LA SVOLTA ELETTRICA DI DYLAN #rock #folk #cantautori

bob dylanAlla fine dell’agosto del 1964, all’Hotel Delmonico di New York, i Beatles, ivi alloggiati in occasione di una tappa del loro secondo tour americano (il primo era avvenuto nel febbraio dello stesso anno), ricevettero la visita di Bob Dylan. L’incontro, combinato dal giornalista Al Aronowitz, è passato alla storia come l’iniziazione alla marjuana dei fab four. Narrano le cronache che i quattro di Liverpool offrirono al menestrello di Duluth delle pasticche stimolanti da loro abitualmente usate, ma Dylan rifiutò proponendo qualcosa di naturale che aveva con sé. Così, una volta assicuratisi che l’inconfondibile aroma non si espandesse per i corridoi dell’albergo, pullulanti di poliziotti in servizio d’ordine per tenere a bada le migliaia di ragazzine invasate, iniziarono a fumare, tra risolini  d’eccitazione suscitati dalla nuova esperienza.

Mettendo da parte ogni prurito gossiparo, l’incontro assunse un ben più rilevante valore simbolico di spartiacque, sia per il quartetto di Liverpool che per Dylan: per i primi ed in particolare per John Lennon, ammaliato dallo spessore letterario e intellettuale del cantautore, rappresentò il rito di passaggio dall’ingenua ed educata ribellione adolescenziale dei primi dischi alla ricerca mistica e surreale del periodo maturo; per Dylan, segnò l’uscita definitiva dal recinto ristretto del folk duro e puro. A prescindere dalle evidenti reciproche influenze, testimoniate dai lavori immediatamente successivi degli uni e dell’altro, con quell’incontro il fenomeno giovanile del rock’n’roll di seconda generazione strinse un patto di sangue con il più impegnato folk di protesta. La cultura rock poteva dirsi ufficialmente fondata. I Beatles metabolizzarono i nuovi stimoli lentamente, fino allo scioglimento della band; Dylan risolse tutto nell’arco di un anno e mezzo, in tre album (di cui uno doppio) passati alla storia sotto la semplicistica definizione di “Svolta elettrica”.

Si, perchè l’introduzione massiccia della strumentazione elettrica rappresentò l’aspetto più appariscente della nuova forma espressiva dylaniana, ma la sua cifra veramente rivoluzionaria stava altrove. Già in Another side of Bob Dylan, il cantautore si era mostrato stanco delle frasi ad effetto, degli slogan incisivi, la cui fortuna negli ambienti della controcultura americana gli aveva creato quell’aura di oracolo da cui voleva liberarsi al più presto. Il brano di chiusura, It ain’t me babe, dietro la maschera di canzone su un amore in crisi, nascondeva un messaggio chiaro ai suoi seguaci: non sono io quello che andate cercando; non sono io il messia. Nel luglio del 1964, all’università del folk-revival, il Festival di Newport, il pubblico aveva notato qualcosa che non andava nell’esibizione ancora rigorosamente acustica di Dylan, accogliendolo senza il calore che aveva accompagnato l’esibizione dell’anno precedente. Il mantra ipnotico e protopsichedelico di  Mr Tambourine man, proposto per la prima volta assoluta in questa occasione, diceva chiaramente che i tempi erano cambiati.

La svolta si fece decisa già nel marzo del 1965, con l’uscita di Bring it all back home, noto in Europa anche come Subterranean homesick blues. La frase ad effetto venne annegata in una piena fluviale di parole, un flusso continuo carico di surrealismo, realismo, iperrealismo, dramma, ironia, autopsicanalisi, riferimenti letterari. Il folk iniziò a subire l’urto del rock; la ballad da cantare mano nella mano alle marce di protesta venne sostituita dal talkin’ blues corrosivo; le armonie tradizionali folk lasciarono il posto a giri attinti dal blues e dal rock’n’roll. L’elettricità, destinata ad essere presa come sintesi della rivoluzione dylaniana, venne introdotta con moderazione, sintomo che Dylan aveva ben chiaro il potenziale impatto emotivo sul suo pubblico e non voleva calcare troppo la mano.

Al Festival dell’anno successivo, il cantautore si presentò con una band elettrica, composta da Mike Bloomfield alla chitarra, Al Kooper all’organo e altri componenti della Paul Butterfield Blues Band, ma soprattutto con un brano appena pubblicato in singolo, una rock ballad ibridata con un talkin’ blues frenetico, protorap, dal testo carico di rabbia sociale: Like a rolling stone. Il pubblico lo subissò di fischi, probabilmente anche per la qualità scadente dell’amplificazione, tanto che dovette bloccarsi dopo tre soli pezzi, per poi ritornare ed eseguire in acustico It’s all over now baby blue e nuovamente Mr Tambourine man, per meglio chiarire l’intenzione di andare avanti per la sua strada, ad ogni costo.

Il dado era tratto. Un mese dopo i fatti di Newport, Dylan licenziò Highway 61 revisited, radicalizando la svolta elettrica. Nonostante le contestazioni dei puristi folk che lo raggiunsero anche nel tour inglese, il nuovo sound si stava facendo largo, conquistandosi fette sempre più larghe di pubblico giovanile. Intanto, Bloomfield venne sostituito da Robbie Robertson e intorno a Dylan si costituì il nucleo originario di quello che sarebbe diventato il suo gruppo di supporto per i dieci anni a venire, The Band. Fu un periodo molto intenso, tra tour internazionali, progetti letterari e cinamatografici e il matrimonio con Sara Lownds, prima di licenziare, nel maggio del 1966, Blonde on blonde, terzo e definitivo capitolo della trilogia elettrica, nonché primo doppio album della storia del rock.

L’incidente in moto del 29 luglio 1966 concluse questa parentesi. Le circostanze poco chiare hanno dato adito a svariate congetture, fino a far pensare a un gesto volontario di Dylan, deciso a sottrarsi in questo modo alla pressione dello show business. Nei successivi lavori, il cantautore ripiegò per atmosfere più meditate, intrise di misticismo biblico, ma ciò che era stato fatto con la trilogia non potè essere cancellato. Dylan, da guru del folk revival, era diventato il principale punto di riferimento della scena rock mondiale; il rock passò da fenomeno giovanile di massa a forma artistica e culturale a tutto tondo. Con la trilogia, Dylan gettò le basi per la straordinaria fioritura psichedelica e progressiva che si sarebbe realizzata negli anni a venire.

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Una risposta a LA SVOLTA ELETTRICA DI DYLAN #rock #folk #cantautori

  1. albertomassazza ha detto:

    L’ha ribloggato su Albertomassazza's Bloge ha commentato:

    #Dylan #Rock #Folk #beatles

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