PARTITA DOPPIA #jobsact #leggeelettorale #governorenzi

renzi

Tutto si può dire contro le riforme elettorale e del lavoro volute dal governo, ma l’abilità con cui Renzi le sta portando verso il varo definitivo, giocando come il gatto col topo con gli umori, le velleità e le debolezze dei suoi interlocutori, evidenzia una volta di più come il problema non sia l’egemonia che lui è in grado di esercitare, ma l’assoluta mancanza di autorevoli prospettive alternative. In una settimana, passando con nochalance da un tavolo all’altro, ha messo all’angolo Berlusconi e Alfano, costringendoli a retrocedere dalle posizioni acquisite, per poi offrire alla minoranza interna, in teoria l’unica che potrebbe veramente compromettere la tenuta del governo, il contentino di un ulteriore allargamento del diritto al reintegro per i licenziamenti senza giusta causa, creando scompiglio (come se non ce ne fosse già abbastanza) tra la variegata sinistra interna e annullando in buona parte le motivazioni per una saldatura tra essa e la piazza del sindacato. L’asse Cgil-Fiom, d’altro canto, isolatosi da Cisl e Uil nella scelta di una contrapposizione netta al governo, benché attuata nelle forme istituzionali, rischia di trovarsi schiacciato tra il renzismo e le proteste radicali di varia natura che stanno montando nel paese. Sempre che non si voglia individuare in Landini il leader in grado di saldare la sinistra parlamentare con il movimentismo riconducibile a quella radicale, riportando quest’ultimo nell’alveo della rappresentanza istituzionale.

A parte l’ennesima prova di abilità e forza politica di Renzi, un giudizio sereno sul merito delle riforme, a mio parere, non è ancora possibile. Il dibattito sul Jobs act, in particolare, fino ad ora si è ridotto alle limitazioni dell’articolo 18 che si vorrebbero introdurre per i nuovi assunti col contratto a tutele crescenti. Una questione più che altro simbolica, tenuta accesa dalla reciproca sfiducia tra riformismo progressista e lavoratori, l’uno cronicamente distante dal quotidiano della popolazione, gli altri incapaci di una visione complessiva dei problemi che vada oltre la logica padronale. Per quanto riguarda la legge elettorale, dal pasticcio del patto del Nazareno, piano piano, si sta arrivando a una riforma sempre meno indecente. Rimangono dei punti critici, con qualche sospetto di incostituzionalità, come il voler mantenere una preponderanza delle liste bloccate, mentre la disputa se limitare il premio di maggioranza alla lista o allargarlo alla coalizione appare come il tentativo di piegare una riforma che si vorrebbe duratura all’attuale situazione politica. Comunque sia, se Renzi riuscisse a portare a compimento il percorso delle due riforme nei tempi prefissati, rafforzerebbe ulteriormente la sua posizione di dominio della scena, potendo far leva sullo spauracchio delle elezioni anticipate in modo più convincente di ora.

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