EGON SCHIELE #arte #pittura #espressionismo

egon schiele

Nato un mese e mezzo prima della morte di Van Gogh, Egon Schiele fu probabilmente l’artista che meglio colse e reinterpretò la straordinaria portata innovativa della lezione del genio olandese. Dopo aver rivelato precocemente il suo talento per il disegno sotto la guida di un paesaggista accademico, alla morte del padre, avvenuta per sifilide con degenerazione allucinatoria nel 1905, il giovane Schiele venne affidato a un facoltoso zio che, dopo un breve periodo di ritrosia, riconoscendo il talento del ragazzo, acconsentì all’iscrizione all’Accademia di Belle Arti di Vienna.

Nella capitale austriaca entrò ben presto in contatto con gli ambienti anti accademici della Secessione. Al 1907 è datato il cruciale incontro con Gustav Klimt che prese sotto la sua protezione il giovane artista, aiutandolo a inserirsi negli ambienti secessionisti, presentandolo ad alcuni mecenati che gli garantirono un minimo di autonomia finanziaria e mettendolo nelle condizioni di poter organizzare le sue prime mostre. A rinsaldare il sodalizio, oltre al comune rifiuto dell’accademismo, l’interesse quasi ossessivo di entrambi per il nudo e per la sessualità. Schiele reinterpretò l’originale stile di Klimt spogliandolo di ogni residuo retaggio impressionista e del raffinato erotismo, arrivando a una rappresentazione della sensualità scarna, istintiva, priva di ogni rimando sentimentale.

Probabilmente, fu per rivendicare la sua autonomia da Klimt (col quale comunque ebbe sempre buoni rapporti) che Schiele, abbandonata l’Accademia, insieme ad altri giovani pittori, nel 1909 fondò il Neukunstgruppe, ambizioso e velleitario progetto di rivoluzione artistica, destinato ad essere abbandonato presto. Con le sue modelle e amanti (prima Wally poi Edith, con la quale si sposò nel 1914) si spostò fuori Vienna, prima in Boemia, dove, a causa della convivenza fuori dal matrimonio con Wally, venne costretto ad andarsene dagli abitanti; successivamente si trasferì nei dintorni di Vienna, dove venne accusato di aver abusato di una quattordicenne; accusa che si rivelò infondata, ma dal processo uscì condannato per aver esposto alcuni suoi nudi, considerati pornografici, in luoghi pubblici accessibili ai minori. La traumatica esperienza  del carcere venne sintetizzata in Quell’arancia è stata l’unica luce, in cui un punto arancione è l’unico elemento vivo, in una singolare natura morta composta dal suo corpo mummificato disteso sul letto della cella.

Dopo queste sfortunate vicissitudini, Schiele ritornò a Vienna, dove organizzò varie mostre di successo. Nel 1915 fu richiamato alle armi per la Grande Guerra, ma poté continuare la sua ricerca artistica grazie alla compiacenza di ufficiali esteticamente sensibili. Considerato il più importante pittore austriaco vivente, dopo la morte di Klimt nel febbraio del 1918, Schiele pareva destinato ad una lunga e luminosa carriera. Ma la terribile epidemia di febbre spagnola scoppiata nell’autunno del 1918 colpì dapprima la moglie Edith, incinta di sei mesi; il pittore volle ritrarre il progressivo degenerare della malattia, rimanendo costantemente in contatto con la moglie e finendo per esserne contagiato. Morirono a distanza di tre giorni l’una dall’altro, alla fine di ottobre. Schiele aveva ventotto anni.

Sospesa tra due geni rivoluzionari e antitetici come Van Gogh e Klimt, l’arte di Schiele trova la sua personalissima strada nell’estremizzazione tragica della frammentazione e del disfacimento, già presenti, ognuna a suo modo, nella lezione dei maestri. La sua pittura, spoglia di ogni decorativismo klimtiano e di ogni attesa salvifica vangoghiana, si pone come una delle interpretazioni più fedeli di un’epoca che si apriva su progressivi e costanti rivolgimenti e baratri senza fondo. Anche se in uno dei suoi ultimi capolavori, La famiglia, pare far capolino una timida serenità, una fievole speranza.

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