DEMETRIO STRATOS, CORPO E SPAZIO DELLA VOCE #sperimentazione #voce #area

demetrio stratosLa biografia di Demetrio Stratos si svolse, al pari della sua carriera artistica, nel segno della contaminazione. Nato ad Alessandria d’Egitto nel 1945 come Eustratios Demetriou (il nome d’arte, praticamente un’inversione tra nome e cognome, lo adottò in Italia, all’epoca delle sue prime esperienze musicali), figlio di greci di religione ortodossa, crebbe nella metropoli egiziana, tra stimoli eterogenei provenienti, oltre che dalle sue origini greche, dalla vocazione cosmopolita della città, sia pure permeata dalla dominante cultura araba. Ad Alessandria fece i suoi primi studi musicali di pianoforte e fisarmonica. I rivolgimenti che fecero seguito all’instaurazione del regime nazionalista di ispirazione socialista di Nasser nel 1956, spinsero i genitori a mandare il piccolo Eustratios a Cipro per farlo studiare in un collegio cattolico. Nell’isola di Afrodite venne raggiunto dai genitori, una volta sistemate le faccende in Egitto.

Giunto in Italia appena diciassettenne per studiare architettura al Politecnico di Milano, iniziò parallelamente a suonare in gruppi rock giovanili. Nel 1966 avvenne una prima svolta nella sua carriera, entrando come pianista e cantante nella band I ribelli, gruppo nato nel 1960 come supporto di Celentano e del suo clan che si accingeva ad una breve stagione autonoma dal supermolleggiato. Il successo arrivò con il singolo Pugni chiusi, beat melodico col quale Stratos diede un primo saggio delle sue capacità di dilatazione vocale. Dopo lo scioglimento del gruppo nel 1970, la Numero Uno di Mogol e Battisti tentò di lanciare il cantante nel mercato della musica leggera, ma vuoi per il successo inferiore alle attese, vuoi per lo stesso Stratos, impacciato nei panni della popstar, il progetto non ebbe seguito, a parte il 45 giri Daddy’s dream, pubblicato nel 1971.

Il 1972 fu l’anno della svolta definitiva, con la fondazione degli Area – International POPular Group e l’inizio del percorso di approfondimento del proprio straordinario strumento vocale. Con la Line-up storica degli Area, composta da Giulio Capiozzo alla batteria e percussioni, Patrizio Fariselli, piano e tastiere, Paolo Tofani, chitarra elettrica, ai quali si aggiunse dal secondo album Ares Tavolazzi al basso, Demetrio Stratos pubblicò 5 album tra il 1973 e il 1978, tutti, tranne l’ultimo (pubblicato per Ascolto di Caterina Caselli), per l’etichetta Cramps di Gianni Sassi, Franco Mamone e Sergio Albergoni, quest’ultimo autore di molti testi degli Area sotto lo pseudonimo di Frankenstein.

Passando dal Prog ortodosso e solido, con qualche concessione al free jazz, di Arbeit macht frei alla sperimentazione globale di Caution radiation Area, l’album più colto del gruppo; dalla fusion mediterranea di Crac all’anarchia strutturale di Maledetti e Gli dei se ne vanno, gli arrabbiati restano, gli Area hanno rappresentato il vertice formale e sperimentale della fertile scena progressiva nazionale. La loro musica appare come una lotta titanica tra la forma canzone e l’orgasmo improvvisativo, tra l’impegno più connotato e radicale e il gusto per la filastrocca, l’onomatopea, la lallazione. Gruppo organico alla sinistra extra-parlamentare e alla causa palestinese, concepì la propria musica in funzione rivoluzionaria, come strumento per la formazione di una coscienza collettiva capace di ribellarsi alla massificazione. Ad amalgare questa proteiforme espressione musicale, la straordinaria qualità tecnica e versatilità di ogni singolo membro, unite a un vasto orizzonte culturale e a una prolifica vena creativa.

Contemporaneamente all’intensa esperienza con gli Area, Demetrio Stratos sviluppò una personale ricerca vocale che lo portò già nel 1974, a collaborare con John Cage per la registrazione di Mesostics. Nello stesso anno, invitato dal governo cubano ad un incontro sulle tradizioni vocali del pianeta, ebbe modo di confrontarsi con la vocalità mongola. Successivamente iniziò una collaborazione scientifica con l’Istituto di glottologia e il Centro di foniatria dell’Università di Padova, sottoponendosi ad esperimenti per stabilire i limiti della propria vocalità. Nel 1976 pubblicò il suo primo lavoro di sperimentazione vocale, Metrodora, e collaborò con Gaetano Liguori e Giulio Stocchi per l’album La cantata rossa per Tall el Zaatar, dalla forte connotazione politica. In questi anni condusse anche una ricerca sull’esperienza vocale e glottologica di Antonin Artaud, registrando Pour en finir avec le Judgement de Dieu. Nel 1978 fu la volta del suo secondo lavoro di ricerca solista, Cantare la voce, e della collaborazione con l’ex Pfm Mauro Pagani, per progetti che spaziavano dal folklore italiano al rock’n’roll delle origini, oltre ad esperimenti di poesia sonora e audiolibri. Sempre nel 1978, tenne dei concerti organizzati da Cage al Roundabout Theatre di New York e partecipò a un progetto di Modern dance di Merce Cunningham, diretto dal pittore Jasper Johns, con le musiche di Cage e i costumi di Andy Warhol.

Durante una serie di concerti con Mauro Pagani, nella primavera del 1979 ebbe i primi sintomi del male che lo avrebbe ucciso in pochi mesi, l’anemia aplastica. Fu ricoverato dapprima a Milano, ma visto l’aggravarsi delle sue condizioni di salute, fu tentata una terapia sperimentale a New York, con il mondo musicale italiano che si diede da fare per raccogliere i fondi necessari alla costosa degenza. Si spense il 13 giugno a 34 anni, il giorno prima del concerto di solidarietà organizzato a Milano che si tenne ugualmente come omaggio al grande artista scomparso. La sua eccezionale estensione vocale e la sua straordinaria tecnica di emissione capace di due e più suoni contemporanei (diplofonie, triplofonie, flautofonie) ne hanno fatto un punto di riferimento per chiunque voglia affrontare una ricerca estrema della vocalità.

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2 risposte a DEMETRIO STRATOS, CORPO E SPAZIO DELLA VOCE #sperimentazione #voce #area

  1. Mario Giusti ha detto:

    In realtà Frankenstein era Gianni Sassi che scelse alche il volto del personaggio di Mary Shelley, debitamente dipinto ora di giallo, ora di verde o in B&N, come logo dell’etichetta Cramps di cui era art-director…
    Mario Giusti, Milano

    • albertomassazza ha detto:

      Come nasce la Cramps?
      “Nasce nel ‘72-’73, prima che le nostre strade si separassero. Nasce
      per curiosità e nello specifico, per ignoranza nel settore musicale. E come
      dicevo, nel mondo dell’arte non c’erano chiare separazioni, e quindi all’
      epoca si veniva coinvolti a vari livelli e spesso per la musica si trovava
      ad apprezzare o criticare i musicisti, ma soprattutto a volte non si
      riusciva a capirli! Quindi nello specifico ci domandavamo a quale livello
      riuscivano a comunicare. Abbiamo iniziato così piano piano ad entrare nel
      mondo musicale. Abbiamo fatto i primi due dischi con Battiato, che allora
      non era ancora famoso, con un’altra casa discografica, ‘Bla Bla’, di cui non
      facevamo parte. Battiato ci aveva chiamato per affidarci sia la parte
      grafica sia per curare l’immagine. Dopo di che gli abbiamo fatto anche i
      testi, come è stato per gli album ‘Pollution’ e ‘Fetus’.
      I testi della Cramps erano firmati ‘Frenkestein’: dietro questo
      pseudonimo non si nascondeva Gianni Sassi, ma io, che ero meno pubblico di
      Sassi, il quale seguiva di più i concerti. I testi, comunque, erano scritti
      insieme, a quattro mani ed è difficile stabilire dove finisse una scrittura
      e iniziasse l’altra. Inoltre, c’era anche il contributo dei musicisti.
      I diritti d’autore alla Siae sono però registrati sotto il mio nome.”
      Intervista a Sergio Albergoni, Milano, 29 settembre 2004

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