MOZART, DA PONTE E LA RIVOLUZIONE #mozart #dongiovanni #nozzedifigaro #operalirica

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Tra il debutto delle Nozze di  Figaro, il primo maggio del 1786 a Vienna, e quello del Don Giovanni, il 29 ottobre del 1787 a Praga, passa meno di un anno e mezzo. Eppure, pare che un’intera epoca separi i due capolavori. Le Nozze di Figaro, primo frutto della collaborazione di Mozart con il librettista Da Ponte, fiuta l’imminente rivoluzione con ingenuità popolare. La rivoluzione aleggiante non ha nulla di violento. L’affermazione dei principi di libertà, eguaglianza e fratellanza appare come il naturale compimento di un processo armonico, senza strappi.

Fu lo stesso Mozart a indirizzare Da Ponte verso la commedia irriverente di Baumarchais. Il librettista veneto espunse dal testo originale tutto ciò che vi era di esplicitamente politico, in chiave anti-aristocratica, in modo da farlo accettare dall’imperatore Giuseppe II. Ma ciò che venne omesso dal testo, rimase nello spirito della musica, preannunciante i tempi nuovi fin dall’ouverture.

Nel Don Giovanni, la prospettiva cambia radicalmente. Già dall’ouverture, l’eleganza settecentesca viene spazzata via. La serena razionalità delle Nozze cede il passo a un’irrazionalità protoromantica, capace di spingersi fino al postromantico, al decadente. L’armonia è minacciata dall’incombere costante dell’abisso.

La rivendicazione sociale con cui Leporello apre l’opera non ha nulla a che vedere con la dignitosa richiesta di rispetto di Figaro; Leporello non si lamenta dell’ingiustizia e della prepotenza, ma di non potersi permettere di essere  ingiusto e prepotente. L’afflato drammatico, sempre risolto nel consolatorio nelle Nozze, nel Don Giovanni si apre su irrimediabili abissi. Laddove c’era un’ideale di purezza a portata di mano, ora c’è solo corruzione.

Parrebbe quasi che Mozart e Da Ponte, dopo aver accolto con entusiasmo l’imminenza della rivoluzione nella commedia di Baumarchais, nell’opera seguente ne abbiano colto la degenerazione,  il terrore.

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nessuna pretesa di verità, ma aprire qualche finestra
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