile e forma raramente vengono considerati in diretta relazione alla sostanza, in arte, stile e forma sono sempre stati considerati come manifestazioni della sostanza, rispettivamente come tratto peculiare dell’artista e come rapportarsi alla temperie storica e culturale da egli vissuta. Questo almeno fino a quando l’astrattismo (che paradossalmente doveva rappresentare l’apoteosi della coerenza nel rapporto tra stile-forma e sostanza) non ha aperto, facendo saltare del tutto i rapporti con la figuratività tradizionale, un buco nero dell’interpretazione, delegando alla sola testimonianza dell’artista le prove del vincolo tra stile-forma e sostanza. Questa evoluzione(?) dell’arte contemporanea si riflette nei comportamenti della società di massa, in cui lo stile ha fagocitato forma e sostanza e ha assunto un’esistenza autonoma e totalizzante, spesso in aperta e insanabile contraddizione con ciò che si vuole rappresentare.

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LA PSICOLOGIA FEMMINILE #società #sociologia #paritàdigenere

La psicologia femminile è un animale mitologico, un totem che non può essere rovesciato. E’ soprattutto il principale baluardo nella sacrosanta difesa della parità di genere contro gli assalti indiscriminati dei residui rigurgiti di sottocultura maschilista. La si considera come una componente innata delle donne di ogni età storica e preistorica, lo sguardo altro sulle cose del mondo colpevolmente relegato alla più totale subalternità dal susseguirsi delle società di stampo maschilista; uno sguardo altro che ora attende fremente la sua definitiva e fatale epifania, capace di portarlo dalla subalternità alla centralità assoluta. Paradossalmente, in quanto psicologia, essa non è altro che la risultante di plurimillenarie stratificazioni depositatesi in millenni di culture e civiltà a forte connotazione maschilista.

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