I SONDAGGI LETTI SUI VOLTI DEI POLITICI #elezionipolitiche #sondaggi #silenzioelettorale

 

elezioni

La prima settimana di silenzio dei sondaggi sta per concludersi. Mettendo da parte le facili ironie sul divieto di pubblicare sondaggi, mentre continuano ad affluire nelle sedi dei partiti e dei quotidiani, il che implicitamente afferma una scarsa considerazione verso un elettorato considerato immaturo e volatile dai legiferatori, vorrei fare una considerazione su come l’andamento dei sondaggi possa essere letto dal comportamento dei candidati.

Bersani, dopo alcune settimane di difficoltà, è apparso in questi ultimi giorni particolarmente in forma, probabilmente perchè i sondaggi segnalano un’inversione di tendenza, rispetto all’ultimo periodo critico per le note vicende Mps. La luce che inizia a filtrare sullo scandalo senese sta mostrando la marginalità del coinvolgimento del Pd, mentre ben più coinvolti appaiono esponenti riconducibili al Pdl e ai montiani.

Berlusconi non sbandiera più una rimonta improbabile. Come un pugile suonato rimasto in piedi per forza di inerzia, mena fendenti a destra e a manca, sperando di assestarne almeno uno in modo efficace, ma riuscendo solo a muovere l’aria intorno a lui.

Il premier uscente Mario Monti appare statico, segno evidente che la sua formidabile macchina da guerra in realtà si sta rivelando per quello che è: una congregazione di lobbisti di varia estrazione, incapace di guadagnare consensi oltre il recinto, peraltro ampio per una democrazia che si vuole moderna, dei privilegiati che vogliono mantenere il proprio privilegio.

Discorso analogo, ma da una prospettiva opposta, per Ingroia, ormai rassegnato a galleggiare intorno alla soglia utile, col rischio tutt’altro che remoto di rimanerne sotto, precludendo alla sinistrapiùsinistradeglialtri la possibilità di avere una sia pur striminzita pattuglia parlamentare.

Grillo appare contrastato: i segnali di una costante, ma lenta  avanzata non sono sufficienti a sostenere uno sfondamento, almeno ai livelli messianicamente annunciati dal tribuno genovese, il quale proprio ieri ha candidamente ammesso l’impreparazione del movimento ad una ipotetica responsabilità di governo. Ciò nonostante, l’impasse montiano e l’affanno berlusconiano potrebbero consentire al m5stelle di arrivare ad essere terza forza in termini assoluti e addirittura seconda, se ci si limita ai singoli partiti.

In definitiva, lo scenario, sia pure delineandosi progressivamente, appare incerto, dato che uno spostamento anche minimo di voti può risultare decisivo, sia per la ben nota questione della maggioranza in Senato, sia per gli equilibri dei rapporti parlamentari tra i diversi gruppi.

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nessuna pretesa di verità, ma aprire qualche finestra
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