L’AVANGUARDIA (INCONSAPEVOLE?) DI TOTO’ #principedecurtis #avanguardia #totò

 

totò picasso

Il principe De Curtis aveva una mentalità monarchica e conservatrice, anche se mediata da una sensibilità sociale e popolare. Da lui era normale attendersi lo sputo nell’occhio all’emulo di Picasso, nel film “Totò a colori”. Totò è stato un immenso protagonista del teatro e del cinema, ma a chiunque verrebbe difficile considerarlo un rivoluzionario o, tantomeno, un attore d’avanguardia. Eppure, il grande comico ha dei punti di contatto con tutte le più importanti correnti dell’avanguardia teatrale e artistica in generale del novecento.

Per Adolphe Appia, geniale riformatore della scena teatrale, ad esempio, il teatro è l’opera d’arte vivente perché in esso gli artisti (poeti, attori, scenografi, musicisti ecc.) pongono le loro arti in divenire; con Totò, questa teoria trova una sintesi in un unico artista. A questo proposito, vorrei raccontare un aneddoto: Fellini, grande amante di Totò, non fece mai film con lui. A chi gli chiedeva il perchè rispondeva che lui era un regista, faceva film, ma con Totò gli sarebbe stato impossibile, perché il principe era già cinema di per sé.

Un altro geniale rivoluzionario della scena, Edward Gordon Craig, teorizzò la realizzazione dell’attore nella supermarionetta, un’entità fisica completamente agita dal proprio genio e dal proprio talento: non credo che occorra aggiungere altro!

Il più influente e controverso teorico teatrale, Antonin Artaud, denominò la sua visione complessiva Teatro della crudeltà, intendendo con questo un percorso sperimentale di sofferenza per arrivare a una coscienza assoluta dei propri mezzi espressivi: anche qui credo che ci sia poco da aggiungere.

Passando alle avanguardie più genericamente artistiche, Totò era cubista nella spigolosità fisica e cinetica, nonostante il suddetto sputo nell’occhio; era dadaista nel gusto per il nonsense, per il rovesciamento della realtà e per l’effetto scenico imprevisto; surrealista nella capacità di osservare la realtà e deformarla; e ancora astratto, informale, installazione umana e work in progress. Poco importa che lui ne avesse o meno coscienza: avanguardisti si nasce e lui lo nacque, modestamente.

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nessuna pretesa di verità, ma aprire qualche finestra
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