BERSAGLIO NOBILE #poesia #destino #libertà

marsia tiziano

A nessun altro che al caso o a Dio,
al demiurgo seriale, al tessitore occulto,
a colui che si diverte a sparigliare
le carte ed attizzare la miseria della carne,
inciderla coi suoi disegni laceranti.
Lui, lo spirito del mondo, tiranno sorridente,
distende a ragnatela la disciplina della conservazione,
insinua i tentacoli e stringe il volontario esule
nella morsa dell’adeguamento al canone.
Eccolo, il magnifico scienziato voyeurista
che studia le reazioni all’esser fuori
luogo e fuori tempo, giudizio inopportuno
del fraudolento cacciatore d’anime che semina
trappole per affermare la potenza del suo arbitrio
e farlo incombere sull’illusorio dei mortali.
Il nodo scorsoio del diaframma non si scioglie
e ancora temo la farsa inscenata dall’istinto,
quell’accanirsi terapeutico del flusso
che non si arrende all’evidente fallimento.

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nessuna pretesa di verità, ma aprire qualche finestra
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3 risposte a BERSAGLIO NOBILE #poesia #destino #libertà

  1. nico1934 ha detto:

    BERSAGLIO NOBILE #poesia #destino #libertà

  2. nico1934 ha detto:

    UNA COMPOSIZIONE INCOMPOSTA

    È una composizione incomposta, che arruffa, cioè a dire, argomentazioni che non argomentano e si intravede – o sembra di intravedere – solo un intento polemico nei confronti della poesia, che contrasta con un’altra vaga impressione, che se ne trae in contempo, d’un giudizio sulla poesia, non semplicemente positivo, ma esaltante, di potenza ventosa che spazza via il male e inarca un cielo altro da quello terrestre, pur sullo stesso terrestre, che sfinisce via via e dilegua. Ma tale giudizio, bisogna ribadire, è solo una impressione vaga, priva quasi di specule onde esso si riveli e che siano additabili concretamente.
    Ma oltre questo che è rilievo di prima ragione, quanto alla poesia in sé, bisogna dire che non vi è nulla che abbia una certa e chiara funzione tecnematica, e di conseguenza nulla accade nel fruitore che sia qualificabile come operazione di poesia, se non un poco di sconcerto nel sentire la mancanza d’ogni segno di presenza lì della Signora, la quale non è di certo attratta dai soliti apparati tradizionalmente intesi come forme visibili di essa, come il verso, che del resto qui non è neppure facilmente individuabile in qualche sua misura o ritmo riconoscibile; o il prosimetro, ché il testo è intaccato gravemente proprio nel suo essere provorso, con quell’andare a capo continuo che lo assimila indubbiamente al vertere – al verso cioè – benché senza regola riconoscibile, come s’è detto, di misura o di ritmo.
    Nemmeno è possibile intendere come operazione di poesia l’interessante collegamento tra destino, poesia e libertà, perché esso collegamento già nel titolo è sotto i nostri occhi operato con indubbia evidenza dall’autore, senza che vi abbia parte la poesia, la quale neppure vi è minimamente determinata da un qualche tecnema riconoscibile come tale nella tessitura compositiva, nella quale il poeta, come di regola, si è lasciato andare al suo estro, ma senza trovar la grazia d’una invenzione tecnematica adeguata a questo fine, grazia che è concessa solamente agli eletti, che son pochi.
    Peccato. Si poteva far di meglio, dato quel collegamento lì, interessante e stimolante.
    Domenico Alvino

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