AXIS: BOLD AS LOVE -LO STRIP DEL MARZIANO #rock #hendrix #psychedelia

bold as love

Appena otto mesi dopo il folgorante album d’esordio Are you experienced?, preceduto a sua volta da tre 45 giri epocali, la Jimi Hendrix Experience licenziava il suo secondo album, Axis: bold as love. Il trio atomico formato, oltre che dal chitarrista eponimo, dal basso di Noel Redding e dalla batteria di Mitch Mitchell, dopo una gestazione travagliata di cinque mesi divisi tra sala d’incisione e concerti, riuscì a pubblicare, come da contratto, l’album il 1 dicembre del 1967 per il mercato inglese, seguito a stretto giro dai maggiori paesi europei, per chiudere a metà gennaio del 1968 con l’edizione statunitense. A lavoro ultimato, prima della pubblicazione del disco, Hendrix perse tutte i master del lato A in un taxi, costringendo i tecnici a un remissaggio frettoloso. Altro inconveniente, Hendrix chiese ai grafici di ispirarsi alle sue radici indiane americane per la copertina, ma venne frainteso e si ritrovò in veste di divinità indù in un’atmosfera psichedelica.

L’apertura dell’album fa pensare a un concept: una breve traccia intitolata Exp, in cui la voce di Mitch Mitchell, velocizzata tanto da sembrare femminile, chiede a un certo Paul Caruso, interpretato da Hendrix, la sua opinione sull’esistenza degli Ufo; Mr Caruso-Hendrix, dopo una breve risposta diplomatica, saluta e parte a bordo della sua astronave, lasciando l’allibito Mitch sommerso dalla saturazione del suono. Il brano che segue, Up from the skies, acida e malinconica ballata swing carica di wah-wah, parla proprio di un marziano che ritorna sulla terra dopo millenni e la ritrova, per dirla con Amleto, fuori di sesto. Ma i riferimenti espliciti al marziano finiscono qui: di extraterrestre, nei brani che seguono, rimane solo il chitarrista di Seattle.

La terza traccia, Spanish Castle Magic, è forse quella più vicina al classico suono hendrixiano dell’intero album; i riferimenti autobiografici rafforzano l’identificazione con l’extraterrestre. I successivi Wait until tomorrow e Ain’t no telling si muovono sulla stessa lunghezza d’onda, ma non raggiungono un’eguale forza identitaria. Little wing è il brano di gran lunga più conosciuto dell’intero album e non c’è molto da aggiungere ai fiumi d’inchiostro che sono stati fatti scorrere. If 6 was 9 è decisamente il brano più sperimentale, oltre che lungo. Il lato B si apre con You got me floatin, rock’n’roll fresco ed energico, a cui fa seguito Castle made of sand, ispirata e raffinata ballata psichedelica. She’s so fine, brano scritto e cantato da Noel Redding, è l’unica strizzatina d’occhio alla Swinging London. On rainy wish è un’altra ballata acida e graffiante; Little miss lover, un altro rock’n’roll spedito e aperto alle sperimentazioni, costruito su una ritmica parodisticamente marziale. Conclude il disco, Bold as love, altra ballata elettrica e viscerale.

Pur non avendo la ricchezza di riff e motivi antologici di Are you experienced?, Axis: bold as love è un album altrettanto fondamentale del precedente. Difficile dire quanto questa sua carenza in orecchiabilità sia dovuta alla mancanza di tempo da dedicare alla creatività, per gli impegni live e la scadenza contrattuale così ravvicinata; o quanto non sia piuttosto dovuta a una scelta dello stesso Hendrix che ha approfittato del successo del primo album e dei singoli precedenti, per tentare un lavoro più intimo e concettuale. Sta di fatto che l’album, meglio di tutti gli altri, chiarisce su quali strade si sarebbe potuta evolvere la produzione hendrixiana, se il diabolico mancino di Seattle non fosse finito stritolato dagli ingranaggi dello showbiz; chiarisce soprattutto i motivi per cui Miles Davis abbia tanto inseguito un lavoro comune con Hendrix, rammaricandosi ad ogni occasione per la prematura scomparsa del chitarrista. Axis: bold as love è un disco di ricerca globale, aperto ad influenze a 360 gradi, a sperimentazioni ritmiche e sonore, con intuizioni geniali nell’utilizzo delle sovraincisioni e dell’effettistica. Con Axis: bold as love, deviando momentaneamente dal sentiero della consacrazione come icona del rock, Hendrix mette a nudo la sua complessa e rivoluzionaria concezione musicale, la concezione di un marziano caduto sulla terra.

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