EUROPA, O CARA! #elezionieuropee #campagnaelettorale #consenso

unione europeaPassate le festività pasquali, si entra nel vivo della campagna elettorale europea, con contorno del rinnovo di importanti amministrazioni comunali e del Consiglio regionale del Piemonte. Un test già di per sé fondamentale che cade in un momento cruciale per la pianificazione del futuro dell’Europa, a un bivio tra il proseguimento della scellerata visione burocratica e tecnocratica e l’apertura a un’idea più partecipata e solidale. In Italia, naturalmente, questa questione sta passando in secondo piano, sormontata da una lettura tutta interna delle prossime elezioni, viste come un referendum pro o contro Renzi. Il premier non può che giovarsi di questa situazione, dato che si trova con quasi tutte le opposizioni schiacciate su posizioni barricadere. Grillo sta ripetendo la fortunata campagna contro Bersani, ma dubito che stavolta gli possa andare altrettanto bene. Questo per almeno quattro motivi: la perdita dell’effetto novità; le polemiche continue tra ortodossi e dissidenti; una campagna elettorale meno partecipata, anche grazie alla furbesca genialata di Grillo di farla coincidere col suo tour a pagamento; il suo antagonista che, magari altrettanto furbescamente, sta portando a casa risultati sensibili per l’elettorato, mentre il leader pentastellato è sempre più impacciato nel tentativo di rovesciare la macchina da guerra comunicativa messa in campo e abilmente manovrata da Renzi.

Berlusconi, intanto, è molto combattuto. Non contento di essersela cavata a buon mercato con la pena inflittagli, pare quasi che voglia sfidare i giudici, fino a costringerli a revocare l’assegnazione ai servizi sociali e a dargli i domiciliari. L’ex cavaliere avrebbe sicuramente un’agibilità politica molto più limitata, ma finire ai domiciliari darebbe voce e credibilità a una campagna basata sul vittimismo, una delle poche carte che Berlusconi potrebbe giocarsi per recuperare un po’ di consenso. Difficile, comunque, ipotizzare che l’ex Senatore possa anche solo avvicinarsi alle rimonte del 2006 e del 2013. Per Forza Italia finire staccati dal Movimento5stelle rappresenterebbe un ridimensionamento della possibilità di condizionare il governo, per la verità finora rivelatasi più di facciata che di sostanza. Per quanto riguarda gli altri, Lega e Destra, con la loro retorica antieuropeista, stanno affrettando il loro ritorno alla marginalità, dopo un ventennio in cui hanno contato ben più del dovuto. Sel e sinistra extraparlamentare, dal canto loro, dimostrano quantomeno la buona volontà di cercare alternative, ma non riescono ad andare oltre alle solite astrazioni ideologiche e intellettuali, con la riproposizione del solito sgangherato cartello delle buone intenzioni, destinato, con buona probabilità, a ripetere le stesse fallimentari esperienze dell’arcobaleno e dell’arancione.

In questa situazione, Renzi si trova praticamente da solo a cercare il consenso tra la maggioranza silenziosa degli italiani. Gli unici a potergli contendere, si fa per dire, il territorio di caccia sono i liquefatti centristi e il Nuovo Centrodestra, che tra l’altro sta puntando decisamente all’elettorato di Forza Italia.

 

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