SILENZIAMOCI TUTTI, TANTO PARLANO I FATTI #silenziamocitutti #pb2013 #monti #vendola

renzi bersani

Il professore mostra gli artigli, ma soprattutto la sua idea di democrazia: chi sta fuori dal coro va silenziato. Poco importa se è il segretario del maggior sindacato d’Italia, rappresentante quasi 6 milioni di italiani, tra lavoratori e pensionati; poco importa se è un autorevole esponente della segreteria del maggior partito italiano, recordman di preferenze alle recenti primarie dei parlamentari del Pd; poco importa se è il governatore, eletto e rieletto democraticamente, di una regione di oltre 4 milioni di abitanti. Per il professore la democrazia è pensarla come lui, altrimenti si è estremisti, ali da tagliare prima che possano librarsi in aria. Il burocrate, per la prima volta nella sua vita alle prese con la ricerca del consenso, vuole dare lezioni a un segretario legittimato da un voto popolare da lui stesso richiesto, nonostante lo statuto gli garantisse la candidatura automatica. Questo modo di procedere non ha nulla a che vedere con la democrazia: si chiama elitarismo, la convinzione della superiorità antropologica del proprio pensiero. E’ inutile ribattere agli attacchi portati da simili posizioni, come ha fatto orgogliosamente Vendola. La migliore risposta a questi attacchi l’ha data Bersani, ma non con le sue laconiche dichiarazioni; piuttosto con il pranzo odierno con Renzi, sigillo ad una unità d’intenti che rende onore al sindaco fiorentino. Perchè l’unica carta da giocare in mano al professore e alla sua truppa di carini e riciclati era proprio lui, Renzi; perchè un assedio non può aver successo contro bastioni robusti e ben difesi, se non si ha a disposizione un cavallo di Troia; ma il ligneo equino è stato respinto prima dal diffidente (e dissidente) popolo del centrosinistra e ora dallo stesso che, nei piani degli elitaristi, avrebbe dovuto pilotarlo nel forte avversario.

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nessuna pretesa di verità, ma aprire qualche finestra
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