L’UOMO E LA BESTIA #umanità #bestialità #natura

minotauro

Curiosamente, l’uomo tende a definire bestialità tutte le degenerazioni che sono al contrario prerogative pressoché esclusive dell’umanità. Ecco che la sessualità che si abbandona senza freni alla lussuria viene definita bestiale e rimossa dalla sfera umana a cui appartiene. Eppure, nello stato di natura, il sesso rimane nel recinto della procreazione, tuttalpiù con implicazioni che riguardano i rapporti di potere e la territorialità. Anche nelle specie in cui la sessualità assume il compito di cementificazione dei rapporti sociali (e mi riferisco, guarda caso, a certi generi di primati, dunque gli animali più prossimi all’uomo), essa non trascende mai in un orizzonte puramente ludico come nell’uomo, non si sviluppa nell’ossessiva ricerca di pratiche sempre più elaborate, nel tentativo di soddisfare l’insaziabile immaginazione erotica tipica della specie umana.

Tantomeno, seppure è presente in svariate specie una certa brutalità nel rapporto sessuale, esso non degenera mai in atti di violenza fini a sé stessi, mentre nell’uomo la degenerazione arriva a fare della violenza una fonte di piacere. Di contro, i comportamenti più brutali del mondo animale rimangono circoscritti nell’ambito delle leggi della natura. Anche l’orso polare che uccide i cuccioli, lo fa per indurre la madre orsa ad accoppiarsi con lui, rispondendo ad un istinto di base: la conservazione della specie. Negli animali, come negli uomini, sono presenti pulsioni distruttive e costruttive, ma mancano quelle autodistruttive; manca quella pulsione  stimolata dal peso della conoscenza, presente esclusivamente nell’uomo in quanto unico portatore di cultura compiuta, a liberarsi del retaggio della civiltà, con la sua plurimillenaria stratificazione.

Definire bestiali certi comportamenti umani, contraddistinti da una cieca e immotivata brutalità, significa rimuoverli dalla loro sfera di appartenenza, per non dover accettare che essi traggono origine dall’abisso della coscienza umana. Per questo si preferiscono i termini bestia e bestialità ad animale e animalità: questi ultimi, anche in senso etimologico, aprono il campo a una certa empatia con l’umano, in quanto portatori di anima; li si utilizza, spesso a sproposito, per indicare una mancanza di educazione, di autocontrollo, non per etichettare comportamenti di inaudita brutalità. La bestia, in fin dei conti, è l’animale nel suo aspetto meccanicistico, a cui non viene riconosciuta alcuna sensibilità, ma solo l’istintiva capacità di reagire agli impulsi.

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4 risposte a L’UOMO E LA BESTIA #umanità #bestialità #natura

  1. Sara Palazzotti ha detto:

    Quello che dici non corrisponde al vero. La violenza esiste anche tra animali, come dici. Lo stupro è ordinario nel mondo animale. Non capisco quale differenza percepisci. Anche l’uomo lo fa per desiderio di esercizio di potere e controllo del territorio. Secondo me è corretto dire “bestialità” quei comportamenti, perché gli animali, almeno che si sappia, non si pongono problemi di coscienza per quei comportamenti (anche se non pare essere così per tutti gli individui animali, alcuni mostrano sofferenza e empatia). Si riscontrano diversi livelli di psicopatia sia negli animali, sia negli esseri umani.

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