ALDO PALAZZESCHI #crepuscolare #futurismo #letteratura #novecento

palazzeschi_ppSalutato al suo esordio da Sergio Corazzini come un fratello crepuscolare e qualche anno più tardi accolto nella famiglia futurista da Filippo Tommaso Marinetti, Aldo Palazzeschi, al secolo Aldo Giurlani, fece di tutto per mantenere in modo coerente un suo originale percorso poetico e narrativo e ci riuscì, risolvendo la malinconia crepuscolare nell’acrobazia linguistica e il dinamismo iconoclasta futurista in benevola e nostalgica dissacrazione. Tra le due importanti correnti letterarie, imparentate dal comune anti accademismo, ma opposte per tematiche e resa formale, trovò delle sintesi perfette come ne La fontana malata, in cui l’atmosfera crepuscolare è stemperata dal ritornello onomatopoeico di matrice futurista. Ne I Fiori la natura perde completamente il suo tradizionale valore di purezza e di consolazione, per divenire specchio amplificante e deformante dell’immoralità umana, fino alla pornografia. In E lasciatemi divertire , la rivendicazione dell’arte per l’arte cela un più complesso quadro tematico, di cui il divertissement rappresenta la maschera per preservare la più ampia libertà d’interpretazione dei significati reconditi.

Questo procedere su due piani, l’arte fine a sè stessa e il rimando metaforico portatore di complessità interpretativa, venne sviluppato dal Palazzeschi nel suo esordio narrativo del 1911, Il codice Perelà, col quale l’autore gettò un ponte tra il racconto filosofico di Voltaire, le Operette morali di Leopardi e l’avanguardia letteraria futurista. Protagonista del romanzo è un omino di fumo, scaturito dall’utero nero di un camino e allevato da tre vecchiette. Perelà, dopo aver indossato degli stivali per rimanere ancorato alla terra, fa la sua comparsa nel mondo degli uomini, compiendo una parabola sulla falsariga di Gesù Cristo. Dapprima viene lodato per la sua leggerezza e il suo distacco dalle passioni, divenendo consigliere del Re che lo incarica di redigere il Codice delle leggi a sua discrezione. In un secondo tempo, dopo che il suo domestico, desideroso di imitarlo, muore dopo essersi dato fuoco, Perelà viene considerato un cattivo esempio, processato e condannato al carcere, dal quale si libera togliendosi gli stivali e diffondendosi nell’aria.

Il romanzo venne rivalutato solo nel secondo dopoguerra, fino a contendere a Sorelle Materassi il titolo di capolavoro narrativo di Palazzeschi. Appunto Sorelle Materassi, scritto del 1934, è sicuramente il lavoro in prosa più celebre del fiorentino, anche grazie all’adattamento cinematografico con le sorelle Gramatica del 1943 e a quello televisivo del 1972, oltre a varie riduzioni teatrali. In questo romanzo si assiste a una sorta di ritorno all’ordine, sia per la forma più vicina al romanzo classico, sia per la lingua densa di rimandi alla tradizione letteraria fiorentina e italiana, sia per la trama, decisamente più realistica di altri lavori narrativi. E’ la storia di tre anziane sorelle fiorentine che si vedono arrivare a casa il figlio bello e scapestrato di una quarta sorella deceduta. Il giovane approfitta delle amorevoli attenzioni delle tre zie, concedendosi ogni capriccio e erodendo fino al dissesto il piccolo patrimonio che le tre sorelle erano riuscite ad accumulare con il lavoro sartoriale per le famiglie agiate fiorentine.

Nei suoi quasi settant’anni di attività letteraria, Palazzeschi si divise equamente tra la poesia e la prosa. A sottolineare il senso ludico onnipresente nella sua produzione, le prime pubblicazioni di poesia vennero autoprodotte, grazie all’agiatezza di famiglia, per i tipi di un editore immaginario, Cesare Blanc. Nel 1948 vinse il premio Viareggio per il romanzo I fratelli Cuccoli; nel 1957 l’Accademia dei Lincei gli conferì il Premio Feltrinelli per la letteratura; nel 1960 gli fu conferita la laurea Honoris Causa dall’Università di Padova. Morì a Roma il 18 agosto del 1974, mentre il mondo letterario italiano si preparava a celebrare i suoi novant’anni.

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