PAUL CEZANNE #arte #pittura #avanguardia

cezanneMarginale  in vita, persino nei confronti degli emarginati impressionisti, tanto dal finire con l’imporsi un totale ascetismo artistico per gli ultimi decenni di attività, Cezanne è andato ad occupare, a partire proprio dagli ultimi anni della sua esistenza, una posizione di assoluta centralità nella storia dell’arte, rafforzatasi alla luce degli influssi esercitati sulle avanguardie novecentesche. Figlio del titolare di una fabbrica di cappelli (in cui lavorava anche la madre) e di un piccolo istituto di credito, Paul Cezanne nacque ad Aix-en-Provence nel 1839. Nella cittadina provenzale, strinse un’amicizia duratura con Emile Zola, di un anno più piccolo di Cezanne, destinata a durare fino agli anni ’80, quando la sempre più forte spinta all’isolamento del pittore e le incomprensioni dovute alla pubblicazioni de L’oeuvre, il romanzo di Zola con protagonista un pittore fallito in cui si adombrava la figura di Cezanne, non posero fine irreversibilmente al sodalizio. Destinato alla carriera legale dal facoltoso padre, il futuro pittore si iscrisse alla facoltà di legge, ma senza soffocare la prepotente urgenza dell’arte. Qualche tempo dopo, davanti al padre riluttante, ma rassegnato per il suo mediocre rendimento universitario, riuscì ad ottenere un sostegno economico per andare a Parigi a perfezionare la superficiale tecnica artistica, maturata nelle ore di studio adolescenziali, rigorosamente extra scolastiche. Nella capitale, oltre a frequentare corsi dell’Academie Suisse, dove conobbe Pissarro e altri futuri impressionisti, venne letteralmente assorbito dalle visite al Louvre, soffermandosi in particolare sul Rinascimento veneto, Caravaggio, El Greco, il  Romanticismo e il Realismo francese,  Delacroix e Daumier su tutti. Dopo non essere stato ammesso all’Ecole des Beaux-Arts, rientrò temporaneamente a Aix, impiegandosi controvoglia nella piccola banca del padre.

Ma il richiamo dell’arte non tardò a manifestarsi ineludibilmente e Cezanne ritornò ben presto a Parigi per abbandonarvisi definitivamente. In questi primi anni da artista, passati tra i corsi della Suisse e le febbrili esercitazioni sui maestri e sui soggetti classici, Cezanne manifestò, accanto a un’ancora incerta mano, un senso del colore e dei volumi in evoluzione verso una maniera nuova e originale, come nella prima versione de Le tentazioni di Sant’Antonio degli ultimi anni sessanta, in cui echi veneti e di El Greco convivono con elementi volumetrici e coloristici che pare vogliano eludere l’impressionismo per proiettarsi direttamente sui Fauves. Nonostante i ripetuti tentativi, l’artista non riuscì a fare ammettere nessuno dei suoi lavori ai Salon ufficiali. In questi anni, Cezanne iniziò a convivere con Hortense Fiquet, dalla quale ebbe un figlio, Paul, nato nel 1872, cercando di tenere il padre all’oscuro della vicenda, dato che non avrebbe accettato una convivenza fuori dal matrimonio, per giunta con prole. Con una famiglia sulle spalle, divenne insostenibile la dispendiosa vita parigina e i Cezanne si trasferirono in periferia, prima a Pontoise e successivamente ad Auvers sur Oise, dove il pittore si ritrovò a lavorare spesso en plein air, in coppia con Pissarro, nativo di Pontoise. Di questi anni sono i primi lavori maturi di Cezanne, come La casa del dottor Gachet e La casa dell’impiccato, entrambi del 1873, il secondo dei quali presentato, insieme a Una moderna Olympia, alla prima storica esposizione impressionista dell’atelier di Nadar nel 1874, ottenendo critiche più feroci, se possibile, dei suoi compagni. Il rapporto di Cezanne con gli impressionisti, cementato anche dalla partecipazione alla III esposizione del 1877 con sedici dipinti, non fu mai di adesione totale all’ortodossia del gruppo; nel pittore provenzale manca la vibrante cristallizzazione della vita tipica degli impressionisti, ma si orienta piuttosto verso lo sprigionamento della potenza evocativa della forma e del colore, verso una nuova concezione del bello assoluto e dell’armonia (Le tre bagnanti del 1875; Le tentazioni di Sant’Antonio del 1877).

Deluso dalle critiche, con poche voci fuori dal coro, e a disagio nella convivialità impressionista, Cezanne si isolò progressivamente dall’ambiente parigino, riavvicinandosi alla terra natia e immergendosi completamente nella sua ricerca artistica. Già con L’Estaque del 1885 mostrò di aver raggiunto una chiarezza nei propositi, diluendo i toni cupi e barbarici nella luminosità del colore e nella nettezza delle forme. Nel ritiro di Aix, con la famiglia a Parigi, Cezanne compose le sue opere maggiori, dai ritratti (Madame Cezanne nella poltrona gialla e Il ragazzo con il panciotto rosso, entrambi del 1890 circa; La signora in blu del 1904) alle scene di genere ( Martedì grasso del 1888 e le varie versioni de I giocatori di carte, tra cui quella del 1894); dalle vedute paesaggistiche (La Montagna Saint-Victoire, anch’essa ripresa più volte nell’arco di vent’anni, con l’esito finale preannunciante l’astrattismo del 1905) alle nature morte (Natura morta con mele e arance del 1899); fino ai nudi, con le tante prove sul tema di bagnanti, anche maschili, inaugurate nel 1875 e evolutesi fino al protocubismo delle ultime tre versioni, composte tra il 1895 e il 1906, anno della sua morte a causa di una polmonite, sopraggiunta dopo essere stato sorpreso da un violento temporale durante una seduta en plein air. Se si eccettua una mostra a Bruxelles nel 1890, fu solo dopo l’interessamento del grande mercante d’arte Ambroise Vollard (che nel 1895 stipulò un contratto con l’artista e organizzò la sua prima retrospettiva) che il nome di Cezanne iniziò a uscire dall’anonimato, fino alla mostra commemorativa al Salon d’Automne nel febbraio del 1907 che funse da spinta propulsiva per l’imminente rivoluzione cubista, oltre a fare dell’arte di Cezanne un punto di riferimento imprescindibile per gli sviluppi dell’arte contemporanea.

opere di Cezanne

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