I GENESIS DI PETER GABRIEL #rock #progressive #genesis

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Mentre la Swinging London inizia ad incattivirsi, cinque rampolli poco più che adolescenti della buona borghesia britannica, allievi dell’esclusiva Charterhouse School di Godalming, dintorni di Londra, decidono di mettere su un gruppo. Sono il tastierista Tony Banks, i chitarristi Anthony Philips e Mike Rutherford (quest’ultimo, all’occasione anche bassista), il batterista Chris Stewart e Peter Gabriel, cantante e flautista, dotato di una teatralità istrionica e di un certo spessore letterario. Il nome viene suggerito da un ex-allievo della stessa scuola, cantante e produttore discretamente accreditato, Jonathan King. In questo modo si forma il nucleo originario di una band destinata a raggiungere livelli qualitativi tra i più alti, nell’intera storia del rock: i Genesis.

L’esordio discografico avviene nel 1969 con From Genesis to Revelation, prodotto dallo stesso King. L’idea di partenza è quella di creare un concept album su tematiche bibliche, ma i cinque si rivelano troppo acerbi per portare a compimento un simile ambizioso progetto. Nel disco affiora appena qualche presagio di ciò che verrà sviluppato con tanta maestria e ispirazione nei successivi lavori, ma, nel complesso, è un album confuso, incapace di mediare tra aspirazioni colte e gusto popolare, arroccato sulla forma canzone pop e delegante lo sperimentalismo esclusivamente al suono e all’arrangiamento.

Dopo aver cambiato due volte il batterista (prima John Silver, poi John Mayhew) e una volta il produttore (Tony Stratton-Smith), nel 1970 i Genesis pubblicano Trespass, album non ancora maturo, ma notevole passo avanti, rispetto al precedente, nella via di definizione dello stile Genesis. La forma canzone inizia ad implodere, le linee melodiche e le armonie si fanno più strutturate, inizia a prendere forma teatrale il complesso orizzonte mitico-simbolico di Gabriel, con i suoi rimandi psicanalitici. Tra i brani, The knife, destinato a diventare un classico dell’era Gabriel.

Dopo un nuovo cambio nella line-up, con l’innesto di Phil Collins alla batteria e Steve Hackett al posto di Antony Philips alle chitarre, la band compie, all’inizio del 1971, una tournée con altri gruppi della stessa scuderia, tra i quali i Van der Graaf Generator. I Genesis acquistano una padronanza tale da mettere in secondo piano le altre band. I tempi son maturi per l’epoca dei capolavori.

Nel novembre del 1971 esce Nursery Cryme, a mio parere il vertice creativo della band. L’album delinea definitivamente lo stile Genesis: reminescenze barocche e romantiche, folk medievaleggiante, melodramma e music hall, il tutto amalgato nello spirito di un progressive che spazia dalle atmosfere proto-new age all’hard rock incalzante. Ad impreziosire ulteriormente il lavoro, i ricami letterari e teatrali di Peter Gabriel, in perfetto equilibrio tra epica e parodia, fiaba e thriller, salvezza e apocalisse. Tra i brani, The musical box, vera canzone-mondo, sintesi dell’universo Genesis; l’hard prog di The return of Giant Hoghweed; The fountain of Salmacis, rivisitazione del mito di Ermafrodito, tema onnipresente nella poetica di Gabriel.

Nonostante la qualità, l’album non ottiene il giusto riscontro in Inghilterra, ma, proprio quando il gruppo si sta abbandonando alla depressione, il disco balza in testa nelle classifiche belghe e, successivamente, scala quelle italiane. I tour conseguenti in questi due paesi ricevono un’accoglienza trionfale: la consacrazione è arrivata e fa da traino anche per le vendite nella madre-patria.

Il quarto disco arriva nell’autunno del 1972. Foxtrot è la conferma dell’alto livello qualitativo e dell’ispirazione cristallina dei Genesis. Su tutti i brani, Supper’s ready, suite di oltre venti minuti che sviluppa il discorso di canzone-mondo iniziato con The musical box. Gabriel definisce i personaggi del suo orizzonte immaginario, corredandoli di costumi. La performance in concerto raggiunge il top, come dimostra l’album Live dell’estate del 1973.

In autunno è pronto il quinto album, Selling England by the pound, lavoro che privilegia i singoli strumenti rispetto alla coralità, denotando l’apertura di una crepa tra la debordante personalità di Gabriel e il resto del gruppo. Tra i brani, l’epica Firth of Fifth, la sarcastica Dancing with the moonlight knife e la scanzonata I know what I like entrano direttamente tra i classici del gruppo.

Il rapporto tra Gabriel e gli altri membri si fa sempre più conflittuale. Il talento teatrale del frontman lascia nell’ombra il resto della band e Peter, anche per problemi familiari, decide di abbandonare i Genesis. Non prima, però, di aver dato alle stampe nell’autunno del 1974 il monumentale doppio album The lamb lies down on Broadway, concept sulle vicissitudini di un teppistello portoricano di New York, Rael. L’album si compone di brani più frammentari che, se da una parte denunciano una stesura  meno ispirata dei precedenti, dall’altra testimoniano una maestria ineguagliabile nel confezionamento. Il conseguente tour di promozione è l’atto di chiusura della prima, fecondissima stagione dei Genesis: Gabriel inizia una fortunata carriera solistica, mentre il resto del gruppo si avvia verso un orizzonte più commerciale.

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Una risposta a I GENESIS DI PETER GABRIEL #rock #progressive #genesis

  1. sesamofede87 ha detto:

    Un gruppo di musicisti straordinari!

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