ANTIDEMOCRATICITA’ DELLA RELIGIONE #potere #sacro #tradizione

Data la religione come strumento del potere per incanalare il naturale sentimento del sacro nella prospettiva della conservazione del potere stesso (strumentalizzazione che si manifesta a partire dall’invito alla rassegnazione e all’obbedienza nei confronti della gerarchia del potere costituito), il suo (della religione) tendere esclusivamente alla conservazione la pone in aperto e insanabile contrasto con la democrazia, in quanto questa, lungi dal vederne la connotazione peculiare nell’espressione multiculturale(come se la multiculturalità non fosse stata comune a tanti regimi del passato prossimo e remoto, tutt’altro che democratici),ha il suo motore primo nel divenire della dialettica potere-consenso. Tale essere in divenire pone la democrazia in posizione antipodica rispetto alla conservazione, in quanto appunto generata dal vortice di trasformazione del divenire che scaturisce dalla dialettica potere-consenso. Ciò non significa affatto che il divenire (e la democrazia) nega e rifiuta la tradizione; semplicemente non la cristallizza nel dogma dell’immutabilità, ma la accoglie nel vortice della trasformazione e la proietta nel divenire.

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