LE DINAMICHE DELLA RELIGIONE #pensiero #religione #potere

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La religione è la strumentalizzazione a fini sociali e politici del naturale sentimento del sacro che nasce come risposta agli interrogativi propri dell’uomo nel suo rapportarsi alla natura, dalla necessità di placare il sentimento di inadeguatezza di fronte ad essa e dall’ammirazione per l’esempio di uomini fuori dal comune.

Il sentimento del sacro, interiore e quindi originariamente individuale, se condiviso dalla moltitudine diviene religiosità, ovvero un comune sentire l’oggetto del sacro che tende spontaneamente a una rappresentazione rituale condivisa. Dalla religiosità si passa alla religione vera e propria quando l’autorevolezza riconosciuta a taluni membri della comunità religiosa si struttura in una gerarchia ben definita.

La spontanea rappresentazione degli adepti viene sostituita da una codificazione formale dogmatica creata a tavolino dalla gerarchia. Ogni aspetto della religiosità spontanea viene sottoposto al vaglio della gerarchia che la piega in funzione del mantenimento dell’ordine sociale e della conservazione dello status quo. L’aspetto soprannaturale viene legittimato dalla narrazione che viene sviluppata dalla gerarchia a partire dalle credenze religiose condivise.

Nel cristianesimo, i tre gradi della religiosità sono rappresentati in modo esemplare. Inizialmente, la testimonianza di un uomo fuori dal comune fa breccia nell’animo degli uomini. La forza di tale testimonianza conquista moltitudini e si diffonde, dando vita a comunità spontanee cementificate dalla volontà di imitare l’esempio del maestro. All’interno di queste comunità si formano delle elite intellettuali che tendono ad incanalare la religiosità spontanea in una forma dogmatica, processo che si compie definitivamente quando si crea un asse tra la religiosità e il potere politico, come avvenuto per il Cristianesimo con il primo Concilio di Nicea e gli Editti di Costantino e Teodosio.

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