DAEVID ALLEN, IL FOLLETTO DEL PROG #progressive #psychedelia #softmachine #gong

daevid allen

Nato nel 1938, australiano di Melbourne, Daevid Allen è stato uno degli artisti centrali della scena psichedelica e progressiva europea. Sbarcato nel Vecchio mondo nel 1960, dopo un passaggio in Grecia e un soggiorno parigino, si trasferisce in Inghilterra ed affitta una stanza dai genitori di un quindicenne Robert Wyatt.

L’anticonformismo estremo, la poliedricità degli interessi, la collezione sterminata di dischi jazz gli attirano l’ammirazione del giovanissimo Wyatt e del suo giro di musicisti in erba. Ritenuto responsabile dello svenimento di Wyatt a causa di un’ingestione di barbiturici, Allen è costretto a cambiare aria.

Si trasferisce dapprima a Londra e successivamente a Parigi, dove sbarca il lunario tra lavoretti e organizzazione di eventi culturali. Qui incontra un ancora sconosciuto Terry Riley, guru del movimento minimalista, e l’eccentrica poetessa Gilli Smith, che, anni dopo, diventerà compagna d’arte e di vita. A Parigi si sposa con Kay Calvert ed insieme si stabiliscono a Londra, dove viene raggiunto da Wyatt e Hugh Hopper.

I tre danno vita al Daevid Allen trio, con un repertorio che unisce le improvvisazioni free jazz alla lettura di poesie beat. Il gruppo si scioglie presto e Allen, separatosi da Kay Calvert e legatosi a Gilli Smith, inizia un periodo di pendolarismo tra Parigi, Canterbury (dove Wyatt e Hopper danno vita ai Wild Flowers, gruppo seminale per la nascente scuola di Canterbury) e la comunità beat di Deià, nell’isola di Maiorca. Proprio nell’isola, insieme a Kevin Ayers, amico storico della cerchia di Wyatt, il funambolico australiano concepisce l’idea di una nuova band. Ottenuti dei finanziamenti da un mecenate americano, comprano la strumentazione necessaria e si stabiliscono a Canterbury, dove ritrovano Wyatt e Mike Ratledge.

Nascono, in questo modo, i  Soft Machine, probabilmente la band più importante e influente della scena di Canterbury. Ma gli intoppi son sempre dietro l’angolo: così, di ritorno da un fortunato tour in Francia, ad Allen non viene concesso il visto per il rientro in Inghilterra, per delle irregolarità precedenti. Daevid, costretto ad abbandonare il gruppo, si ristabilisce a Parigi e, insieme alla sua compagna, inizia a mettere giù idee per un complesso progetto creativo, tra la contaminazione e la sperimentazione musicale, il comics demenzial-fantascientifico e la letteratura beat.

Nascono così i Gong, originalissimo esperimento di fusione tra elementi eterogenei, quali il free jazz, il rock psichedelico e progressivo,  il raga indiano, il garage e il protopunk. La band è composta – oltreché da Allen, chitarra e voce, e dalla compagna, cori “space whispers”- dal flautista e sassofonista eremita Didier Malherbe, come membri storici, più altri musicisti turnanti, tra i quali i batteristi Pip Pyle e Pierre Moerlen e il chitarrista Steve Hillage. Tra il 1970 e il 1974, vengono pubblicati 5 album ufficiali dei Gong, uno accreditato a Daevid Allen e un soundtrack. In particolare, nel secondo album ufficiale (Camembert Electrique) e nella successiva trilogia Radio Gnome (Flying Teapot, Angel’s egg e You) si delinea chiaramente tutto l’universo creativo di Allen: il Planet Gong, un mondo parallelo fumettistico, sospeso tra il fantascientifico e il demenziale, abitato da omini verdi che guidano teiere volanti, ascoltano una radio pirata e adorano l’eroe Zero, sotto l’occhio farsescamente orwelliano di Doctor Octave. Il tutto retto dalla magistrale perizia tecnica dei singoli musicisti e impreziosito dai singolari cori bisbigliati, sensuali e cosmici, della Smith.

All’apice della propria consacrazione, Daevid Allen non si smentisce: temendo i condizionamenti della Virgin, ormai diventata una Major, lascia i Gong alla loro deriva fusion, di altissimo livello tecnico, ma creativamente anonima, e riprende il suo vagabondaggio artistico, creando una miriade di progetti e gruppi satellite, oltre alle cicliche reunion della line-up storica dei Gong, sempre all’insegna degli omini verdi sulle teiere volanti.

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