COSA DICE IL POETA A PROPOSITO DELLA PROSTITUTA – VIS A VIS, CAMPANA E SBARBARO #dinocampana #camillosbarbaro #prostituta #poesiaitaliana #novecento

prostituta van goghDue poeti pressochè coetanei-del 1885 Dino Campana, di 3 anni più giovane Camillo Sbarbaro-entrambi gravitanti nell’orbita della rivista “La voce”, con un approccio alla poesia radicalmente diverso, sintetizzato dalla comparazione di due liriche identiche nella tematica e simili nello sviluppo metrico. Si tratta di “A una troia dagli occhi ferrigni” del marradese e di “Magra dagli occhi lustri” del ligure, due liriche che trattano del rapporto tra il poeta e la prostituta.

Campana  pone la donna in una prospettiva mitica, scomodando persino la Sfinge; la nascita stessa della prostituta si situa in un orizzonte atemporale di incerta localizzazione; il sentimento che il poeta nutre nei suoi confronti fa pensare alla teoria kantiana del sublime, un inscindibile, viscerale senso di attrazione e repulsione, al quale Campana comunque si abbandona, ma con disgusto più etico che estetico.

Sbarbaro, già dai primi versi, delinea un profilo fisico che è specchio della condizione sofferta e emarginata della donna; il poeta partecipa con compassione alla sua condizione, prova una fratellanza empatica nei suoi confronti; vorrebbe condividerne il quotidiano, esserne un particolarissimo psicopompo nella discesa agli inferi della sua anima di reietta, per poi, novello e fortunato Orfeo, riportarla redenta alla luce della vita.

Non mi pare una forzatura scomodare la celeberrima dicotomia nietzschiana tra la dionisiaca, viscerale ed estatica  visione campaniana  e quella intima, mistica e apollinea di Sbarbaro.

A una troia dagli occhi ferrigni

Coi tuoi piccoli occhi bestiali

Mi guardi e taci e aspetti e poi ti stringi

E mi riguardi e taci. La tua carne

Goffa e pesante dorme intorpidita

Nei sogni primordiali. Prostituta….

Chi ti chiamò alla vita? D’onde vieni?

Dagli acri porti tirreni,

Dalle fiere cantanti di Toscana

O nelle sabbie ardenti voltolata

Fu la tua madre sotto gli scirocchi?

L’immensità t’impresse lo stupore

Nella faccia ferina di sfinge

L’alito brulicante della vita

Tragicamente come a lionessa

Ti disquassa la tua criniera nera

E tu guardi il sacrilego angelo biondo

Che non t’ama e non ami e che soffre

Di te e che stanco ti bacia.

CAMILLO SBARBARO

*Magra dagli occhi lustri, dai pomelli

accesi,

la mia anima torbida che cerca

chi le somigli

trova te che sull’uscio aspetti gli uomini.

Tu sei la mia sorella di quest’ora.

Accompagnarti in qualche trattoria

di passoporto

e guardarti mangiare avidamente!

E coricarmi senza desiderio nel tuo letto!

Cadavere vicino ad un cadavere

bere dalla tua vista l’amarezza

come la spugna secca beve l’acqua!

Toccare le tue mani i tuoi capelli

che pure a te qualcuno avrà raccolto

in un piccolo ciuffo sulla testa!

E sentirmi guardato dai tuoi occhi ostili,

poveretta, e tormentarti domandandoti

il nome di tua madre…

Nessuna gioia vale questo amaro:

poterti far piangere, potere

piangere con te.

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10 risposte a COSA DICE IL POETA A PROPOSITO DELLA PROSTITUTA – VIS A VIS, CAMPANA E SBARBARO #dinocampana #camillosbarbaro #prostituta #poesiaitaliana #novecento

  1. MARIA

    Maria,
    povero nome, sparso per la via,
    confuso nell’ombra di un viale,
    dove i rari lampioni
    discretamente celano il mercanteggiare
    delle macchine in sosta,
    mascherano i brividi del piacere
    che, come una cattiva coscienza,
    s’agitano nelle persone
    che di giorno profumano di perbenismo
    e si inchinano davanti a un tabernacolo per via.

    Maria,
    la tua vita perduta sulla strada,
    là, dove la cattiveria umana è distruzione
    peggiore di quella dei lupi a caccia negli ovili.

    Anche tu timbri il tuo cartellino:
    lo timbri nell’anima ogni sera
    segnandoti più volte prima di recarti al “lavoro”
    in quella lunga via all’ombra dei platani sfioriti.

    Preghi il tuo Dio,
    diverso da quello delle signore perbene,
    fredde e salottiere,
    che passano ridendo da un letto all’altro
    simulando un amore che cela squallidi interessi.

    Ed io ti stimo Maria,
    stimo il tuo sentimento dolce
    di far gioire quel tuo cliente occasionale:
    e poi ti segni,
    quasi ad allontanar da te ogni male.

    Santoro Salvatore Armando
    (Campo Tizzoro 28/09/99 10.51)

  2. chiaraadezati ha detto:

    L’ha ribloggato su chiaraadezati's blog.

  3. Gilberto Fanfani ha detto:

    un’evangelica prostituta ! Caro Armando l’hai trattata quasi bene come Sbarbaro ! Più dolce il tuo verso. Eutukìa
    Gilberto

  4. Gilberto Fanfani ha detto:

    Caro Dino ,è proprio vero,chi disprezza compra.

    • PUTTANE

      Puttane,
      prezzolate,
      spazzolate,
      appena nate:
      puttane.

      Puttane
      che giocano con i sentimenti
      altrui,
      che sguazzano felici
      nel dolore altrui,
      che si divertono a bleffare,
      giocare
      con la disperazione altrui.

      Puttane
      evanescenti,
      trasparenti,
      lineari,
      stravaganti,
      con la potta al vento,
      vogliosa,
      bagnata,
      lubrificata,
      pronta al rapporto facile
      e al coito facile.

      Puttane
      senza cuore,
      che fanno le veglie pasquali,
      facili al confessionale,
      con i ceci sotto le ginocchia,
      che si battono il petto,
      che dileggiano il prete,
      offendono il loro dio
      torturato,
      inchiodato
      e schiodato più volte.

      E poi….
      le puttane al naturale,
      quelle sfruttate,
      mortificate,
      mercificate,
      che pregano davvero dio,
      che implorano,
      che chiedono misericordia,
      che scappano,
      che vengono bastonate,
      torturate nei bordelli,
      uccise e buttate nei fossi
      come oggetti inservibili.

      Puttane
      che sorridono,
      in minigonna in mezzo alla neve,
      che fingono piacere,
      che danno piacere,
      che ringraziano e sperano.

      Puttane,
      povere puttane da esportare,
      con un cuore grande come il mare
      che hanno pietà d’un disgraziato
      e che darebbero l’anima
      per salvare un’anima.

      Ma le finte puttane
      chi le ha viste?
      Forse io le ho viste,
      solo io.
      E inutilmente grido
      alle persone perbene:
      occhio ragazzo,
      sveglia ragazzo!
      Ma quel ragazzo ama
      e le puttane finte
      continuano a giocare con i sentimenti
      di chi crede all’amore e si danna,
      e continuano a gioire
      gioire e godere!
      Edonismo becero
      e senza domani!

      Salvatore Armando Santoro
      (Boccheggiano 01/06/2008 16.45)

  5. Caro Gilberto, questa forse è l’ultima che ho scritto su questo argomento… mi dispiace io a puttane non ci sono mai stato e se ci sono stato ti giuro che non lo sapevo perché non le ho pagate… (ma, forse per questo qualcuna è diventata rabbiosa)!

  6. Gilberto Fanfani ha detto:

    Caro Armando,io le ho conosciute e anche praticate quando ero universitario,goliardo,E me ne sono fatto una buona opinione,quasi tenera.Ora andando al mare e tornando ,le passo in rivista ,per forza di viabilità , sulla complanare est della statale 16 a sud di Bari.Sono una diecina,tutte abbastanza discinte, ed allegre,allineate ben distanziate tra loro,circa una vasca da 33 m .Ora sono tutte ben abbronzate.In alcune difficile apprezzare la presenza di mutandine.Io se scrivessi versi su lori.non potrei che essere benevolo..Certune belle e mi domando perché sono finite lì.Io sarò stato fortunato non ne ho mai conosciute di malvage,anzi..Forse qualcuno di noi proietta su di loro, il proprio pensiero e le trova come le pensa..E’ un noto meccanismo psicologico ,ben noto agli psicanalisti.
    Mi è piaciuta quest’ altra poesia su di loro, Qualche proiezione l ‘hai attuata,.
    Serena serata
    Gilberto

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