PETE TOWNSHEND, THE WHO E LA FINE DELL’INFANZIA DEL ROCK #rock #thewho #townshend #daltrey #entwisle #keithmoon

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Il rock era ancora un bambino, bisognoso d’amore. Qualcuno aveva iniziato a chiederlo con più veemenza, in modo esplicitamente fisico, ma nessuna rivendicazione era andata oltre l’edonistica richiesta di una maggiore libertà, di fronte alle pulsioni giovanili.

Quando Pete Townshend, Roger Daltrey, John Entwistle e Keith Moon apparvero sulla scena londinese, misero subito in chiaro le cose: la questione giovanile non si sarebbe risolta con il semplice allentamento dei controlli. C’era un groviglio di problematiche da dipanare: l’incomunicabilità tra generazioni (Can’t explain); la rappresentatività politica e sociale dell’universo giovanile (My generation); la sessualità non più vista come tabù (Pictures of Lily); la presa di coscienza e la fede nella propria forza, con echi ingenuamente nietzscheani (Anyway, anyhow, anywhere, I can see for miles e Pinball wizard). Una complessità tematica inedita, fino ad allora, per la scena rock inglese, che fece del gruppo londinese il principale cerimoniere del rito di passaggio, proprio di quegli anni, che trasformò il rock da fenomeno giovanile a forma culturale a tutto tondo.

Il suono che veicolava queste tematiche aveva, se possibile, una portata rivoluzionaria ancor più dirompente. La forma canzone veniva stravolta dalle sperimentazioni psychedeliche di Pete Townshend. Con lui un cantante, Roger Daltrey, interprete nel senso più pieno, attoriale; un bassista creativo, John Entwistle, capace di andare ben oltre ai compiti ritmici; un folle e geniale batterista, Keith Moon, il primo ad introdurre stilemi della ritmica jazz nel rock.

Tra il ’65 e il ’69, prima del monumentale e definitivo Who’s next (1971), i The Who anticiparono ogni sviluppo successivo del rock. Psychedelici già dal ’65; protoprog, protohard, protopunk; ma anche inventori del concept album, del rock teatrale, del decadentismo glam. Non c’è stato altro gruppo o singolo interprete altrettanto seminale, nella storia del rock.

Who’s next chiuse questo periodo: un album progressive, ma capace ancora una volta di proiettarsi ben oltre, fino alla New wave. Dopo di che, i The Who non poterono che iniziare ad autocelebrarsi, con esiti più o meno felici. Tutto era stato già detto, da loro.

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