LUCA SIGNORELLI, L’INTERMEDIARIO DEL RINASCIMENTO #arte #pittura #rinascimento

luca signorelli giudizioNato a Cortona nel 1450, Luca Signorelli svolse un fondamentale ruolo di intermediario tra il primo Umanesimo e il Rinascimento maturo. I suoi esordi, non particolarmente precoci, avvennero nella bottega aretina di Piero della Francesca. Qui ebbe modo di organizzare la sua naturale propensione all’assorbimento degli influssi più vari, sotto la guida del maestro ineguagliato della sintesi. Dopo qualche piccola commissione periferica (è documentato un lavoro a Città di Castello), nella seconda metà degli anni settanta Signorelli lavorò nelle Marche. A Fabriano dipinse lo Stendardo della flagellazione, omaggio a Piero con evidenti richiami urbinati e ferraresi e preannunciante il plasticismo caratteristico del Signorelli maturo, derivante dalle lezioni del Verrocchio e del Pollaiolo; a Loreto, per la Sagrestia della Cura della Santa Casa, affrescò la volta e le pareti, mostrando un prima interpretazione autonoma dei plurivoci influssi nella Conversione di San Paolo.

Decisivo fu il successivo approdo a Roma, nel cantiere della Cappella Sistina, sotto la guida del Perugino, dove il Signorelli affrescò alcuni riquadri della parete sinistra in collaborazione con Bartolomeo Della Gatta, con scene della vita di Mosè, nelle quali ebbe modo di perfezionare lo studio anatomico e la resa coloristica. Con la Pala di Sant’Onofrio, dipinta per il Duomo di Perugia nel 1484, l’artista compì una sintesi tra la pittura fiorentina, ferrarese, veneta e fiamminga, facendo mostra di un gusto arcaico e fantastico. Nelle tre piccole tavole dipinte tra il 1485 e il 1490 (Nascita del Battista, Anna e Gioacchino, Nascita della Vergine) dimostrò di aver raggiunto armonia nei rapporti e padronanza negli effetti di luce. A Firenze, per Lorenzo il Magnifico, dipinse un’Educazione di Pan, distrutta nei bombardamenti della II Guerra Mondiale, dal sereno impianto classico e dai molteplici rimandi simbolici.

Dopo alcune commissioni medicee a Firenze e Volterra, con la morte di Lorenzo e la cacciata di Piero de’ Medici, Signorelli riprese il suo pellegrinaggio per l’Italia centrale. Ormai affermato ed avendo ereditato dal Perugino una certa capacità manageriale, mise su una bottega efficientissima, con la quale riuscì a soddisfare la grande quantità di commissioni che gli arrivarono. Dopo le scene della vita di San Benedetto per l’Abbazia di Monte Oliveto e il colorismo al contempo cupo e lucido della Pala di Sant’Agostino, attese al lavoro più importante della sua vita: gli affreschi per la Cappella di San Brizio nel Duomo di Orvieto. Il ciclo avente per soggetto Le scene degli ultimi giorni, dalla predicazione dell’Anticristo al Giudizio Universale, diede modo al Signorelli di mostrare il livello raggiunto nella resa naturalistica e anatomica, nell’inventiva visionaria e nelle ardite soluzione prospettiche, creando un riferimento importante per il capolavoro di Michelangelo.

All’apice della carriera, l’artista cortonese realizzò ancora opere di sicuro interesse, come il Compianto sul Cristo morto per la Chiesa di Santa Margherita di Cortona, in cui riversò il suo raffinato gusto per i tessuti lussuosi, ma subì indubbiamante un contraccolpo di fronte agli impareggiabili risultati raggiunti da Michelangelo, Raffaello e Leonardo. In particolare, dovette essere uno shock per lui, che tanto aveva faticato per raggiungere un’apprezzabile armonia nello sviluppo del tema della Sacra Famiglia in un impianto circolare, il confronto con il Tondo Doni che Michelangelo eseguì nella seconda metà del primo decennio del nuovo secolo. Signorelli non riuscì a reiventarsi uno stile credibile e finì col ripiegare verso moduli arcaici e accademici, come il gotico Polittico di Arcevia, o naufragare in eccessi di fantasia decorativa, come nella Madonna con bambino e Santi di Arezzo e nell’Immacolata Concezione di Cortona, sue ultime opere dipinte da ultrasettantenne.

Opere di SIGNORELLI

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