LA LUNGA LINEA D’OMBRA: PER UNA GENEALOGIA DEL MALEDETTISMO #prometeo #artaud #rimbaud

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Berthelemy-Prometheus

“Quello che soffro è contro la giustizia” è l’urlo con cui due millenni e mezzo fa Eschilo concludeva il suo Prometeo incatenato. La giustizia in questione non era l’imperfetta legge umana, ma quella divina di Zeus che aveva condannato il semidio al ben noto terribile supplizio per aver donato il fuoco “artefice di tutto” ai miseri mortali, in tal modo emancipandoli almeno in parte dall’arbitrio divino. Il fuoco “artefice di tutto” rappresenta la fondazione della tecnologia, ovvero l’uomo che si fa demiurgo, prerogativa fino allora esclusiva degli dei.

Gerard de Nerval – al pari di un altro grande maledetto, il suo quasi coetaneo Edgar Allan Poe, considerato tra i precursori  di simbolismo e surrealismo – nel suo racconto “Balkis, la regina del mattino e Solimano, il principe dei geni”, uno degli intervalli onirici inseriti in “viaggio in Oriente”, prendeva a pretesto il viaggio leggendario della regina di Saba alla corte…

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nessuna pretesa di verità, ma aprire qualche finestra
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