I NODI DA SCIOGLIERE #governorenzi #riforme #economia

renziPer quanto le opposizioni – nel loro inedito asse che vede sinistra radicale, oltranzismo a 5 stelle e populismo xenofobo tutti uniti nel tentativo non tanto di migliorare le riforme, ma di arginare lo strapotere di consenso di Renzi – possano sbracciarsi, urlare, minacciare l’Aventino e il ricorso alla piazza (attenti, che va a finire come la marcia dei 40 mila colletti bianchi della Fiat nel 1980!), il premier, per quanto riguarda le riforme, è in una botte di ferro. Comunque vada a finire l’iter riformistico, l’appeal di Renzi non verrà di certo scalfito da questo importante passaggio politico: o ne uscirà fuori come il principale artefice, o gli sarà gioco facile addebitare all’ostruzionismo la mal riuscita delle riforme. Piuttosto, l’arroccamento delle opposizioni costringerà le stesse in un angolo a competere ferocemente per il consenso populista e qualunquista, a dir la verità sempre ben nutrito in Italia, ma non abbastanza da riempire la pancia di un così ampio e variegato fronte politico.

Gli scogli che non solo possono arginarne il mare di consenso, ma anche far naufragare l’Invencible Armada renziana, sono tutti di natura squisitamente economica. Lo stallo della ripresa, l’inarrestabile emorragia occupazionale (in primo luogo giovanile), le falle di un sistema economico obsoleto e impelagato nelle ragnatele dei corporativismi e dei clientelismi, il disordine dei conti pubblici sono i veri nodi al pettine che il Governo Renzi dovrà per forza di cose sciogliere con urgenza, se non vorrà pagare dazio ben al di sopra delle reali responsabilità dell’esecutivo guidato dall’ex sindaco fiorentino. Il bonus Irpef – per altro difficilmente allargabile, vista la congiuntura, a classi di lavoratori ugualmente in sofferenza -, così come il decreto Sblocca Italia, non potranno che risultare dei palliativi poco efficaci, se non saranno sostenuti da una revisione strutturale del sistema economico e da una messa a regime dell’unico settore a vocazione trainante dell’economia italiana: il patrimonio artistico, culturale ed ambientale. Su questi punti – e non sul successo o meno delle riforme – Renzi si giocherà il consenso ottenuto e il suo avvenire politico. Di fronte alla pancia vuota di sempre maggiori fasce di popolazione, anche l’alibi di un Parlamento rallentato, se non bloccato, dall’ostruzionismo strumentale delle opposizioni non potrà reggere.

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