L’ULISSE DI JOYCE, EPICA E NAUFRAGIO DEL QUOTIDIANO #ulisse #jamesjoyce #letteratura #novecento

ulisse joyce

Odissea di un solo giorno, quel fatidico 16 giugno 1904, in cui Joyce incontrò per la prima volta Nora Barnacle, la compagna della vita. Odissea della modernità incapace di slanci, in cui ogni orizzonte mitico non può che essere visto sotto una luce parodistica e paradossale. Odissea che però non ha nulla del rito di passaggio, della prova da superare per affermare il proprio status di eroe, di semidio.

E’ un naufragio senza approdo,  l’Ulisse di Joyce; ma anche un naufragio nel quale nessuno dei naufraghi si gioca la propria vita. Naufragio della narrazione, sommersa dall’onda anomala del flusso di coscienza, destrutturata dagli inserti teatrali. Naufragio della lingua tra gli scogli erranti del parossismo neologistico e babelico, del nonsense.

Il parallelismo omerico amplifica il senso del ridicolo emanato da un’umanità contemporanea che solo nell’ebbrezza alcolica ed erotica riesce a ritrovare una parvenza di senso epico. L’appartenenza culturale o nazionalista è solo occasione di disputa da bettola. Emerge l’anarchismo individualista, vera faccia oscura della democrazia.

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