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padri e figliQuando Ivan Turgenev pubblicò Padri e figli nel 1862 era già uno scrittore affermato, soprattutto per aver pubblicato, dieci anni prima, la raccolta di racconti Memorie di un cacciatore, con cui aveva costretto l’opinione pubblica russa a una presa di coscienza sull’anacronismo della servitù della gleba. L’impatto dell’opera fu tale che si avviò un dibattito destinato a sfociare nella riforma di Alessandro II del 1861 che ne promulgò l’abolizione. Nonostante fosse figlio di un ufficiale dello zar e di una ricca nobildonna, Turgenev aveva maturato fin da giovane uno spirito liberale e progressista, nutrito dagli studi letterari e filosofici compiuti a Mosca e a Berlino. Con la popolarità arrivò l’ostilità della parte più reazionaria dell’aristocrazia russa, tanto più che nello stesso 1852 in cui pubblicò la raccolta, lo scrittore venne condannato a due anni di confino nella tenuta materna per aver pubblicato, nonostante il divieto della censura, un osannante necrologio in occasione della morte di Gogol.

La narrazione di Padri e figli si situa nel periodo storico immediatamente precedente la riforma di Alessandro II. Arkadij Kirsanov e Evgenij Bazarov, terminati gli studi a Pietroburgo, ritornano alle loro case. La prima tappa del loro viaggio è la tenuta della famiglia Kirsanov a Màrino, portata avanti con difficoltà dal padre di Arkadij Nikolaj e dallo zio Pavel. Il padre, piccolo proprietario terriero, è un uomo mite, timidamente aperto alle idee liberali nella gestione della sua tenuta; rimasto vedovo, egli intrattiene una relazione con la giovane serva Fenecka che aspetta un figlio da lui. Di tutt’altro stampo appare il carattere del fratello Pavel, energico difensore della tradizione e dello status quo. Inevitabile lo scontro tra quest’ultimo e Bazarov, vero protagonista del romanzo, prossimo al compimento degli studi in medicina. Il giovane rigetta come falsi tutti i principi sui quali si regge la società: autorità, famiglia, religione per lui non sono che maschere per giustificare abusi e soprusi sui quali si fonda lo status quo.

I continui duelli dialettici tra il giovane medico e lo zio di Arkadij spingono i due amici a riprendere il viaggio per andare a trovare i genitori di Bazarov. Ma prima si fermano in una non meglio specificata città, dove, tra un campionario di figure della nuova generazione russa, incontrano due sorelle, Anna e Katja, ricche ereditiere, con le quali i due amici instaurano un rapporto di amicizia. Nonostante il suo rifiuto dei sentimentalismi, Bazarov finisce per innamorarsi di Anna, dalla quale non viene però corrisposto. Sorte migliore spetta ad Arkadij che instaura una corrispondenza affettiva con Katja, destinata ad avere un lieto epilogo nelle nozze. I due si muovono alla volta dei genitori di Bazarov, Vasilij, medico in pensione, e Arina, miti rappresentanti della nascente borghesia russa. Il giovane medico, immalinconito dall’amore non corrisposto per Anna, mal sopporta le premure che gli anziani genitori gli riservano. Così, dopo poco tempo, i due amici si rimettono in viaggio, passando prima dalle due sorelle, dove Bazarov ha modo di chiarirsi definitivamente con Anna. Indi, ritornano alla tenuta dei Kirsanov, ma la disfida verbale tra il giovane medico e lo zio Pavel s’inasprisce, tanto che si arriva a un duello vero in cui Bazarov ferisce l’avversario. A questo punto, i due amici si separano: Arkadij si reca da Katja per confessarle finalmente i suoi sentimenti, mentre Bazarov ritorna dai suoi genitori per condurvi una vita eremitica, cercando di affogare la malinconia per l’amore non corrisposto negli esperimenti scientifici e nella cura dei poveri contadini. Curando uno di questi malato di tifo, si infetta e tralascia volontariamente di curarsi. Così il giovane muore, tra la disperazione dei genitori e la compassione di Anna, accorsa al suo capezzale.

In Padri e figli, Turgenev, riprendendo il termine dalla filosofia tedesca del tardo settecento e dalla letteratura russa della prima metà dell’ottocento, giunse alla definitiva coniazione del concetto di nichilismo, destinato ad avere tanta parte nella cultura russa ed europea del secondo ottocento e del novecento. La prima edizione italiana, edita nel 1879, venne intitolata addirittura Il nichilismo. Il romanzo fu sottoposto a un tiro incrociato di polemiche, tanto che lo scrittore passò i suoi ultimi vent’anni di vita quasi sempre all’estero, riducendo di molto l’attività letteraria. Da una parte, la cultura ufficiale lo accusò di simpatia verso il nichilista Bazarov, fino a ritenerlo moralmente responsabile degli attentati incendiari che si verificarono a Mosca nei mesi successivi alla pubblicazione del romanzo. Dall’altra, la gioventù radicale gli imputò d’aver ridotto a caricatura le loro istanze di rinnovamento. In realtà, Turgenev, nel delineare il profilo di Bazarov, evitò accuratamente le soggettivazioni, limitandosi a mostrare con realismo asettico la contraddizione tra la condivisibile esigenza di radicale rinnovamento della società russa e la fumosità delle idee che avrebbero dovuto fondare il sistema in grado di sostituire l’ancient regime. Ad ogni buon conto, Padri e figli divenne modello imprescindibile per i grandi romanzi del secondo ottocento russo, compresi quelli dei giganti Dostoevskij e Tolstoj.

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