GLI SCIACALLETTI E IL LEONE SCAMBIATO PER CAROGNA #pb2013 #monti #grillo #mps #rivoluzionecivile

iena

Cose da pazzi, avrebbe detto Grillo se fosse stato ancora un comico e non un Savonarola de noantri. Cose da pazzi, vedere un professore che vuol dar lezioni e pontificare e finge d’essersi dimenticato di aver abbandonato la cattedra per fare la matricola della politica. Si fa imbeccare dal guru di Obama (a proposito, in nome della trasparenza, quanto costa la sua consulenza?) e imbecca il quotidiano più giacobino su una questione da tempo di dominio pubblico, con l’intento di fare uno sgambetto al Partito Democratico. Il problema è che, a lungo andare, lo sgambetto se lo farà da solo.

Persino il quotidiano giacobino, dopo qualche timida allusione, ha capito che non era il caso di calcare la mano sul partito di Bersani: evidentemente, era più probabile prendere dei granchi e doverne rispondere in tribunale, che riuscire a mettere in grave imbarazzo il candidato principale a Palazzo Chigi. Così, lo stesso professor Matricola, dopo aver indossato i panni dello sciacallo, ha dovuto rimettere quelli a lui più congeniali di basilisco smitizzato, non appena è venuto fuori il nome di Alfredo Monaci, candidato eleggibile in Toscana per i montiani, membro del cda Mps nell’era Mussari; influente consigliere comunale senese, il Monaci, tanto da costringere il sindaco Ceccuzzi alle dimissioni, mettendolo in minoranza, guarda caso, proprio dopo che questi aveva palesato le sue intenzioni sulla ristrutturazione della banca senese.

Cose da pazzi, avrebbe detto Grillo, se non avesse avuto la bocca piena di cifre, congetture, complottismi, tutte cose in grado di conquistarsi un seguito sul web, ma non nell’assemblea dei soci di una banca. Infatti, quando il presidente Profumo gli ha chiesto le fonti,  il tribuno genovese è passato dallo stato orgasmico, tipico dello sciacallo che fiuta la carogna, a quello di chi, venuto per incornare, se n’è andato scornato.

E cose da pazzi, da pazzi scatenati, vedere sventolare falce e martello, Alberto da Giussano, croce pseudoceltica fianco a fianco, improbabile cornice ad un comizio del liberista radical chic Giannino; tutti sciacalletti giunti a Siena, convinti di poter danzare sul cadavere del più grande partito italiano. Ma, purtroppo per loro, l’olfatto li ha traditi: non c’era nessuna carogna, ma un leone sornione che potrebbe sbranarli.

Avessero seguito il capobranco, il viagrato di Arcore! Avessero confidato nel suo infallibile olfatto, che consigliava un salomonico distacco, si sarebbero risparmiati una così magra figura.

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nessuna pretesa di verità, ma aprire qualche finestra
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