IL PIAVE DI BERSANI #bersani #governo #fiducia

bersani berlusconi

Mentre i liceali pentastellati, di ritorno dalla gita fuori porta, decidono di occupare il Parlamento, i colonnelli piddini hanno un ritorno di fiamma per l’inciucio e il golden boy Renzi va dove lo porta l’ego, Bersani, in una lettera aperta ad Eugenio Scalfari, ribadisce la linea: governo di cambiamento, non importa se guidato da lui stesso o da qualcun altro. L’Italia non può permettersi larghe intese, grandi mercanteggiamenti con chi ha anteposto per vent’anni gli interessi del leader a quelli della nazione. Dialogo e accordi sono possibili con chiunque, ma non a scapito della necessaria sterzata riformista, anche sui temi più pruriginosi per Berlusconi. In sintesi, le convergenze col Pdl si possono trovare sui temi socio-economici e sul Quirinale, ma i problemi giudiziari e gli interessi finanziari del cavaliere ne devono restare fuori. Se Berlusconi si accontenterà, bene, altrimenti nemici come prima.

Ma anche nel caso che il Pdl faccia saltare il tavolo, per Bersani resterebbe la possibilità che una parte del M5stelle appoggi il suo governo. I fatti della settimana scorsa, con il vertice segreto in agriturismo convocato in tutta fretta da Grillo, dicono che i malumori all’interno del gruppo sono ben più profondi di quanto si voglia far credere. La linea del senatore Currò (che ha disertato, con altri parlamentari, il vertice di Fiumicino) non è isolata, nonostante tutti i tentativi di farla passare come tale. Anche la presentazione delle prime proposte di legge dei grillini in tema di diritti civili, fanno pensare a una convergenza possibile col centrosinistra.

Nel caso che la situazione precipiti verso un ritorno alle urne, la larga vittoria di Marino alle primarie di Roma e l’intesa tra Crocetta e Ingroia sulla riscossione dei tributi in Sicilia, lasciano intendere che il centrosinistra sia in grado di proporsi rinnovato e competitivo.  A Roma, mentre il senatore-chirurgo vinceva a man bassa, il renziano Gentiloni si faceva surclassare anche da Sassoli e la renziana Alicata rispolverava il complottismo dell’apparato, con una polemica dal sapore vagamente xenofobo sulla presenza di elettori Rom, definiti, senza ombra di prova, prezzolati; polemica che ha esposto il partito al fuoco di fila del centrodestra locale e nazionale. A Palermo, l’intesa Crocetta-Ingroia chiarisce che, in caso di ritorno alle urne, verranno evitati gli errori compiuti a febbraio.

Bersani non è un kamikaze; semplicemente, sta cercando di percorrere fino in fondo l’unico sentiero percorribile, in cui possano confluire un’azione di governo efficace e il recupero della credibilità delle istituzioni. Magari fallirà, ma perchè no, dopo la Caporetto elettorale, ci potrebbe anche essere un Piave parlamentare.

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