TRANQUILLO CREMONA #arte #pittura #scapigliatura

tranquillo cremona

Nato a Pavia nel 1837 in una famiglia della media-borghesia, ultimo di quattro fratelli (tra i quali Luigi, matematico di fama e importante uomo politico dell’Italia post-unitaria), Tranquillo Cremona rivelò sin da piccolo la sua vocazione alla pittura. Orfano di padre all’età di 5 anni e di madre a 12, riuscì comunque a compiere un percorso di formazione regolare, frequentando la Scuola Civica di pittura di Pavia con profitto. Qui conobbe Federico Faruffini, di qualche anno più grande di lui, e si avvicinò al romanticismo lombardo di Hayez e soprattutto del Piccio. Nel 1852 si trasferì a Venezia, ospitato dal fratellastro Giuseppe, figlio di primo letto del padre. Nella città lagunare si iscrisse all’Accademia di Belle Arti e studiò i maestri del Rinascimento, rimanendo particolarmente impressionato dal colorismo e dalla dissoluzione della forma dell’ultimo Tiziano.

Per evitare di essere arruolato nell’esercito austriaco, nel 1859 si trasferì dalla sorellastra Giovanna a Gropello Lomellina (poi G. Cairoli), nello stato sabaudo, dove ottenne alcune commissioni dalla famiglia Cairoli. Ben presto iniziò a frequentare gli ambienti artistici di Milano, ormai liberatasi dall’occupazione austriaca, iscrivendosi all’Accademia di Brera ed esponendo all’annuale mostra degli allievi. Il suo primo periodo d’attività rimase nel tracciato del Romanticismo storico (Marco Polo alla corte del Gran Khan, 1863), ma già da Il falconiere dello stesso anno, col quale ottenne i primi riscontri di pubblico e critica, iniziarono a farsi strada i tratti che caratterizzarono il suo stile maturo. In questi anni milanesi, Cremona si avvicinò agli ambienti della nascente Scapigliatura milanese, condividendone gli atteggiamenti d’irriverente e goliardica Boheme. Per sbarcare il lunario, disegnò caricature politiche per alcune riviste satiriche milanesi. Per quanto riguarda le opere pittoriche, Cremona si distinse in particolar modo nei ritratti, come quelli dei due fratelli Dossi e di Nicola Massa del 1867 e di Emilio Marozzi del 1869.

Con I due Cugini del 1870, il pittore pavese si distaccò definitivamente dalla tradizione lombarda, mostrando di aver ben chiara la linea evolutiva della propria originale maniera, basata sul dissolvimento delle linee e delle forme nelle trasparenze chiaroscurali e nelle macchie sfumate di colore puro. Furono fattori importanti di questa svolta la vicinanza artistica con Daniele Ranzoni e le teorizzazioni scapigliate sull’unità delle arti, sviluppate da Giuseppe Rovani nel saggio Le tre arti del 1874. Con dipinti come Tra i fiori (1871), Silenzio amoroso (1872), Melodia (1874), In ascolto (1874), High Life (1876), Povero ma superbo (1878) e L’edera (1878), Cremona affermò la sua maniera ironica e nostalgica, sensuale ed eterea, fluida e cristallizzata. Nello stesso periodo, il pittore arrivò a convincenti risultati nel ritratto (Benedetto Junck, 1874; Vittore Grubicy, 1877) e nell’amata tecnica dell’acquerello (Le curiose e Ripassando la lezione, entrambi eseguiti intorno al 1876), particolarmente adatta per portare avanti le sue sperimentazioni coloristiche e luministiche.

Riconosciuto ormai ufficialmente, come testimoniano le nomine a socio onorario dell’Accademia di Brera e a direttore della Scuola d’Arte di Pavia, stabilizzatosi economicamente anche grazie all’eredità del fratello Giuseppe, Tranquillo Cremona morì improvvisamente nel 1878 ad appena 41 anni. Gli fu fatale un avvelenamento dovuto alle infiltrazioni nel sangue del piombo contenuto nei colori che aveva l’abitudine di impastare direttamente su mani e braccia. La mostra commemorativa organizzata nel ridotto della Scala poco tempo dopo sancì la sua definitiva consacrazione. Personaggio sopra le righe, dedito integralmente all’arte, dotato di un umorismo caustico e irriverente, poco incline alle convenzioni borghesi, come emerge dalla raccolta aneddotica che di lui ha lasciato l’amico Carlo Dossi (Note azzurre), Tranquillo Cremona è stato uno dei più precoci interpreti italiani della crisi della figuratività del tardo ottocento, portando il suo non indifferente contributo allo sviluppo delle avanguardie del primo novecento.

 

http://www.paviaedintorni.it/temi/personaggi_file/personaggi_arte_file/descrizione_TranquilloCremona_file/mostrainizialeoperecremona.htm

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