RENZI, NANO E GIGANTE #politica #governo #economia

renzi segretarioNon so perchè, ma a Renzi associo un aforisma di Karl Kraus che suona così: quando il sole della cultura è basso, anche i nani hanno l’aspetto di giganti. E si, non me ne vogliano i renziani, ma se si rimane ai canoni della politica tradizionale, quella degli atteggiamenti irreprensibili, della nobiltà d’azione, dell’orizzonte escatologico, il giovane premier è decisamente un nano, come del resto quasi tutti i protagonisti della vita politica italiana degli ultimi vent’anni. Ma se lo si osserva da una prospettiva liquida, modernista e spregiudicata, con occhio cinico e cuore libero da ideali, il nano Renzi assume le fattezze di un gigante, mentre tutti gli altri rimangono nani. Che piaccia o no, la sua capacità di stare sempre sul pezzo, di battere sempre il ferro caldo, unitamente alla maestria nel comunicarlo alla gente, lo sta ponendo in una posizione di assoluto dominio sulla scena politica nazionale, con prospettive di lunga durata. Chiaro che bisognerà vedere se alla forma seguirà la sostanza, ma bisogna ammettere che la forma renziana ha il merito non indifferente di saper accarezzare i nervi scoperti della società italiana. Renzi si sta dando delle scadenze precise e ravvicinate, mostrando di non temere il rischio del fallimento, nonostante l’impresa ardua di dover trovare le coperture per interventi che, qualora andassero a buon fine, potrebbero produrre la scintilla per far ripartire un’economia rattrappita come quella italiana.

Nei rapporti col parlamento, Renzi da una parte ne rimarca l’autonomia e fa segno di abbandonarsi alla sua volontà; dall’altra dimostra ad ogni buona occasione di averlo in pugno, come successo sulla parità di genere. Proprio sulla legge elettorale, a prescindere dalla qualità che al momento non pare in grado di migliorare il Porcellum sensibilmente, è riuscito a far procedere il Parlamento per tappe forzate, dopo anni di palude. In questo modo, rafforza il suo profilo di decisionista dialogante, un profilo destinato a esercitare un grande fascino sull’elettorato italiano, specie se all’abilissima campagna comunicativa faranno seguito risultati concreti che diano respiro alla popolazione e all’economia. Se così fosse, Renzi si troverebbe con un consenso talmente consolidato da schiacciare ogni possibile competitore, interno ed esterno, per un lungo periodo. Al di là di ogni giudizio di merito sulla sua evanescente e proteiforme prospettiva politica, Renzi si sta giocando il tutto per tutto per conquistare un consenso largo e stabile che in democrazia conta ben di più dell’appartenenza e della deontologia politica.

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