MASACCIO: QUANDO LA PITTURA PERSE L’INNOCENZA #masaccio #cappellabrancacci #masolino #pittura #rinascimento

masaccio masolino

La storia dell’arte è una costellazione di vite straordinarie, allo stesso tempo paradigmatiche e inimitabili.

A Firenze, nel 1423, due pittori decisero di metter su bottega. Portavano lo stesso nome, Tommaso, ma nel primo, più anziano di 18 anni, era declinato paradossalmente al diminutivo, Masolino; nel secondo, in una via di mezzo tra il vezzeggiativo e il dispregiativo, Masaccio: ma non per il carattere collerico, ci dice il Vasari, ma perchè era talmente preso dalla sua missione artistica, da non curarsi d’altro, apparendo trasandato e disordinato.  Tutto farebbe pensare che entrambi non abbiano avuto una formazione molto regolare, ma ciò non aveva impedito al più giovane di iscriversi all’Arte dei Medici e Speziali, sorta di albo professionale, poco più che ventenne, nel 1422; Masolino vi si iscriverà l’anno successivo, a quarant’anni suonati, in quello stesso 1423 in cui iniziava la collaborazione col più giovane omonimo.

Parrebbe, dunque, che l’anziano si sia deciso all’onerosa iscrizione spinto dall’incontro col giovane talentuoso, ma i fatti ci dicono che, tra i due, era Masolino ad avere le commissioni più prestigiose, grazie alla sua adesione ai canoni imperanti del Gotico internazionale, mentre Masaccio, probabilmente a causa della sua intransigente ricerca artistica e alla trascuratezza d’immagine, si era dovuto accontentare di lavori più modesti. Ad ogni buon conto, la strana coppia si ritrovò a passare da una commissione all’altra: il Trittico Carnesecchi, la Sant’Anna Metterza, fino al capolavoro epocale di tutta la storia dell’arte, il ciclo con le storie di San Pietro per la Cappella Brancacci, alla chiesa del Carmine di Firenze. Fu qui che si disvelarono in modo definitivo le differenti qualità dei due pittori. Masolino si affermò come uno dei più abili interpreti del Gotico Internazionale, con la sua pittura elegante, idealizzata, consolatoria; Masaccio portò nella pittura le istanze di rinnovamento che Brunelleschi e Donatello avevano già sperimentato nell’architettura e nella scultura. Il risultato è testimoniato dalle parole del Vasari:

« Le cose fatte inanzi a lui [a Masaccio] si possono chiamar dipinte, e le sue vive, veraci e naturali. »

Basta confrontare i progenitori nel peccato originale di Masolino con quelli della cacciata dal paradiso di Masaccio per confermare le parole del Vasari: tutto ciò che vi è di ideale e ornamentale nel primo, viene spazzato via dalla resa realistica ed espressionistica nel secondo. Il volto di Eva, il suo urlo dannato, getta un ponte sull’arte a venire che arriva fino a Munch, quasi sei secoli dopo.

Masolino, dapprima affascinato dall’arte del giovane omonimo, non potè reggere più oltre al paragone, tanto che prese al balzo una commissione in Ungheria per abbandonare l’agone fiorentino. Masaccio, ormai affermato rinnovatore della pittura, fece la spola tra Firenze e Pisa, prima di trasferirsi a Roma, dove trovò la morte non ancora ventisettenne, forse per avvelenamento, ci dice ancora il Vasari, da parte di un collega invidioso.

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2 risposte a MASACCIO: QUANDO LA PITTURA PERSE L’INNOCENZA #masaccio #cappellabrancacci #masolino #pittura #rinascimento

  1. alstellayong ha detto:

    Th myth of the Paradise and of the expulsion from it due to the sin of eaten the forbidden fruit is still a mystery. Here, Masaccio seems to point to the unexpected power of the sexual activity, but we can very seriously question the idea that sex is in itself a robber from the angelic or paradisiac nature, although it can become that if harmony or balence …is not there…

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