L’ARABA FENICE, I FENICOTTERI E I NURAGHI #sardegna #archeologia #bibbia #nuraghi

nido fenicottero

La Fenice, il mitico uccello che, dopo aver vissuto per cinque secoli, accatastava un falò di piante aromatiche in cui ardersi, per poi risorgere dopo tre giorni dalle ceneri, è stato variamente identificato, a partire dagli egizi che inizialmente lo rappresentavano come un comune passeraceo, per poi trasformarlo nel canonico airone denominato Bennu. Per i greci, ai quali si deve il termine fenice, era un rapace, simile a un’aquila reale. L’uccello mitico venne menzionato per la prima volta in Esodo (VIII sec a.c.). Secondo Erodoto, la Fenice proveniva dall’Arabia.

Non ha mai avuto fortuna l’identificazione con il fenicottero rosa. Eppure, questo elegante uccello ha comportamenti che potrebbero dare una spiegazione al mito. In particolare, il fenicottero ha un comportamento migratorio abbastanza irregolare: ad esempio, in Italia, dopo un lungo periodo, probabilmente di secoli, di solo svernamento, ha ripreso a nidificare dal 1993 nelle aree umide sarde di Cagliari e Oristano e successivamente nella laguna di Orbetello. Il mito della scomparsa e della resurrezione dalle ceneri potrebbe avere origine proprio da questo comportamento irregolare del fenicottero.

Ma c’è di più: il nido del fenicottero è una piccola torre troncoconica di fango, che il maschio e la femmina si premurano di costruire, per poi deporre l’uovo sulla parte sommitale concava. Ora, come ben si sa, la Sardegna è costellata da migliaia di torri tronco coniche, costruite nel II millennio a.c., i nuraghi. Questi monumenti protostorici sardi hanno un curioso antecedente nella costa meridionale dell’Arabia, negli odierni Oman e Yemen. Gli archeologi ci dicono che queste torri arabiche vennero erette nel III millennio a.c. da un popolo di pastori, guerrieri e mercanti, i quali vissero un periodo di floridezza per essere stati il trait d’union tra le civiltà egizia, mesopotamica e della valle dell’Indo. A loro, con ogni probabilità, è dovuta la prima navigazione d’alto mare, per commerciare con la valle dell’Indo, senza dover seguire la rotta sottocosta del golfo Persico.

Intorno alla metà del III millennio, vuoi per calamità naturali, vuoi per un interesse degli egizi al commercio diretto con Mesopotamia e Indo, come testimonierebbero documenti del periodo, questo popolo, che chiamerei convenzionalmente Yam,  diede vita a una migrazione verso il nord. La Bibbia, ancora lei, descrive qualcosa del genere nel Genesi, quando ci racconta dell’esodo di Abramo da Ur dei Caldei, nella Mesopotamia meridionale, a Harran, in Turchia, e successivamente nella terra di Canaan, regione compresa tra gli attuali Libano e Israele. Abramo migrò insieme al padre Terah, nome che si può ricondurre a un toponimo molto diffuso nel Mediterraneo (Turchia, Tiro, Tharros ecc.), che, a sua volta potrebbe essere ricondotto al nome che i Greci davano agli Etruschi, popolo di ascendenza nuragica, come riconosciuto ormai da buona parte dell’archeologia ufficiale; questo nome era Tirseni, costruttori di torri; il problema è che questo nome è elencato nei templi egizi del periodo Ramesside, insieme agli altri popoli del mare che tentarono l’invasione dell’Egitto e fecero crollare l’impero Hittita, 3-4 secoli prima della comparsa degli Etruschi. C’è da aggiungere che è un tema molto dibattuto, in ambito accademico, le analogie tra l’iconologia e l’epigrafia della bronzistica e statuaria nuragica e il racconto biblico.

Che il mito dell’Araba Fenice non tragga la sua fonte dalla venerazione che gli Yam avevano per il fenicottero rosa, per la sua elegante bellezza, le particolari abitudini e, materialmente, per essere stato, con le sue rotte migratorie, la guida più affidabile nei loro viaggi intrepidi per terra e per mare?

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2 risposte a L’ARABA FENICE, I FENICOTTERI E I NURAGHI #sardegna #archeologia #bibbia #nuraghi

  1. Giancarlo ha detto:

    Il mito dell’Araba fenice trasmette in modo figurato una conoscenza scientifica astronomica. Uno spostamento precessionale di 540 anni pari ad una “stagione” di una età/anno di un segno precessionale (30° gradi precessionali). In chiave moderna lo stesso mito viene raccontato nei quattro film dedicati a Highlander. Dopo – L’ultimo immortale, ambientato in Scozia/Nord, ne sono stati prodotti altri tre ambientati rispettivamente ad Ovest/America, a Sud/Africa e ad Est/Giappone. Cercare di trovare un corrispettivo geografico nella mitologia è un errore, l’unica strada percorribile è quella di una cosmogonia astronomica. Il mito era la lingua dei sacerdoti astronomi. Consiglio una lettura: http://www.chilometrando.org/tela_penelope.htm

  2. Pingback: Bon Courage

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