IL COMMERCIALE NELL’ARTE #arte #mercato #estetica

Il rapporto tra arte e mercato è un tema centrale nella discussione estetica, sin da quando, a seguito della rivoluzione industriale, l’ascesa della borghesia ha portato al declino delle tradizionali committenze laiche e religiose senza per altro sostituirsi adeguatamente ad esse. L’artista si è dovuto così misurare direttamente col pubblico e conseguentemente ha iniziato a dover tenere in conto della commerciabilità della sua arte. Si è così creato un vulnus tra la volontà artistica e la necessità dello stare al mondo, un vulnus che trova la sua sintesi più esemplare nel senso eminentemente spregiativo che si da al termine commerciale in relazione all’arte. Il commerciale nell’arte, difatti, è perlopiù visto come l’eccesso di accondiscendenza nei confronti di un gusto massificato, il più diffuso possibile; ciò porta al ricorso agli stereotipi, ai cliché, a tutto ciò che rende evanescente l’autenticità e l’urgenza dell’arte. Ma, d’altronde, come far fronte alla necessità materiale e morale dell’artista di trovare un pubblico, senza dover rinunciare alla propria peculiare autenticità? Questo nodo, forse, potrebbe essere sciolto se si facesse una distinzione tra i termini commerciale e commerciabile, in relazione all’arte. Se il commerciale tende a disinnescare l’autentico artistico attraverso il ricorso a modi stereotipati e consolatori in grado di attrarre il pubblico in maniera acritica, il commerciabile è il territorio dove l’autentico artistico cerca le vie per soddisfare la sua volontà di stare al mondo.

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PESSIMISMO E CRETINERIA #società #mondo #tempimoderni

Se un tempo trovavo qualche barlume d’intelligenza anche nell’individuo più cretino, oggi trovo un bel po’ di fiera cretineria anche nel più intelligente. Insomma, il mio passaggio dal pessimismo storico al pessimismo cosmico.

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ANATEMA #talento #genio #arte

Tutta la mia scorrettezza politica ve la sputo in faccia perché voglio guadagnarmi la vostra imperitura antipatia, pietisti, buonisti, acrobati della doppia morale, intellettuali radical shit, artisti prr…prrr…professionisti, ipocriti dal cuore puro. Quante volte nei vostri salottini vi siete battuti il petto di fronte all’ingiustizia dl mondo? Quante volte con veemenza avete perorato la causa della rivoluzione globale? Eppure siete sempre gli stessi, pronti a tuffarvi sulla briciola buttata dal feudatario di turno e, se necessario, pronti a fagocitarvi l’un l’altro per accaparrarvi quella briciola. Il vostro migliore dei mondi possibili è una scorreggia che appesta l’aria da millenni, il bastone tra le ruote dell’unico autentico motore di progresso dell’umanità: il genio del talento.

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IL PARADOSSO DEL DOPING #sport #prestazione #medicina

Stando all’etimologia, per altro incerta tra l’origine dall’antico olandese doop (sciroppo), ripreso dall’inglese to dope, e quella dall’africano dope (bevanda inebriante cerimoniale), il doping si regge su un paradosso e per questo non verrà mai superato completamente. Questo paradosso è dato dal fatto che si considera la pratica illecita in relazione al miglioramento delle prestazioni, piuttosto che al pericolo per la salute dell’atleta. Il miglioramento delle prestazioni è un diritto sacrosanto di ogni atleta e per ottenerlo, bisogna curare ogni minimo dettaglio. Allora, come si può definire illecito ciò che migliora le prestazioni? Bisognerebbe definire illecito ciò che reca danno alla salute dell’atleta, a prescindere dalla performance atletica.

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KILLING ME SOFTLY #coscienza #solidarietà #controvalori

Come? Voi dite che non mi volete comprare la coscienza, spergiurando che la pietà sia l’unico collante per le social catene? Mi dite che non può esservi dio che non sia misericordioso? D’accordo, apritevi bene le orecchie: io aborro la pietà e aborro la misericordia, perché entrambe, per essere suscitate, devono essere sottoposte a condizioni; entrambe necessitano dell’annullamento della dignità. E’ un tendere la mano, tirando con l’altra per il collo! Io adoro la schiettezza della solidarietà, così geometricamente definita e moralmente spassionata; mi può star bene il disinteresse della carità. Ma pietà e misericordia, vi prego, tenetevele! Con tutto il loro strascico di conservazione di valori putrefatti!

Come sono raggelanti i vostri sorrisi carichi di gratuita compassione.

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CRETINERIA E PROGRESSO #società #stupidità #intellettuali

Ebbene si, lo ammetto: sono allergico alla cretineria. Mi si gonfia a mongolfiera la cistifellea e l’esplosione di bile diviene ineludibile. Oh, è la peggiore allergia che possa capitare al giorno d’oggi, con la cretineria che s’annida nei luoghi più impensabili. Eccola manifestarsi nel copione che prevede d’essere simpatici a tutti i costi, d’essere protagonisti assoluti del nulla quotidiano. Un tempo, la cretineria si limitava a manifestarsi nell’agone sportivo, nelle competizioni più insulse, atte a stabilire chi ne avesse di più (di cretineria, s’intende!) tipo bersagliarsi vicendevolmente con le palle di sterco, possibilmente fresche, o competere nel fragore di un crescendo rossiniano di portentosi rutti. Ma oggi, la cretineria non si accontenta più di mostrare i muscoli; oggi, la cretineria non è più soltanto piena di idee, come notava Flaiano all’alba della civiltà dello spettacolo. Oggi, la cretineria rivendica con forza d’argomenti la genialità di quelle idee, il loro spessore intellettuale, etico ed estetico, pretendendo giustamente di trovare spazio persino nelle aule universitarie.

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ARTE E PROFESSIONISMO #arte #mestiere #disciplina

Per quanto possa essere professionale nella sua disciplina, l’artista non dovrebbe mai essere considerato professionista. Il professionismo non prescrive solamente la cura del minimo dettaglio (come del resto l’arte!), ma – e qui sta il nodo che rende la definizione “artista professionista” un ossimoro, una contraddizione in termini – anche il rifiuto dell’imprevisto, la negazione del caso come fattore di produzione, quantomeno a livello progettuale. L’artista, al contrario, sa che proprio facendo volgere il caso, anche il meno favorevole, nella stessa direzione della creazione, il prodotto artistico ne risulta potenzionato, proprio in quell’aura che contraddistingue l’arte da ogni altro tipo di produzione. Davanti all’imprevisto, il professionista può solo tentare di fare argine, di limitare i danni che esso causa al lavoro programmato; l’artista deve necessariamente essere pronto a danzare sull’imprevisto, lasciando sempre una parte del suo programma di lavoro improgrammabile. Il professionista ha sempre un’idea chiara e precisa del suo lavoro, fermo restando che negligenza e avversità del caso possono minarne la qualità; L’artista parte dal presupposto che l’opera d’arte è si il risultato della sua disciplina e del suo talento, ma anche del modo in cui essi interagiscono co imprevisto e cause esterne.

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