ROKY ERICKSON E I 13TH FLOOR ELEVATORS #rock #psychedelia #garage

13th floorNon è per scomodare Plutarco, ma a volte ci si imbatte in biografie che, oltre ad essere parallele, sono state pressoché contemporanee. Dell’una, la più celeberrima, ne ho scritto qui: Syd Barrett, demiurgo e ispiratore dei Pink Floyd, meteorica icona di una Swingin’ London ormai inacidita. Dell’altra, concepita nel polveroso e idrocarburico Texas, ne vorrei narrare brevemente le gesta. Nel gennaio del 1966, ad Austin, con una session lisergica, si celebrò la nascita di una band composta dai transfughi di alcuni gruppi giovanili della scena cittadina. Nella casa abitata da Tommy Hall, un suonatore di Jug elettrificato (strumento composto da un bottiglione microfonato all’imboccatura che produce un suono simile al didgeridoo, ma più fluido e ritmico) e dalla compagna Clementine, Roky Erickson, cantante-chitarrista appena diciassettenne dotato di una voce energica e selvaggia, Benny Thurman, bassista, John Ike Walton, batterista e Stacy Sutherland, chitarrista, tennero a battesimo un nuovo gruppo, destinato a rimanere sconosciuto o quasi alla massa, ma a diventare oggetto di culto per i veri appassionati: The 13th floor elevators.

Il perno della nuova band era rappresentato dalla particolarità del suono e dalle reminescenze orientali di Tommy Hall e dalla potenza ritmica e vocale di Roky Erickson. Dopo un periodo di rodaggio, passato tra la scena texana e quella ben più stimolante di una San Francisco in cui i beatnik stavano passando il testimone al flower power, nell’autunno del 1966 pubblicarono il loro primo album, The psychedelic sounds of the 13th floor elevators, secondi per pochi mesi ai newyorkesi Blues Magoos nell’aver evocato nel titolo l’imminente rivoluzione psichedelica. Il singolo estratto, You’re gonna miss me, selvaggio boogie proto-hard, già nel repertorio degli Spades, il vecchio gruppo di Erickson, ottenne un buon successo e trainò tutto l’album verso un soddisfacente riscontro commerciale. Un album sospeso tra frenesia orgiastica e ipnotica estraniazione, in cui spiccava l’inedito sound di brani come Roller coaster e Reverberation.

L’album successivo, Easter everywhere, pubblicato dieci mesi dopo, cedeva qualcosa in energia e freschezza, ma guadagnava in qualità del suono e soluzioni armoniche, rispetto all’esordio. Tra i brani Slip inside this house, She lives (in a time of her own), Earthquake e la cover dylaniana  It’s all over now, Baby blue mostravano un’evoluzione della psichedelia primordiale del precedente che lasciava presagire interessanti sviluppi futuri. Buona parte delle registrazioni si avvalevano di una nuova sezione ritmica, composta da Danny Galindo al basso e Danny Thomas alla batteria. Il riscontro commerciale non fu all’altezza del precedente e Tommy Hall decise di uscire dalla band, mentre Roky Erickson iniziò a dare segni di squilibrio a causa degli abusi di Lsd e cannabis. Nel 1968, dopo aver pubblicato un finto Live, composto da scarti delle pubblicazioni precedenti con l’aggiunta di applausi preregistrati, il giovane leader ebbe una prima profonda crisi schizofrenica.

Nel 1969, durante le registrazioni del nuovo album Bull of the woods, Roky venne trovato in possesso di marjuana dalla polizia. Per evitare il carcere, iniziò a farneticare di una sua provenienza marziana e venne ricoverato in un ospedale psichiatrico, da cui tentò più volte la fuga. Rimase internato fino al 1972, curato con terapie di elettroshock e psicofarmaci che ne pregiudicarono ulteriormente la stabilità psichica. Quando ne uscì, si dedicò alla poesia e a nuovi progetti musicali che sfociarono nella creazione degli Aliens, il suo gruppo di supporto con i quali propose un sound più essenziale, sospeso tra atmosfere gotiche e cosmiche, lontano dal successo mainstream, ma idolatrato negli ambienti alternativi. I problemi psichici non lo abbandonarono mai, con nuovi ricoveri a seguito di escandescenze paranoiche, come l’ossessione per la corrispondenza postale che gli causò non pochi problemi con il vicinato. Nonostante le molteplici pubblicazioni di materiale inedito, i concerti tributo con importanti partecipazioni e la sua sporadica e precaria attività che è continuata fino ai giorni nostri, Roky Erickson è rimasto semi sconosciuto al grande pubblico.

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