CONSIDERAZIONI SULLA SVOLTA POLITICA #Draghi #GovernoDraghi #Politica #Parlamento #Renzi #M5stelle #Lega #Salvini #Meloni #Berlusconi #Mattarella #governo

A prescindere dalle mie simpatie, dopo una marcata diffidenza iniziale, ho sempre considerato Renzi un gigante in mezzo ai nani, nonostante le distanze tra il suo agire politico e il mio modo di vedere le cose (ne fa fede questo blog). Questa è stata la più lampante dimostrazione. Ergo, il problema non è Renzi, ma l’assoluta mancanza di politici in grado di tenergli testa.

Ho sempre ritenuto Draghi il naturale sbocco di questa crisi, caldeggiandone l’incarico fin da quando, marzo-aprile 2020, mi era parsa evidente l’inadeguatezza del Governo Conte2 nel fronteggiare la crisi. A parte le sue indubbie qualità tecniche e politiche, l’ex presidente della Bce rappresenta una rivoluzione nella forma del fare politico in Italia. L’imbarazzo dei partiti che trasforma in un dilemma la decisione sul voto di fiducia è l’anticamera di questa rivoluzione, formale certo, ma la forma in politica è sostanza.

Ma il vero dilemma per i partiti non sarà tanto il voto di fiducia, quanto l’atteggiamento da tenere nella fase esecutiva del nuovo Governo, specie se l’azione di Draghi sarà efficace come ci si auspica, con conseguente crescita esponenziale della sua popolarità. Per questo, a parte il sostegno immediato e incondizionato di Italia Viva, Europeisti e Forza Italia, a cui si è accodato il Pd dopo qualche titubanza iniziale, l’atteggiamento degli altri risulta cosí imbarazzato già dalla decisione sul voto di fiducia. Imbarazzo che, spalmato sui due anni che mancano alla fine della legislatura, costringerà i partiti a rivedere i metodi di ricerca del consenso. Il senso della misura e la vocazione alla sintesi, vera cifra del talento politico del premier incaricato, rimarranno termini di paragone con i quali la politica dovrà necessariamente confrontarsi, ben oltre la fine del suo mandato.

La fiducia iniziale non è da mettere in discussione: anche Fratelli d’Italia dovrebbe astenersi, per non macchiarsi di un peccato originale, nel caso il nuovo governo andasse a gonfie vele. I voti contrari, decisamente minoritari, dovrebbero arrivare dalle frange oltranziste di Lega e 5stelle: per questo i leader di questi partiti farebbero bene ad optare per la libertà di coscienza.

In conclusione, consentitemi di usare per una volta la formula “lasciamolo lavorare” senza aspettarci miracoli: comunque vada, sarà una rivoluzione culturale per l’Italia.

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nessuna pretesa di verità, ma aprire qualche finestra
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