LE ILLUSIONI PERDUTE Balzac #romanzo #letteratura

illusioni perdute

Romanzo diviso in tre parti, scritte tra il 1837 e il 1843, pubblicate prima separatamente e, sempre nel 1843, in un unico volume, inserito nel titanico progetto della Commedia umana, Le illusioni perdute è l’opera più autobiografica di Balzac. A cominciare dalla figura del protagonista, Lucien Chardon, ossessionato, come il suo autore, dal de nobiliare, tanto da prendere il cognome della madre,  de Rubemprè, casata decaduta. Lucien, altro aspetto autobiografico, è un giovane letterato, ingenuo e ambizioso, deciso ad abbandonare la provinciale Angouleme per conquistare l’alta società parigina. Così come nel suo fraterno amico e cognato David, tipografo e inventore sfortunato e inadeguato rispetto al cinismo dell’economia, troviamo l’eco delle tante fallimentari intraprese economiche dell’autore, dalle tipografie parigine alle miniere d’argento sarde.

Il romanzo si presenta come un distillato della Commedia Umana e dell’intera opera letteraria di Balzac. Le minuziose descrizioni di ambienti e tipi sociali, talmente precise e definite da assumere un carattere simbolico e visionario (realismo visionario, lo chiamò uno dei suoi più grandi estimatori, Charles Baudelaire), raggiungono, ne Le illusioni perdute, vertici ineguagliati. E’ il caso dei due ritratti del mondo della stampa: il primo, all’inizio dell’opera, dal punto di vista meccanico, con divagazioni storico-scientifiche e il corollario del rapporto di David con l’avido padre (altro topos letterario di Balzac, si pensi ad Eugenie Grandet e al suo rovesciamento in Pere Goriot), che, nella cessione della stamperia, tratta il figlio come il classico pollo da spennare; il secondo, a Parigi, al debutto di Lucien nella mondanità del giornalismo, dove viene iniziato alle bassezze e agli intrecci (sempre loro!) di politica ed economia che reggono tutto.

Le illusioni perdute si regge sulle contrapposizioni, anche queste autobiografiche, tra idealismo e cinismo, amore e ambizione, onestà intellettuale e opportunismo. Così, alla passione effimera di Lucien per la decadente nobildonna Louise e per la cocotte Coralie, fa da contraltare l’amore genuino di David per Eve, sorella di Lucien; all’etica e alla solidarietà del cenacolo intellettuale, lo spregiudicato opportunismo e la sregolata competizione dei giornalisti mondani.

Balzac, nel tratteggiare le fisionomie dei personaggi, ne svela gli aspetti più reconditi, palesando la corruzione e la mancanza di valori che si celano dietro l’eleganza e la raffinatezza. Esemplare è il ritratto dell’ergastolano trasformista Vautrin, sotto le mentite spoglie di un importante religioso spagnolo, che, in chiusura della terza parte, arriva come un deus ex machina a salvare Lucien dal suicidio, dopo che il giovane, sconfitto da Parigi, è ritornato ad Angouleme e si è reso conto di quanti danni ha prodotto la sua condotta sulla serenità di David ed Eve. Parrebbe un lieto fine, in realtà è un salto di qualità del giovane nel suo percorso di dannazione. Lucien, grazie a Vautrin, ripiana i debiti di David, ma in cambio cede inconsapevolmente la sua anima al criminale trasformista: e questa sarà la trama del sequel naturale de Le illusioni perdute, Splendori e miserie delle cortigiane.

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