L’EPOPEA DEL DIRIGIBILE ROCK #ledzeppelin #hardrock #jimmypage

L.Z.

I Led Zeppelin hanno sintetizzato, nel loro decennio di attività effettiva, gli sviluppi del rock degli anni settanta, così come i Beatles avevano fatto per il decennio precedente. Partiti dalle ceneri degli Yardbirds, una delle band protagoniste della svolta dura del rock britannico nella seconda metà dei sixties, già dal primo album, pubblicato nel gennaio del 1969, mettono in chiaro la loro cifra stilistica: un suono compatto e potente, costruito sull’amalgama perfetto dei quattro elementi, ma, al contempo, mantenendo intatte le peculiarità stilistiche di ognuno. La voce estremamente duttile di Robert Plant, perfettamente a suo agio sia nell’hard-blues graffiante e selvaggio che nella love-song sussurrata; la chitarra di Jimmy Page, capace di unire una più che soddisfacente qualità performativa ad una straordinaria inventiva, sia nelle linee melodiche che ritmiche, sintetizzata dalla quantità industriale di riff entrati nell’enciclopedia del rock; il basso e le tastiere di John Paul Jones, vero jolly della band, sia in fase esecutiva che produttiva; la batteria fluida e possente di John Bonham, ipnotica e orgasmica, tribale e progressiva: l’irripetibile alchimia dei Led Zeppelin è stata raggiunta nell’esaltazione performativa di tutti questi elementi.Non sorprende che, anche negli album in studio, particolarmente nei primi quattro, il gruppo abbia spesso optato per la registrazione in presa diretta.

Il decennio di vita effettiva della band può essere facilmente diviso in due fasi. La prima, comprensiva dei primi quattro album, senza titolo o con un numero romano distintivo, caratterizzata da una profonda indagine sulle radici della musica folk e blues, rivisitate in chiave aggressiva e potente. Ogni lavoro di questa fase ha caratteristiche proprie: il primo è una dichiarazione d’intenti, l’atto di fondazione del rock duro; il secondo è il manifesto stesso dell’hard rock, adrenalina allo stato puro, con rari momenti di quiete; il terzo è un bagno catartico nel brodo primordiale della musica rock; il quarto è la sintesi perfetta del periodo, impreziosita da una qualità esecutiva e produttiva al top.

La seconda fase è caratterizzata dalla continua ricerca del rinnovamento. A partire da Houses of the holy (1973), l’album più influenzato dalle sonorità prog che andavano per la maggiore in quel periodo, passando per il doppio Physical Graffiti (1975), Presence (1976, l’unico al livello dei primi quattro) e In through the out door (1979), gli Zeppelin hanno abbandonato la ruvidezza hard-blues e la rivisitazione delle radici per approdare a un suono di matrice soul e funky, mantenendo comunque il loro tradizionale potente impatto sonoro; una svolta interrotta dalla morte di John Bonham, nel settembre del 1980, che, di fatto, ha chiuso la loro epopea. A completare la discografia, il doppio live The song remains the same, registrato a New York nel 1973, ma prodotto, unitamente al film omonimo, nel 1976, e Coda (1982), realizzato col materiale inedito frutto delle ultime registrazioni prima della morte di Bonham.

Considerare i Led Zeppelin una band esclusivamente Hard-rock è quantomai riduttivo. Pur essendo stati tra i primi a realizzare brani hard ed heavy, la loro musica è una fusione calda, un crogiolo in cui blues, pop, folk, soul, funky e jazz si sono amalgamati, nello spirito più genuino del rock and roll.

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