POESIA E TEATRO #parola #poetica #scena

Quale sublime cortocircuito scaturisce dal rapporto elettrico che si instaura tra poesia e teatro! La poesia, la grande poesia si compie nel teatro: lì, sulla scena, la poesia trova il suo giusto respiro; lì, sulla scena, la parola disvela tutto il mondo di cui essa si fa portatrice. L’Ugolino di Dante, la Ginestra di Leopardi, l’epifania del poeta nel mondo boia borghese di Baudelaire, la discesa agli inferi di Rimbaud, dal più piccolo frammento al più lungo poema di Campana: ecco la poesia più alta, quella che si compie nel teatro, quella in cui la parola è teatro nel momento stesso in cui viene scritta. Di contro, ça va sans dire, ecco il teatro nella sua essenza, nei suoi quattro quarti di nobiltà, trovare definitivo compimento nella poesia. Il fatale e finale urlo del Prometeo di Eschilo è parola che si fa carico di tutta la sua potenza semantica ed evocativa per renderla manifesta; così come in ogni monologo di qualsivoglia antieroe shakespeariano e, perché no, nell’arido minimalismo postapocalittico di Beckett, il teatro si compie nella parola poetica.

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