L’ALBERO GENEALOGICO DI ANDREA ARCA #poesia #prosa #evoluzione

Si potrebbe iniziare con un canonico “c’era una volta”, per poi virare completamente e far deflagrare lo stereotipo con una carica dinamitarda di ridicolo. Ma poi, quale volta? Un’unica volta nei secoli dei secoli o una volta per ogni generazione? O una volta fra tante e tante volte? E queste tante, ognuna una volta diversa o raggruppate per similitudine in categorie?
Mah, lasciamo stare! Accadde che una semplice coppia di scimmie battezzò a propria dimora un albero della giungla, per sfuggire alle dure leggi della savana. La coppia di piteci ebbe figli, nipoti e pronipoti e le generazioni si moltiplicarono esponenzialmente. Nacque così una spietata competizione per accaparrarsi le migliori posizioni sugli alberi: le più alte, strategiche per la sicurezza e per il controllo del territorio. In questa eternamente aspra contesa, furono favoriti gli elementi dal baricentro basso, dotati di una certa equivalenza tra gli arti superiori e inferiori, tale da farli stare più a loro agio tra i rami. Quelli dalle lunghe leve inferiori, per contro, vennero lentamente spinti verso il basso, fino ad essere costretti a scendere dagli alberi. Qui, sul terreno, dovettero rapidamente guadagnare la stazione eretta per poter scorgere con sufficiente preavviso le numerose insidie della savana. La nobile e statuaria posizione eretta consentì a queste scimmie bipedi, sempre più lontanamente somiglianti ai loro parenti arboricoli, di sviluppare una portentosa capacità di manipolazione degli elementi della natura. Tra questi, le violente esplosioni ignee che si manifestavano particolarmente nella stagione secca o lungo i crinali dei monti concavi, dopo che la terra era stata attraversata dalle scosse e la bocca aveva vomitato le sue lingue di fuoco. Il bipede implume trovò nella sua verticalità e nella conseguente abilità manuale l’ardire per azzardare la più estrema delle manipolazioni: il controllo del fuoco. A prezzo di ustioni e scottature, nell’arco di più generazioni, l’impresa riuscì e la scimmia bipede si fece uomo e si fece dio.

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nessuna pretesa di verità, ma aprire qualche finestra
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