DUE NOTE A MARGINE DELLE MIE POESIE #Poesia #dio #appartenenza

Gran Sadico
Il Gran Sadico non è esattamente dio, piuttosto l’idea che l’umanità, almeno in una sua parte preponderante, si è fatta di dio. Il Gran Sadico è il dio che si vuole misericordioso (quindi buono e giusto) e al contempo demiurgo (quindi crudele e arbitrario, al di là del bene e del male). Il Gran Sadico è il dio che dilania Osiride, manda il rapace a rodere il fegato di Prometeo incatenato, crocifigge Cristo. Dai baluardi della conservazione, il Gran Sadico lancia le sue frecce avvelenate su ogni empito di trasformazione, su ogni ribellione capace di azionare i meccanismi dell’autentico progresso.

Randagia indolenza
Mi chiedono come il moto perpetuo del randagismo possa essere associato all’immobilismo dell’indolenza. Bisogna andare alle fonti del malessere: l’origine dell’indolenza sta nel non sentirsi parte, nel non appartenere fino in fondo. Il mancato coinvolgimento inaridisce ogni entusiasmo e così si scivola verso la deriva dell’indolenza. Ma la mancata appartenenza, il non aver casa porta al nomadismo, al perpetuo errare, al randagismo. Ecco perché il passo del randagio è sempre trascinato, indolente, appunto.

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nessuna pretesa di verità, ma aprire qualche finestra
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