GIUSTIZIA E CRUDELTA’ #etica #diritto #regola

san petronio

Quello che soffro è contro la giustizia.

Eschilo, Prometeo Incatenato.

Il lacerato lamento con cui si chiude la tragedia echilea continua ad interrogare l’umanità sulla possibilità che si possa realizzare nel mondo una giustizia valida in assoluto, senza contraddizioni e controindicazioni. Il titano, è noto, incorre nella giustizia divina per aver oltrepassato i limiti imposti, ma proprio oltrepassando quei limiti, Prometeo ha reso giustizia agli uomini, facendo loro dono del fuoco. La giustizia arbitraria e crudele, fondata su ciò che regge l’ordine naturale (quantomeno, nella forma suggerita dalle suggestioni che esso evoca negli uomini), ha il sopravvento sulla giustizia umana, fondata sulle legittime aspirazioni degli uomini di trovare il massimo di conforto per le loro precarie esistenze. Nel corso dei secoli, la giustizia è stata di volta in volta vista come rispetto dell’ordine naturale, diritto del più forte, garanzia di libertà, uguaglianza degli uomini, compartecipazione alle ricchezze, riconoscimento del merito, punizione della colpa.

Da qualunque prospettiva la si guardi, la giustizia appare sempre come una coperta troppo corta: se la si considera come libertà, c’è il rischio costante di travalicare l’ordine naturale delle cose; se la si vede come uguaglianza, si finisce per discriminare le eccellenze; il diritto del più forte, viceversa, colpisce ulteriormente chi è già stato sfortunato per natura; la compartecipazione alle ricchezze cozza contro la libertà e il diritto del più forte; il riconoscimento del merito può non tener in minimo conto dell’impegno profuso o, al contrario, può farsene condizionare eccessivamente; la punizione della colpa può far scivolare facilmente  il sentimento di giustizia verso un territorio di ambiguità con l’impulso alla vendetta. Anche l’innegabile progresso sociale, affermatosi in occidente dal dopoguerra, ha fatto sorgere la percezione di una parallela crescita dell’ingiustizia, contribuendo a rendere sempre più evidenti le differenze di opportunità tra ricchi e poveri.

Piuttosto, la giustizia dovrebbe partire dall’onesta constatazione della crudeltà dell’ordine naturale; crudeltà non intesa come violenza gratuita, ma come inesorabile e arbitrario intervento nelle sorti degli esseri umani, indipendentemente dalla loro volontà. Nessuno sceglie di venire al mondo e tantomeno nessuno sceglie l’ambiente in cui essere accolto: questo relativizza ogni concezione di responsabilità e di merito alle convenzioni del contesto in cui si vive. Di conseguenza, una giustizia onesta si dovrebbe porre come punto di partenza l’accettazione delle leggi arbitrarie che regolano la vita; accettazione che non significa modellare la giustizia a immagine e somiglianza dell’ordine naturale, ma evitarne le mistificazioni idealistiche e moralistiche. Solo guardando in faccia la crudeltà dell’ordine naturale e riconoscendo l’eterna incompiutezza della giustizia umana si può pensare di limitare e correggere gli effetti degli arbitri e delle ingiustizie insiti in ogni fenomeno naturale e umano.

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nessuna pretesa di verità, ma aprire qualche finestra
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