L’IRONIA CREPUSCOLARE DI GUIDO GOZZANO #poesia #gozzano #crepuscolarismo

 

guido gozzanoIrreggimentare un poeta come Gozzano nei ranghi di una corrente letteraria qual è il Crepuscolarismo appare decisamente una forzatura. Certo, nel poeta torinese sono presenti molti aspetti di quello stile battezzato dal critico Giuseppe Antonio Borgese quando, in una recensione del 1910 pubblicata su La Stampa, scrisse di poesia crepuscolare, in riferimento a una tendenza, comune a certi giovani poeti, di rifiutare i toni epici, il linguaggio aulico e i preziosismi stilistici, in favore di una poetica delle piccole cose, dimessa e colloquiale. Gozzano, il poeta delle “buone cose di pessimo gusto”, che intitolò la sua seconda raccolta I Colloqui, il giovane consumato dalla tisi a meno di 33 anni, non poteva che esservi inserito.

Ma in Gozzano, nonostante il triste destino in comune, non c’è nulla del lamento cosmico di Corazzini; non c’è nulla della scarna monotonia di Govoni; e nulla dell’esistenzialismo, al limite del nichilismo, di Moretti. Il crepuscolarismo di Gozzano è sempre illuminato dall’ironia, fino a rovesciare completamente l’atmosfera, volgendo il malinconico in parodia. La sua è una personalissima Recherche affrontata proprio negli anni in cui Proust concepiva la sua. Ma la Recherche gozzaniana non ha lo scopo di ricostruire un percorso identitario attraverso l’abbandono nella memoria; piuttosto, attraverso l’ironia e gli accenti parodistici, vorrebbe ricrearlo, liberato dal fatale destino di sofferenza.

La poesia di Gozzano è il tentativo riuscito di esorcizzare lo spettro stentoreo del dannunzianesimo che tanto gravava sull’Italia del primo novecento, attraverso la creazione di personaggi come la normalissima Signora Felicita e l’inetto poetastro Totò Merùmeni e la contaminazione linguistica col popolaresco che spinge l’aulico verso il parodistico . Allo stesso modo, il ricorso a una metrica tradizionale e alla rima regolare è destabilizzato dal tono colloquiale e dalla scarsa ricercatezza nella rima stessa.

I suoi interessi non si limitarono alla poesia (La via del rifugio, 1907; I colloqui, 1911), ma si indirizzarono anche verso la narrativa breve (I tre talismani, 1914), la letteratura epistolare, la sceneggiatura per film (La vita delle farfalle, documentario entomologico girato nel 1911; Francesco d’Assisi, progetto per un film biografico mai girato) e il diario di viaggio (Verso la cuna del mondo, resoconto epistolare del viaggio in India compiuto nel 1912 alla ricerca di una speranza di guarigione, pubblicato postumo nel 1917).

Una simile curiosità culturale e la straordinaria capacità di scavare nell’animo umano, celata dietro gli apparenti conformismi stilistici e  futilitità tematiche, hanno fatto di Gozzano un gigante della poesia italiana del novecento. Non a sproposito Benedetto Croce, tra i primi ad intuirne il talento, nel delinearne il profilo letterario, scomodò l’ingombrante figura di Giacomo Leopardi.

Poesie  di Guido Gozzano

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