ALFRED JARRY #pereubu #patafisica #avanguardia

ubuIl 10 dicembre del 1896, al Theatre de l’Oeuvre di Parigi, Alfred Jarry, ventitreenne letterato originario della cittadina di Luval, nel Nord-ovest della Francia, fece rappresentare una singolare opera teatrale, l’Ubu Roi, una farsa dalle venature cupe che, rifacendosi all’opera di Rabelais, proponeva una rilettura parodistica e parossistica della macbethiana avidità del potere. Il giovane autore era arrivato a Parigi cinque anni prima per studiare alla prestigiosa Ecole Normale Superieur, ma ben presto si era fatto notare per la sua abilità letteraria, tanto da diventare collaboratore stabile del Mercure de France e di altre riviste letterarie, inserendosi perfettamente negli ambienti del simbolismo parigino. Pere Ubu, il protagonista della farsa, era stato concepito da Jarry negli anni del liceo, come parodia di un professore di fisica ed era stato sviluppato negli anni parigini in poemetti pubblicati sulle riviste che gli erano valsi riconoscimenti e premi. Jarry, attraverso la sua creatura, si proponeva di mettere in scena un’estetica del mostruoso che non si accontentava, come Rabelais, di dissacrare la retorica dell’epica tradizionale, ma intendeva rappresentare l’assurdità del potere, i suoi meccanismi diabolici. Pere Ubu è un gigantesco essere ripugnante, avido di tutto ed egotista all’ennesima potenza, un corpo tendente all’amorfo in cui si distingue un enorme ventre. Dignitario alla corte del Re di Polonia, compie un’inarrestabile e repentina ascesa, in un’orgia di sangue resa ancor più allucinante dall’atmosfera grottesca.

La rappresentazione del Theatre de L’Oeuvre suscitò reazioni contrastate e accalorate, anticipando in questo quel clima di provocazione e reazione che di lì a qualche anno sarebbe divenuto lo stile di comunicazione privilegiato delle avanguardie. L’esplosione del simbolismo in un orizzonte dominato dal mostruoso e dall’assurdo ne fecero un antesignano del Surrealismo e del Teatro (per l’appunto) dell’Assurdo. Antonin Artaud, non a caso, battezzò la sala dove fece le sue prime esperienze autonome Teatro Alfred Jarry. Il suo abominevole eroe è divenuto eponimo di una band di culto dell’underground americano degli anni settanta e ottanta e di uno dei più prestigiosi premi teatrali italiani, oltre a divenire un paradigma del fervore apocalittico del novecento. Jarry, negli anni a seguire, riprese Ubu e lo sviluppò in una trilogia, scrivendo Ubu incatenato e Ubu cornuto, oltre a proporre un adattamento per il teatro delle marionette. Inoltre, scrisse altre opere narrative come L’amore assoluto, sempre segnate dallo stile iperbolico e paradossale, prima di morire per una tubercolosi, aggravata dalla trascuratezza e dagli abusi alcolici, nel 1907 a soli 34 anni.

Ma il personaggio di Ubu non fu l’unica crazione di Jarry a influenzare profondamente la cultura del novecento. Parallelamente ad esso, Jarry concepì una singolare teoria pseudo-scientifica, denominata Patafisica, già presente nella saga di Ubu e compiutamente enunciata nel romanzo pseudo-filosofico Gesta e opinioni del dottor Faustroll, patafisico, uscito postumo nel 1911. La Patafisica è la scienza delle soluzioni immaginarie che ha per oggetto di indagine l’eccezione, piuttosto che la norma. L’intento di questo semiserio sistema filosofico era di scardinare, attraverso la dissacrazione e il paradosso, le certezze dell’imperante razionalismo scientifico. L’ambivalenza della teoria – dissacrazione iconoclasta e proposizione onnicomprensiva dei fenomeni – esercitò un notevole influsso in svariati settori dell’arte e della cultura del novecento, sia attraverso una rilettura artistica (Raymond Quenau, Enrico Baj, Boris Vian, Il movimento Panico di Arrabal e Jodorowsky) e la costituzione di circoli e accademie, sia cogliendo nel paradossale sistema filosofico gli aspetti organici a un’interpretazione del mondo contemporaneo. In questo senso, uno dei più grandi filosofi del secondo novecento, Gilles Deleuze, considerò la Patafisica precorritrice della Fenomenologia.

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