L’UOMO CHE UCCISE LIBERTY VALANCE #cinema #western #johnford

liberty valance

Il nome di John Ford è strettamente legato al genere Western. Il grande regista di origini irlandesi più d’ogni altro contribuì a fare del Western uno dei filoni più rappresentativi dell’intera storia del cinema, inventandolo e reinventandolo continuamente, nel corso della sua lunga carriera. Ma non per questo lo si può definire un regista di genere e non solo perchè diede anche altre ambientazioni ai suoi film, ma soprattutto perchè l’ambientazione, fosse essa il Far west, l’Irlanda, la guerra o l’avamposto coloniale, fu, per Ford, il pretesto per inscenare la sua visione del mondo. Piuttosto, lo si può definire regista di frontiera, perchè quella è la scena dei grandi contrasti, delle lotte vitali, in cui le cose possono essere dette chiaramente, senza ambiguità.

Esemplare, a questo riguardo, un capolavoro dei suoi ultimi anni di attività: L’uomo che uccise Liberty Valance, prodotto dalla Paramount nel 1962. Ford girò il film in bianco e nero, facendo di necessità (budget tagliato dalla Paramount) virtù (la scelta si rivelò perfetta nel piano generale del film). Lo sviluppo drammaturgico è piuttosto insolito per un western: il Senatore Stoddard (James Stewart), noto per aver ucciso decenni prima il bandito Liberty Valance (Lee Marvin) nel villaggio di Shinbone, ritorna nel paese con la moglie Hallie (Vera Miles), per assistere alla cerimonia funebre di Tom Doniphon (John Wayne) solitario cowboy, rude, generoso e leale. Pressato dalla stampa, incuriosita dalla presenza di una tale personalità alle esequie di un oscuro cowboy, decide di raccontare la storia sua, di Tom e di Liberty Valance.

Qui parte un lungo flashback che occupa quasi per intero il film. Il giovane avvocato Stoddard, paladino della legge fino all’ingenuità, va in cerca di fortuna nell’Ovest. La diligenza su cui viaggia viene rapinata dalla banda di Liberty Valance e Stoddard, per aver difeso una donna, viene massacrato fino ad essere ridotto in fin di vita. Lo raccoglie Tom Doniphon e lo porta in un’osteria gestita da immigrati svedesi, la figlia dei quali è Hallie, sua futura moglie, al momento in un flirt platonico con Tom. Dopo essere stato amorevolmente curato, Stoddard inizia a lavorare come cameriere e a pensare come sottoporre il criminale Valance alla legge. Il bandito si presenta all’osteria ed umilia il giovane avvocato, sotto lo sguardo al contempo compiaciuto e protettivo di Tom.

Stoddard, in accordo con il giornale locale, decide di organizzare le elezioni per inviare un delegato all’Assemblea dello Stato. Questo è troppo per Liberty Valance e i suoi mandanti, allevatori senza scrupoli che non hanno nessuna intenzione di cedere il passo all’ordine della legge. Così, Stoddard, contravvenendo ai suoi principi di legalità, è costretto ad accettare la  sfida a duello lanciatagli dal bandito. La scena è paradossale: l’avvocato, con il grembiule da sguattero, viene ferito dal bandito, ma proprio nel momento in cui sta per essere freddato definitivamente, Valance stramazza al suolo, colpito da un proiettile. Per l’opinione pubblica, è stato Stoddard a sparare al bandito, ma in realtà il colpo decisivo è partito dal fucile di Doniphon, appostatosi segretamente con il suo servitore nero Pompeo. Sarà lo stesso Tom, anni dopo, in piena campagna per il Senato, a rivelare a Stoddard la verità. Così, il Senatore, per rendere giustizia al defunto cowboy, rivela alla stampa la verità celata dietro alla leggenda dell’uomo che uccise Liberty Valance, ma il giornalista si rifiuta di pubblicare la storia perchè, come dice, “qui siamo nel West, dove se la leggenda diventa realtà, vince la leggenda”.

Il film appare come il canto del cigno dell’epopea western. La legge del più forte, sia nella versione luminosa rappresentata da Doniphon che in quella buia e infernale di Liberty Valance, soccombe al nuovo ordine della legge e del progresso rappresentato da Stoddard. Inoltre, la tradizione narrativa del genere è ibridata da stilemi presi a prestito dal giallo (il flashback che svela la realtà dei fatti) e dalla commedia (l’equivoco e l’effetto straniante del giovane avvocato sbarcato nel selvaggio west). Con L’uomo che uccise Liberty Valance l’epica fordiana, già di per sè sempre aperta all’introspezione psicologica, viene smontata definitivamente e offerta allo spettatore nella nudità dei suoi meccanismi.

altro su

Annunci

Informazioni su albertomassazza

nessuna pretesa di verità, ma aprire qualche finestra
Questa voce è stata pubblicata in mito moderno e contrassegnata con , , , , , , . Contrassegna il permalink.

3 risposte a L’UOMO CHE UCCISE LIBERTY VALANCE #cinema #western #johnford

  1. tilladurieux ha detto:

    E’ un capolavoro. Il film. E anche John Ford è di per sè un capolavoro.

  2. Antonio Gambina ha detto:

    Meraviglioso capolavoro di John Ford

  3. cinematrix1 ha detto:

    Davvero un film che apprezzo molto!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...