PORNOGRAFIA E SACRALITA’ #religione #sessualità #rappresentazione

lupanareLa pornografia, etimologicamente “descrizione delle prostitute”, non è un’invenzione moderna. La rappresentazione della sessualità, spesso con implicazioni religiose, è presente in pressoché tutte le culture e civiltà che si sono succedute dall’affermazione dell’Homo Sapiens ai giorni nostri. Dalle Veneri paleolitiche ai betili fallici del megalitismo, dalla prostituzione sacra mesopotamica ai lupanari di Pompei, dal Kama Sutra all’iconografia del tantrismo, dai nudi rinascimentali al business pornografico contemporaneo, l’umanità ha sempre sentito la necessità di trascendere la fisicità sessuale, oltreché di sublimarla attraverso i sentimenti. L’analogia tra fecondità sessuale e agricola favorì le implicazioni sacrali della sessualità.

L’avvento del cristianesimo, avversario di ogni forma di rappresentazione della sessualità e fautore di una sua totale sublimazione sentimentale in funzione procreativa ed educativa, costrinse alla clandestinità la pornografia, fino ad una sua identificazione con l’oscenità. Il termine osceno, spesso erroneamente interpretato etimologicamente col significato di “fuori scena”, in realtà deriva dal termine latino per “malaugurio”, quindi orrido, tremendamente brutto e, in questo senso, non rappresentabile. Nonostante la messa al bando promulgata dal cristianesimo, la rappresentazione della sessualità continuò ad affiorare attraverso l’espressione artistica. L’Umanesimo e il Rinascimento tentarono sistematicamente di ridarle dignità, ma l’ondata moralistica conseguente al Concilio di Trento portò ad un nuovo giro di vite, manifestatosi con episodi emblematici come i mutandoni applicati da Daniele da Volterra ai nudi del Giudizio di Michelangelo.

La nascita della democrazia liberale, avente tra i principali pilastri la libertà d’espressione, portò ad un lento e progressivo sdoganamento della rappresentazione della sessualità, compiutosi definitivamente dopo le rivoluzioni culturali degli anni ’60 del novecento. Oggi, in occidente, l’unica censura imposta alla pornografia riguarda la tutela dei minori. Al contempo, si è creata una distinzione tra la rappresentazione della sessualità considerata di valore estetico, l’erotismo, e l’esplicita riproduzione della sua fisicità, in forme che, anche da una prospettiva laica, vengono considerate degenerate.

Ci sarebbe però da interrogarsi sui motivi di questa degenerazione. Perchè, fino a tempi relativamente recenti, l’opinione pubblica ha considerato pornografiche opere letterarie che oggi a stento potrebbero essere considerate erotiche? E perchè, una volta sdoganata, la pornografia ha avviato una spirale degenerativa che ha assunto spesso forme violente e degradanti? Forse, due millenni di clandestinità e repressione hanno impedito alla pornografia di dotarsi di autocontrollo; una volta ottenuta la legittimazione, si è trovata senza strumenti per autoregolarsi ed evitare gli eccessi degenerativi.

Già il Marchese de Sade, per molti versi un pioniere della moderna pornografia, rappresentava pratiche sessuali violente e degradanti. In particolare, in Justine o le disavventure della virtù tali pratiche venivano inflitte alla protagonista, una giovane dal cuore puro e timorata di Dio. Mi pare evidente il valore dissacratorio e denigratorio nei confronti della visione sublimata della sessualità cristiana. De Sade si comportava (e la moderna pornografia l’ha seguito) come se dovesse affermare una nuova religione: per farlo, era necessario, prima di tutto, delegittimare la fede preesistente, ridicolizzandone le virtù.

Ma le attinenze sacrali della moderna pornografia non finiscono qui. C’é un senso dell’annullamento del sé, quasi una vocazione al martirio, nella rappresentazione pornografica. L’atto naturale ridotto a performance stakanovista e spettacolare, nella sua ripetizione, assume dei connotati rituali. La semiclandestinità, l’appartenenza a un mondo a parte, al contempo accettato e disprezzato, sono tratti comuni alle fasi iniziali di molte religioni storiche. E naturalmente, l’attinenza più evidente: l’adorazione del sesso in sé, retaggio di riti ancestrali che anche nell’era cristiana hanno continuato, più o meno clandestinamente, ad essere celebrati.

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Una risposta a PORNOGRAFIA E SACRALITA’ #religione #sessualità #rappresentazione

  1. Beata di Luna ha detto:

    I motivi della degenerazione sono, secondo me, abbastanza chiari: è vero che i nuovi ideali liberali hanno sdoganato la sessualità, ma è anche vero che la nostra società ha ormai perduto quell’accezione sacrale e naturale del sesso e rimane (coscientemente o meno) legata all’idea cristiana di sesso coem qualcosa di peccaminoso, losco, perverso…

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