ROBERT WYATT, LA COERENZA DELLA CONTAMINAZIONE #rock #progressive #jazz #sperimentazione

robert wyatt

C’è un prima e un dopo nella carriera musicale di Robert Wyatt, un evento drammatico a far da spartiacque nel curriculum artistico di uno dei più rappresentativi musicisti della scena rock più raffinata e colta. La notte tra l’1 e il 2 giugno 1973, durante la festa di compleanno di Gilli Smyth, compagna di Daevid Allen, Robert, dopo aver alterato la sua naturale indole meditativa con alcool e fumo, vuole fare il burlone e lo spericolato: passare per i balconi del quarto piano, rientrare dalla finestra del corridoio e ripresentarsi alla porta dell’appartamento. La percezione sensoriale lo tradisce e va giù. Lo stato di ebbrezza gli evita un contatto irrigidito con l’asfalto, ma il verdetto è ugualmente duro: paralisi dalla cintola in giù che lo costringe alla sedia a rotelle per il resto della vita.

Il prima dell’incidente narra la storia di un ragazzo predestinato. Nato a Bristol nel 1945 come Robert Hellidge da George e Honor Wyatt (dalla quale prende il cognome d’arte), una coppia sensibile alla cultura e alle idee socialiste, viene introdotto dai genitori all’ascolto e allo studio della musica: jazz, classica, contemporanea, senza per questo avere la puzza sotto il naso nei confronti delle canzonette. A causa della salute del padre, al quale viene diagnosticata la sclerosi multipla che, triste presagio, lo costringe alla sedia a rotelle, nel 1956 la famiglia si trasferisce in un ambiente più salubre, a Lydden, a sud di Canterbury. Qui, Robert stringe un sodalizio, cementato dal comune interesse per la musica, con i fratelli Hopper, Mike Ratledge e Dave Sinclair, tutte figure che avranno un ruolo importante, dieci anni dopo, nella Canterbury Scene.

Per rientrare con le spese, data la malattia del padre e i costi sostenuti per il trasferimento, la famiglia decide di affittare una camera della casa. Nel 1960, un australiano eccentrico, chitarrista e cantante, con il suo bagaglio di dischi jazz, poesia beat e marijuana affitta la camera: è Daevid Allen, irresistibile polo d’attrazione per Robert e amici, ai quali si è aggiunto Kevin Ayers. Allen suggerisce a Robert di dedicarsi alla batteria e gli presenta un batterista jazz americano, George Niedorf che gli da lezioni in cambio dell’ospitalità. Un fatto turba il cenacolo di Lydden: Robert viene trovato svenuto dopo un’ingestione di barbiturici e Daevid, l’unico maggiorenne del gruppo, temendo di essere ritenuto responsabile, decide di trasferirsi a Londra. Alla fine del 1961 Robert lascia la scuola e si trasferisce per 10 mesi nella comunità Beat di Deià, nell’isola di Maiorca, ospite di Robert Graves,un poeta amico di famiglia. Per parecchi anni, Deià sarà una tappa ciclica nella vita di Robert. Rientrato a Canterbury riprende a suonare con gli amici di sempre, in modo più costante e registrando le session.

Si apre così il primo periodo artistico di Wyatt, un decennio caratterizzato dalla partecipazione come batterista a progetti musicali fondamentali per lo sviluppo del progressive. Nel 1963 inizia con il Daevid Allen Trio, con l’eponimo eccentrico musicista alla chitarra e al canto e  Hugh Hopper al basso; segue, l’anno successivo, l’esperienza dei Wilde Flowers, vero e proprio atto di fondazione della Canterbury Scene e del prog in generale, formato dai nuclei fondanti dei due gruppi rappresentanti le anime stesse di Canterbury, la sperimentale dei Soft Machine e  quella più aperta al pop e al folk dei Caravan. Dopo due anni, Wyatt e Ayers escono dai Wilde Flowers per formare i Soft Machine, dove suonano rispettivamente batteria e basso, alternandosi come cantanti. Ne fanno parte Daevid Allen alla chitarra e Mike Ratledge alle tastiere. Allen deve abbandonare il gruppo quando, di ritorno da una tournèe trionfale in Francia, gli viene negato l’accesso per l’irregolarità del passaporto e il gruppo prosegue come trio.

Dopo aver condiviso palchi leggendari della scena londinese con, tra gli altri,  Hendrix e i Pink Floyd, nel ’68 suonano da spalla nella tournée americana della Jimi Hendrix Experience, prima di pubblicare il primo omonimo album. Nonostante i buoni riscontri, relativamente alla difficoltà della proposta, il gruppo si scioglierebbe se non ci fossero degli oneri contrattuali da rispettare. Sostituito Ayers con Hugh Hopper al basso, i Soft Machine pubblicano il secondo album, Volume Two (1969), seguito dal monumentale doppio Third (1970) e da Fourth (1971). Wyatt si sente schiacciato: la ragione stessa della sua musica, mediare tra la concettualità più complessa e l’immediatezza dell’orecchiabilità, viene mortificata dagli altri membri, fino all’ostracismo. Così, ottemperati gli oneri contrattuali, lascia il gruppo verso una deriva fusion impersonale e, nello stesso 1971 pubblica il suo primo album da solista The end of an ear, in cui inizia un percorso di riduzione cameristica del progressive. Non sazio, alla fine dello stesso anno forma un altro gruppo storico, i Matching Mole, giocando sulla traduzione in francese di Soft Machine, come ad esorcizzare le amarezze vissute col vecchio gruppo. Col nuovo gruppo pubblica due album (Matching mole e Little red record, entrambi del 1972) nei quali è evidente la maggiore libertà canora e compositiva di Wyatt e l’apertura ad atmosfere più astrali e orientaleggianti. Nel 1973 il gruppo si scioglie e Robert si lega con la compagna della sua vita, Alfreda Benge, poetessa austropolacca, che scriverà vari testi e curerà la grafica dei dischi di Wyatt. Poi l’incidente.

Robert sembra reagire nel migliore dei modi alla paralisi, sostenuto dalla compagna e dagli amici storici, ai quali se ne aggiungono nuovi, come Nick Mason e David Gilmour dei Pink Floyd, Phil Manzanera e Brian Eno provenienti dai Roxy music, oltre al trombettista e flautista nero sudafricano Mongezi Feza. Nel 1974 pubblica il suo secondo album, Rock Bottom, da molti considerato il suo capolavoro e un vertice assoluto della cultura rock, oltre ad ottenere un clamoroso successo commerciale, riproponendo il singolo I’m a believer, brano di Neil Diamond portato al successo anni prima dai Monkees. L’anno successivo è la volta di Ruth is stranger than Richards, storpiatura del motto di Mark Twain truth is stranger than fiction, nel quale si avverte un parziale ritorno verso un prog più tradizionale.

Ma la sua naturale ritrosia nei confronti della routine promozionale, aggravata dallo stato di disabilità, lo spinge verso l’isolamento e la depressione. Per 10 anni Wyatt non pubblica nulla, nei primi 5 addirittura si eclissa completamente dalla scena, a parte qualche collaborazione, tra le quali Ambient: music for airports di Brian Eno del 1978. A rimettergli in moto la curiosità artistica e la volontà di vita, un rinnovato impegno politico, nato come reazione all’ascesa della Thatcher, che lo porta ad iscriversi e militare nel Partito Comunista Inglese , proprio in quel 1979 che vedeva la Iron Lady varcare per la prima volta la soglia del numero 10 di Downing street, e ad impegnarsi per il rispetto dei diritti civili e contro le politiche ultraliberiste e neocoloniali. Il primo frutto di questo impegno è rappresentato da una serie di singoli nei quali Wyatt interpreta brani della tradizione della sinistra internazionale e altri più genericamente di protesta, tra i quali Shipbuilding di Elvis Costello che ottiene un inaspettato successo commerciale.

Nel 1985, a dieci anni di distanza dall’ultimo, pubblica il suo quarto album Old Rottenhat, dai forti contenuti politici, il lavoro probabilmente più cupo e lacerato. Dopo di che, Wyatt si eclissa nuovamente, limitandosi a qualche sporadica collaborazione. Per il successivo Dondestan bisogna aspettare il 1991. E’ un album ancora fortemente connotato politicamente, ma in maniera più mediata e serena. Altri sei anni di sporadiche collaborazioni e nel 1997 con il sesto album Shleep inaugura una fase più attiva, sia come produzioni proprie (Cuckooland, 2003; Comicopera, 2007), sia per le collaborazioni che lo portano a lavorare, tra gli altri, con David Byrne, Bjork, Anja Garbarek e l’italiana Cristina Donà.

Musicista estremamente curioso, tra i principali protagonisti del periodo qualitativamente più elevato della cultura rock, Wyatt ha seguito con coerenza la strada della contaminazione, perennemente alla ricerca di un equilibrio tra il free jazz e la forma canzone, tra l’avanguardia colta e il pop, tra il nonsense dadaista di matrice alleniana e l’impegno civile e politico. Anzi, non l’ha seguita: l’ha tracciata, quella strada.

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