LA STRADA MAESTRA #governo #consultazioni #napolitano #quirinale

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Comunque vada a finire, Bersani ha fatto la cosa giusta. In due settimane di attività parlamentare ha piazzato alla presidenza delle Camere due personalità in grado di garantire, al contempo, un alto livello di responsabilità istituzionale e una guida sicura nel segno del rinnovamento. Non ha ceduto al mortale abbraccio di Berlusconi e ha cercato con abnegazione di portare i grillini sulla via della ragionevolezza.

Per molti, si è reso ridicolo; per me, semplicemente, ha messo in secondo piano il proprio orgoglio, di fronte alla necessità di far partire un governo di svolta, dimostrando, una volta di più, di avere qualità da Statista di razza, quello strano animale politico che in Italia non è stato più avvistato dai tempi di Moro e Berlinguer e, proprio per questo, quando lo si incontra, non lo si riconosce e lo si denigra. Son sicuro che, se anche potesse salire sulla ribalta politica italiana odierna un Churchill o un Gurion o un Roosevelt, verrebbe sottoposto al pubblico ludibrio. L’italiota medio direbbe dell’uno che puzza di sigaro, dell’altro che sembra uno spaventapasseri e dell’altro ancora, poverino, che sta sulla sedia a rotelle. Le cose di qualità, in Italia, sono di nicchia; la massa vuole il surrogato; non vuole sentirsi ignorante, ma odia sudarsi la cultura.

Mi son chiesto perché Bersani non era presente nella delegazione al Quirinale di questa sera. Ho trovato due risposte possibili: la volontà di non condizionare la scelta del Presidente della Repubblica, visto il lungo rapporto personale tra loro, o l’essersi sentito esautorato di fatto dall’emersione di un piano B. Le ambigue parole di Letta (niente accordi col Pdl, ma sostegno cieco ad ogni iniziativa di Napolitano) lasciano abbastanza perplessi.

Ad ogni buon conto, le ipotesi sul tavolo sono tre: Napolitano consente che Bersani vada a una verifica parlamentare (in questo caso dovrebbe accelerare i tempi per l’elezione del nuovo inquilino del Quirinale); un piano B che preveda un accordo col centrodestra, ipotesi con maggiori possibilità di successo, ma, in prospettiva, deleteria per il centrosinistra e per la tenuta democratica del paese; un piano C che riproponga la linea Bersani, con una personalità indicata dal Pd che sia rimasta ai margini delle vicende politiche degli ultimi due decenni.

Non so se sia possibile, ma la cosa migliore da fare, a mio parere, potrebbe essere il congelamento della formazione dell’esecutivo fino all’elezione del nuovo Presidente della Repubblica. Una soluzione largamente condivisa potrebbe favorire la nascita di un Governo politico lontano da mercanteggiamenti.

Ripeto, Anna Maria Cancellieri è l’unica personalità in grado di trovare un largo consenso per il Colle e di rappresentare una svolta, come donna e come figura slegata dai partiti. Non piacerà ai grillini, probabilmente, ma loro l’occasione di poter incidere sulle scelte se la sono persa e decideranno solo quando avranno la maggioranza in entrambe le Camere.

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nessuna pretesa di verità, ma aprire qualche finestra
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